Formicaleone

Tre inediti da “Lettere a San Giorgio” di Roberta Durante

Se ora avessi le macchine giuste, le manine giunte, 
un obiettivo, un ciondolo da piazzarti sul cuore,
Se potessi fotografare le parole o la luce di qualcuno felice così, 
fermare l’istante che dice: sto bene ora e qui,
farei cartoline a forma di falene, con dietro il lido, la data sul retro 
e dentro sguardi leggeri verdi-folletto che prendono il volo -credo. 
Ma sentimi, patetichetta che sono: parlare di felicità in verità mi raggela. 
È aria questa gioia e finché respiri non scende più sotto del nodo 
alla gola, aleggia come l’ultimo giro di giostra, 
rallentano le catenelle, ti mostra 
l’infinito soltanto una volta.

“Quando dici la verità 
rovini tutto” mi ha detto questa notte;
eh no caro mio, ho risposto,
la verità sarà pure volgare, anche la mia, si sa,
però però, mio caro amico ti scrivo 
così mi distraggo un po’, la verità 
è anche un’altra che non dico, è un animale
o un mostro in cui mi vedo trasformata e nata,
una foca che esce dal mare, fica che si tuffa
e che si stufa: la verità non è così volgare o brutta.
In verità però, amico caro, ti confido – pensa un po’ 
la verità assoluta, la mia muta speciale
per non soffocare sott’acqua o per l’aria che tira:
vorrei essere, o sono, il contrario dell’abbandono, 
se fossi un fatto oppure una parola semplice
anche il perdono andrebbe bene – se mettessi in castigo
o se ci fosse tempo, sarei caro mio mio caro
corona dell’avvento che non smette
di girare intorno a pigne di cedro libanese
sarei calore, candela, cera d’api almeno un mese,
sarei tutta la vita che serve a chi la cerca
a chi l’ha persa.

Prima della via – del tracciato certo, traccio la via di fuga, 
concavo e convesso, amore e disamore, 
traccio la lotta romana, l’onore che mi sbrana 
se un luccichio, qualcosa di simile a un barlume
si oppone alla sciagura, ai frantumi del mondo 
che come creta cade innamorato della pietra; 
invece, se una traiettoria verrà fuori,
sarà nell’oro lercio del sottosuolo, nell’argilla sporca, 
nell’oscuro di una grotta betlemmina, nella cantina, 
nello scavo scuro della pietra delfica dove rinascerà salvifica 
ogni storia, anche dove è logoro ogni racconto, dove conto
sulle dita i fenomeni ma nascondo l’altro mondo,
dove la luce mostra 
che non esiste morte.


(In copertina: foto di Costantino Tuccori)

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