Formicaleone

Daniele Mencarelli risponde a Fante

John Fante
«Passo il mio tempo a scrivere fino a che la situazione prenderà una piega migliore. È la cosa più appropriata che posso fare al momento, perché sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. Deve sperimentare tutte le difficoltà quanto le cose facili, e in questo momento mi tocca la parte brutta di quest’affare di vivere. Non preoccuparti per me. In qualche modo me la cavo sempre».
(Lettera alla madre del 4 ottobre 1932)

Non arrendersi. So quanto sia difficile. La differenza, oltre al talento, la fa la determinazione, la penso come te. Piantare davanti ai nostri occhi un traguardo, e spendere ogni grammo di vita per raggiungerlo. E intanto scrivere. Scrivere. Arriverà il momento. Il tuo. Il mio. Il giorno in cui tutto verrà rovesciato in successo e tranquillità economica, e quelli come noi, che vengono dal niente, avranno mille e mille gettoni in più da giocarsi rispetto ai figli dei ricchi, che nulla hanno sperimentato. Sofferto. Che ne sanno, loro, della povertà, della fame senza lacrime di fronte alle vetrine dei caffè. Arriverà l’ora splendente della rivincita, non ci accontenteremo mai di niente di meno. Il giorno in cui ci guadagneremo da vivere scrivendo. Il giorno in cui ogni calcio ricevuto si trasformerà in carezza.

John Fante
«Scrivere è come suonare il piano; devi tenerti in forma, e io non lo sono proprio. Ma a poco a poco la vecchia sensazione sta tornando, e tornerà del tutto. Non posso sapere quando, ma sarà presto».
(Lettera alla madre del 24 aprile 1935)

È come se i tasti non battessero, come se scrivessi nel vuoto. Nessun nero inchiostro a impregnare il bianco. Dispero, sì, ma allo stesso tempo come un’insana eccitazione mi coglie, tanto più annaspo, tanto più colgo un potenziale inesplorato. Il vuoto che mi opprime diventa improvvisamente una prateria che mi chiede di essere cavalcata. Lì, in quel momento, quando il Dio della scrittura mi sorride, la crosta del niente si spacca, e le parole corrono, sempre più veloci. Da me all’ultimo dei pianeti, tutto diventa dicibile. E meraviglioso.

John Fante
«C’è proprio una grandissima differenza fra lo scrivere per l’industria cinematografica e la semplice pubblicazione. Di fatto, un buono scrittore ha successo solo di rado a Hollywood, ma ci sono molte eccezioni. Quello che vogliono i produttori è un’idea, e non gli importa di come la presenti, se la realizzi rapidamente. D’altra parte, quando si scrive un racconto letterario, bisogna pensare ai valori della scrittura; si può scrivere con più calma e si può essere più sicuri che la storia sia ben fatta, dal momento che lo scrittore vede il suo lavoro sulla pagina davanti a sé».
(Lettera alla madre del 15 giugno 1934)

Fai attenzione. Goditi ricchezza e prestigio, ma non cedere troppo alle lusinghe di chi vuole spremerti sino all’ultima goccia di talento. Quelli fanno così, prendono, consumano e gettano. Lo so quanto sia bello avere, poter regalare quello che si vuole, hai sputato polvere per tutta la vita per colpa degli affanni. Ma la tua scrittura ti chiede altro, vuole altra pulizia, altra devozione alla forma, perché scrivere un racconto, un romanzo, lo possono fare in tanti, ma pochi, pochissimi, hanno parole dure e cristalline come te. Scrivi film, fai pure, mettiti da parte un gruzzolo che ti dia tranquillità per i prossimi mille anni. Ma poi, per amor di Dio, torna alla parola scolpita dei libri.

John Fante
«L’estate scorsa sono stato in Italia per sette settimane, soprattutto a Napoli, ma anche qualche giorno a Roma, per il progetto di un film. È stata un’esperienza molto commovente e importante per me. In qualche modo l’Italia era come me l’immaginavo, almeno per quanto riguarda il cinema e l’ambiente, ma ho trovato che la gente è semplicemente splendida, cortese e raffinata. Persino il contadino più infimo in Italia è in un certo modo nato a una cultura e a una vita civilizzata che noi non conosciamo. Poi ho odiato la gente ricca che ho incontrato, gli impostori nel mondo del cinema, gli osceni uomini di Roma, la loro arroganza bucolica di imbroglioni di città. Un giorno ti racconterò di questo viaggio, della condizione miserabile dello scrittore italiano».
(Lettera a Carey McWilliams del 15 gennaio 1958)

Hai fatto i conti con la tua origine. Bravo. Un uomo che non si ferma mai per contemplare la sua origine, qualunque essa sia, è come un bambino che non sa di giocare accanto a un precipizio. L’Italia è la tua e la mia origine. Siamo italiani e lo saremo per sempre. Hai visto quanta oscenità a Roma? Il potere corrompe ogni arte. Credo sia questo il limite della nostra origine. Una terra dove arte e potere da tanto, troppo tempo lottano fra loro. 
Non so quando tornerai da queste parti, ma fammelo sapere, ti vorrei portare lungo i paesi della mia vita. I Castelli romani. Sono amati dall’inizio dei tempi, e non può essere diversamente. Poi, potremmo fermarci a mangiare da me, mi piacerebbe farti conoscere mio padre. Credimi John, ha tante cose in comune con tuo padre, come lui è buono, senza sapere come dimostrarlo. Forse, è il destino che attende anche noi, il destino di tutti i padri. Un giorno lo scopriremo.


Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Le sue principali raccolte di poesia sono: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Bambino Gesù, Tipografie Vaticane, 2001, Guardia alta, Niebo-La vita felice, 2005, Bambino Gesù, edizioni Nottetempo, 2010, figlio, edizioni Nottetempo, 2013. Sempre nel 2013 è uscita La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Nel 2015, nella collana gialla del Festival PordenoneLegge, è uscita Storia d’amore. La sua ultima raccolta è Tempo circolare (poesie 2019-1997), Pequod, 2019. Del 2018 è La casa degli sguardi, Mondadori, il suo primo romanzo (Premio Volponi, Premio Opera prima Severino Cesari, Premio John Fante opera prima).  A febbraio del 2020 è uscito Tutto chiede salvezza, Mondadori, il suo secondo romanzo, finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Strega giovani. Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *