Formicaleone

Attraverso cinque Paesi – La storia vera di Enaiatollah Akbari

Partire a dieci anni senza sapere dove andare, partire e arrangiare lavori, scovare ripari, scampare ogni istante alla morte, affidarsi solo e soltanto alla buona sorte. Partire perché tua madre ha deciso di metterti in salvo e così ti porta in Pakistan ma poi ti lascia lì. Questa è la storia vera di Enaiatollah Akbari, bambino afgano di etnia hazara che ha attraversato cinque Paesi prima di sbarcare in Italia e incominciare una vita al sicuro. Le sue testimonianze sono state raccolte da Fabio Geda nel libro intitolato Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari (Baldini+Castoldi 2010)

La mattina, quando mi sono svegliato, ho allungato le braccia per far uscire il mio corpo dal sonno e ho tastato a destra per cercare fiducia nel corpo di mamma, nell’odore rassicurante della sua pelle che per me era come dire: sveglia, alzati, eccetera. Ma sotto il palmo non ho trovato nulla e, tra le dita, solo la coperta di colore bianco. L’ho tirata verso di me. Mi sono voltato, gli occhi spalancati. Mi sono puntellato sui gomiti e ho provato a chiamare: Mamma. Ma lei non ha risposto e nessuno ha risposto al posto suo.

In Afghanistan non sono tutti talebani, Enaiat lo dice più volte, che non tutti sono cattivi, non tutti ti sparano per strada per un capriccio del momento. Però ce ne sono molti che si comportano così. Poi ci sono quelli che reclamano la tua vita perché tuo padre non è riuscito a tornare dall’Iran con un camion di merce come gli era stato ordinato di fare e quindi minacciano di uccidere te e la tua famiglia. Per questo motivo, a volte, l’unica soluzione è lasciare tutto e provare a scappare, anche se sei solo, anche se sei un bambino, piccolo come un cucchiaio di legno. 

Quando ti sposti oltre il confine devi trovarti qualcuno di fiducia, qualcuno che possa imboscarti nei furgoni e che magari ti offra un posto dove stare all’arrivo, anche se devi lavorare quattro mesi senza vedere un centesimo. Devi farlo, devi accettare qualsiasi mansione per pagarti la possibilità di una vita migliore. Enaiatollah arriva in Iran, ma non è tutto facile come aveva sentito in giro.

Sapevo distinguere il suono del Kalašnikov da quello degli altri fucili. Correvo e pensavo qual era il fucile che sparava verso di me. Ero piccolo. Ho pensato di essere più piccolo delle pallottole, più veloce. Ho pensato di essere invisibile, oppure inconsistente, come il fumo. Poi, quando ho smesso di correre – perché ero abbastanza lontano – ho pensato di andare via. Non volevo più avere paura, no. E’ stato in quel momento che ho deciso che avrei tentato di raggiungere la Turchia.

Ancora un viaggio, insieme ad un gruppo di amici e a tante altre persone di varie etnie, attraverso monti innevati, su per quella montagna che uccide. Quando finalmente le rocce scivolose lasciano spazio a prati e colline, quando ti accorgi che ce l’hai fatta, diventi di nuovo un groviglio di carne, compresso nel doppiofondo di un furgone, l’unico mezzo per arrivare a Istanbul. La capitale turca è una grande metropoli, rimediare un lavoro che dia qualche stabilità è difficile e allora forse c’è l’ennesima partenza all’orizzonte. Se ne parla con ragazzi conosciuti a una partita di calcio al parco, la casa di chi non ha casa. Prossima meta, la Grecia. Dopo la montagna, il mare. A bordo di un gommone. Anche il mare però si arrabbia e quando succede ti tira giù nei suoi fondali neri e allora non c’è niente da fare, il gruppo che parte non è lo stesso che arriva. La Grecia è piena di turisti, non rimane che mischiarsi fra loro, non fosse che bisogna pur mangiare e che gironzolare per strada in mutande non migliora la tua condizione di profugo. E allora nuove fughe, nuovi nascondigli, sperando di trovare prima o poi un porto sicuro.

La storia di Enaiatollah è una storia a lieto fine, di quelle rare. È la storia di un’Italia che accoglie e che in mezzo alle difficoltà ti offre un’opportunità. È storia di integrazione, di una lingua nuova sui banchi di scuola, di un posto che finalmente può dirsi casa. Oggi Enaiat è adulto e vive a Torino, dove parla spesso del suo Afghanistan, terra difficile dove i diritti non sono diritti. La prima edizione di Nel mare ci sono i coccodrilli è del 2010ma la storia di questo bambino diventato uomo è stata letta così tanto che nell’agosto 2021 una nuova edizione, la diciannovesima, ha visto la luce. 


(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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