Formicaleone

“La notte di Vito” di Antonio Francesco Perozzi

A Vito sta bene che Andrea sia finito a scopare, stanotte. Fuori l’Altromondo sceglie di non fare via Costantinopoli, e di arrivare al mare imboccando stradine a casaccio.
E altrimenti come? Tedesca, trent’anni, l’hamsa sotto la nuca. Vito succhia dal fondo del mojito alla maracuja: gli arriva in bocca una poltiglia di ghiaccio sciolto e menta da balcone. Procede.

Dietro la Stazione Rimini Miramare, Gigi Dag pompa ancora forte. Stando in silenzio, è possibile sentire tra le macchine e la piastra di un kebabbaro il remix numero seicento de L’amour toujours: pappa-rapa, pappa-rapa; mani che schioccano e oh-oh ad accompagnare. Che poi il repertorio è quello, pensa: L’amour toujoursIn my mind,Bla bla bla… Vito le tiene sulle dita della mano, ma dentro la tasca, mentre cerca di infilare la punta della lingua nel foro della cannuccia.

Forse adesso le sta leccando la figa. Vito si immagina la Tedesca all’Hotel Ambassador, magari proprio sul suo letto, dove ha lasciato la maglia della Marvel. Se la immagina che stringe le coperte con tutte e due le mani e la canotta ancora su; la spina dorsale di Andrea, i pettorali gonfi, la cinta D&G legata stretta. A Vito sta bene, e si sistema i Ray-Ban di Andrea sullo scollo a V. Che ci vai a fare a Rimini, sennò? È giusto. Avrebbe approfittato per respirare un po’: areato un cazzo, all’Altromondo c’è una cappa d’erba che nemmeno un rave. L’asma, il sudore facile: passeggerà – semplice. 

E comunque domani ritorneranno: lui avrà forze fresche per guidare, e già se li vede gli evidenziatori di quattro colori sulla scrivania, MEGA, Tecnica Bancaria. Anzi, farebbe bene a cominciare a ripassare qualcosa. Tipo: funzione creditizia – maracuja spenta al fondo del palato – cioè che “le banche ricevono e concedono prestiti stimolando la formazione del risparmio”, rosario sillabato a memoria da pagina 16. “In particolare raccogliendo denaro dalle famiglie e trasformandolo in prestito alle imprese”: Vito sminuzza le citazioni del Borroni-Oriani mentre assottiglia la cannuccia tra gli incisivi.

All’incrocio tra via Lagomaggio e una perpendicolare, Vito trova un tizio curvo sulle proprie scarpe. Uno schizzo agrodolce gli risale la faringe. Le Converse del ragazzo sarebbero verde fluo se non venissero bombardate a intervalli di mezzo secondo da un liquido giallo-arancio molto denso: le vertebre che deformano la maglietta, i conati, il palmo aperto e tremante che regge una casa. A terra c’è una lattina di Red Bull, ma Vito si convince di poter raggiungere il lungomare anche seguendo la perpendicolare verso sinistra. I Ray-Ban gli tirano la camicia: “Per intermediazione finanziaria si intende l’intermediazione tra domanda e offerta di moneta e di strumenti finanziari” (pagina 21).

I neon rosa e azzurri danno al lungomare un senso spettrale, nonostante la folla. Anzi: Vito si ferma sotto l’ultima insegna di viale Scilla e lascia che i corpi dei riminesi e delle tedesche e dei napoletani e dei milanesi gli arrivino rielaborati nella loro versione ologrammatica. Un alone roseo-bluastro circonda il cranio di un nero alto quasi due metri, e lui e tutti i suoi amici sono la metà sopra roseo-bluastri, la metà sotto normali. 

Un passo avanti e Rimini torna del suo giallo solito, ma i neon un po’ malfunzionanti la fanno comunque sembrare una copia economica di Las Vegas. L’Apple Watch dice a Vito che sono le quattro e un quarto e che ci sono tre messaggi non letti nel gruppo Family 😊😊, su WhatsApp. Certamente – pensa – a quest’ora le starà leccando…

La faccia di Andrea è grossa e spigolosa. Viene in mente a Vito mentre raggiunge il lungomare e il suo stomaco diventa uno tra i tanti stomaci. Si chiede se anche altri sono rimasti soli, a Rimini, la notte del 17 agosto – ma il mento di Andrea è grosso e ispido di barba da poco rasata, il collo ha una catena d’argento e i capelli arrivano quasi alla pelle, sopra le orecchie, mentre sono più folti in cima. Vito si gratta le guance ricoperte a chiazze da peluria aggrovigliata. Forse la maglia della Marvel l’hanno messa nell’armadio, o almeno poggiata sulla valigia: “Il FIR, acronimo di Financial interrelation ratio, è un coefficiente introdotto da Raymond Goldsmith che misura l’incidenza dell’intermediazione finanziaria”.

