Formicaleone

Francesco Forlani “L’estate corsa” – di Romano A. Fiocchi

«Cercasi scrittore in residenza. Vitto, alloggio, rimborso spese, gettone. Durata un anno. Disponibilità a trasferirsi».

Quale scrittore non coglierebbe al volo un’occasione come questa? Da buon neorealista, Francesco Forlani la mette su carta in forma verosimile e Frank – una sorta di suo alter ego in versione fortunata – realizza il suo sogno mai sopito: «Tutti dovrebbero campare facendo le cose che amano». Che per entrambi, ego e alter ego, significa ovviamente scrivere. Frank, scrittore colto e spiantato che vive a Parigi, accetta così l’incarico del Comune di Piana, piccolo paese della Corsica, e incomincia a scrivere la Storia immaginaria e non, dell’illustre casata Ferrari, biografia di un personaggio inventato negli anni Settanta dal sindaco dell’epoca. Questo in estrema sintesi.

Di Francesco Forlani ho letto romanzi, pamphlet, sillogi di poesie. Più precisamente: Parigi, senza passare dal via, Manifesto del comunista dandyPenultimi (edizione bilingue francese-italiano), e quest’ultimo lavoro: L’estate corsa. Inoltre svariati articoli culturali e recensioni di libri pubblicati sul blog letterario Nazione Indiana, di cui è Forlani redattore. La sua è un penna raffinata, originale, multilingue (italiana, francese, casertana), talvolta stravagante, spesso provocatoria. L’estate corsa, uscito in ottobre per Felici Editore di Pisa, è in linea con il suo stile e la sua visione poetica. È innanzitutto, come molti testi di Forlani, un ibrido, un romanzo che risente della contaminazione di generi differenti: dal reportage etnografico al saggio storico, dal giallo alla storia d’amore. Romanzo “analogo”, fatto di pezzi reali e di pezzi inventati, costruito proprio come la città “analoga” di cui dice al protagonista l’amico architetto:

«Frank, la città analoga; ricordati bene di queste parole. Canaletto raffigurava come coesistenti le parti della città reali e quelle immaginate, di progetto. E tutto appariva verosimile, probabile. Erano i suoi capricci».

Il Canaletto-Forlani assembla dunque la materia narrativa, ne fa un capriccio. Ci infila dentro anche le cose che ama, come la musica. Lo fa con la presenza ricorrente dell’unico strumento musicale in grado di impregnare ogni pagina della giusta intonazione nostalgica: la fisarmonica che suona Frank. Perché la fisarmonica «appartiene a tutti i popoli del mondo e a nessuna classe borghese». Ma la fisarmonica è anche lo strumento che fa innamorare Rosa e che permette al protagonista di accattivarsi le simpatie della popolazione locale, cancellando così ogni pregiudizio che la sua provenienza continentale e la sua fama di intellettuale possono alimentare.

Al di là dell’intreccio, che procede lento sul filo delle vicende storiche (dalle crociate alla seconda guerra mondiale) e si intensifica solo nell’ultima parte, il romanzo è un inno d’amore per le bellezze della Corsica. Non solo quelle naturali, come il mare, le falesie, i calanchi rossi, le rocce Testa di cane, ma anche le bellezze della popolazione: il miscuglio etnico, la tradizione secolare per l’accoglienza, il senso di identità – linguistica, con espressioni poetiche come L’ochji sò d’acqua –e territoriale, con Diquadamonti e Diladamonti. Fino alla bellezza femminile, rappresentata dalla figura di Rosa, la cui apparizione è anticipata nel lettore da una citazione del Tommaseo:

«vedrò ’l pallore / Umile e altero delle Corse donne / Percotermi nel cuor più che d’amore».

Rosa incarna l’amore stesso di Forlani per la Corsica. La “città analoga”, quella del Canaletto, diventa così “l’isola analoga” e nel contempo la “donna analoga”, «summa teologica» di tutte le donne che Frank ha amato, e perciò ideale.

Un’insieme di bellezze fisiche e spirituali, quella corsa, che si scontra con le vicende inquietanti dell’ultimo periodo storico: l’invasione delle truppe italiane del ’42, il collaborazionismo, la controversa posizione di letterati come Santu Casanova, l’ottusità di certi personaggi corsi convertiti all’intolleranza e alla violenza fasciste. Forlani, che come il protagonista abita e lavora a Parigi, ed è pertanto un migrante, gioca sull’affinità dei luoghi e degli animi, sulla Storia che si ripete, sulle stratificazioni e sulle contaminazioni delle culture e sulla loro importanza. Alcuni esempi. Un piroscafo da crociera che l’affianca solcando il mare evoca una visione del recente passato:

«Gli pare di scorgere in quella silhouette la Vlora, la nave dolce che un mattino d’agosto apparve all’orizzonte di Bari con ventimila anime disperate a bordo».

La povertà dell’Ottocento corso, con il banditismo, la repressione, l’emigrazione toscana, evoca la povertà dell’Ottocento della propria terra di origine. Il reclutamento del 1914, con oltre undicimila corsi caduti in trincea, uno dei dipartimenti più colpiti di tutta la Francia, evoca l’inutile macello dei soldati mandati al fronte da tutta Europa.

Una delle immagine più belle e rappresentative del libro, che in un certo senso ne fornisce anche la chiave di lettura, si trova nelle ultime pagine. Merita di essere riportata integralmente:

«È una giornata di fine settembre. L’isola si vive le ultime ondate di turisti che approfittano della fine della stagione per mettere a frutto i propri risparmi e concedersi l’ancora mare, l’ancora sole. Di tutte le caratteristiche che si posso­no attribuire a un’isola, che si tratti di Sicilia o Sardegna, Corsica o Atlantide, l’unica che vale per tutte, senza cadere nell’impostura o cedere alla seduzione della falsità, è quella descritta dallo scrittore creolo Édouard Glissant: “L’Europa è un arcipelago. Le regioni linguistiche, le regioni culturali ol­tre le barriere, le nazioni sono isole, ma isole aperte, questa è la loro principale condizione di sopravvivenza”».


Romano Augusto Fiocchi, nato a Pavia nel 1961, vive tra Pavia e Milano. Ha pubblicato 91 racconti suddivisi in cinque raccolte e il romanzo veneziano Il tessitore del vento (2006, in riedizione presso Ronzani nel 2022). Il suo racconto Civico trentanove è stato inserito nella Piccola antologia della peste (Ronzani 2020).
Sito Internet: www.romanofiocchi.it.

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