Però bisogna piantarla con questa storia del cazzo. Vito si ferma per qualche secondo in mezzo al lungomare. Spalle di turisti. Vuole dire: bisogna piantarla con questa storia di Andrea, e della Tedesca, e del fatto che a Vito piace The Amazing Spider-Man; bisogna piantarla davvero con questo fatto che Vito deve essere bravo a rimorchiare, oppure che dev’essere un buon amico: semplicemente ha fatto la cosa giusta (riprende a camminare), ha lasciato l’Hotel ad Andrea (si gratta la testa e succhia maracuja annacquata), ha lasciato il cazzo di Hotel ad Andrea perché lui ha l’opportunità e perché porca puttana gli serve e poi perché c’è per forza bisogno di prendere un po’ d’aria, e in discoteca non si respira, e ci starebbe un kebab, ma anche semplice camminare, ripassare, prendere un po’ d’aria perché in discoteca eccetera… Si accorge di aver cominciato quasi a correre, e sente uno strato umido tra il braccio destro e il pettorale; rallenta di fronte al McDonald’s. A Vito sta bene. Scavalca il cespuglio basso e sente un po’ di sabbia entrargli nelle Adidas Gazelle azzurre e bianche.

Dove le onde si esauriscono, la movida sembra non arrivare. A Vito pare che la città e le discoteche, e i tossici, e Gigi Dag, si siano ritirati in uno spazio a parte, in un gomitolo fatto di luci verde fluo e promoter con pacchi di cartoncini formato a5. Gli vengono in mente le spalle di Andrea illuminate da uno strobo azzurro, si ricorda del momento esatto in cui gli ha lasciato le chiavi della macchina, e i Ray-Ban, e gli ha detto «sei ‘n amico», e s’è sciolto nella folla agitata dell’Altromondo. Potrebbe forse tuffarsi in mare? Le Adidas sono piene di sabbia e Vito struscia i piedi. Potrebbe forse trovarsi qualcosa da scopare anche lui? Trovare un’altra tedesca che ci sta, e portarla in un B&B a due soldi, e poi – sì, si potrebbe fare: sabbia nelle Adidas, – raccontare ad Andrea, la mattina, guarda che ho scopato anche io e cazzo se è stato bello, una bomba…

Dalle parti di Terrasamba due ombre si avvicinano a Vito. Lui rallenta il passo ma non torna indietro: vede le sagome che gli si fanno addosso, e solo quando sono a mezzo metro ne distingue le tette solide, le spalle muscolose e definite dalla luna tiepida, i capelli. Gli indicano una linea nera e larga nella sabbia, forse una conca, un canale: «Cinquanta tutte e due insieme», una voce gutturale, e Vito sta per dire sì. Sta per dire: sì, ‘sti cazzi. Sta per dire: va bene anche così, basta che Andrea… basta che Andrea… adesso le starà leccando… leccando… le starà leccando! Le starà leccando! Sta per dire sì – Vito – ma riprende a camminare. Sta per dire sì e dirlo forte sopra le voci che lo mandano a fare in culo da lontano e gli dicono testa di cazzo, e le Adidas gli graffiano i talloni e l’unghia dell’alluce. Sta per dire: va bene!

Sulla strada cerca una Fiesta grigia. Può lasciare il bicchiere sull’orlo di un secchio già pieno: una macchia giallastra scivola dalla plastica e impregna un fazzoletto. Vito sfila le chiavi dalla tasca posteriore dei jeans, apre lo sportello ed entra. “La Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, detta agli intermediari iscritti nell’elenco speciale disposizioni aventi ad oggetto l’adeguatezza patrimoniale”. Spinge sulla rotella in plastica e piega il sedile all’indietro fino al massimo. Allora si sdraia, balbetta una citazione dal Borroni-Oriani, copre gli occhi coi Ray-Ban. Dieci minuti di adolescenti nerastri, poi la notte.


Antonio Francesco Perozzi è nato nel 1994 e vive a Vicovaro, in provincia di Roma. È autore del romanzo “Il suono della clorofilla” (L’Erudita, 2017) e della silloge “Essere e significare” (Oèdipus, 2019, prefazione di Francesco Muzzioli). Suoi racconti, articoli e poesie sono apparsi in antologie e riviste.

(In copertina: disegno di Mimma Rapicano)

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