Formicaleone

Poeta cileno di Alejandro Zambra

di FABIO VENERI

“Poeta cileno” è il nuovo romanzo di Alejandro Zambra, pubblicato in Italia quest’anno da Sellerio nella traduzione di Maria Nicola. Lo scrittore, nativo di Santiago del Cile ma residente da alcuni anni a Città del Messico, è oggi uno dei nomi centrali della narrativa latino-americana. E questo nuovo libro ci travolge di entusiasmo perché deborda costantemente, ma sempre in una forma esatta, confidenziale e opportuna, nella direzione di una mitologia continentale: il Roberto Bolaño “infra”, l’Ernesto Cardenal degli “Epigrammi”, Roque Dalton, Cesar Vallejo, Mario Benedetti, il Mario Levrero de “Il romanzo luminoso”, Violeta Parra studiata all’Università, e, ovviamente, Silvio Rodríguez. Ogni riferimento ha la sua collocazione precisa dentro una narrazione che avvolge il lettore come “un poncho di lana di Chiloé”. 

Si possono seguire due piste per entrare dentro la storia di Zambra. Da un lato, possiamo accompagnare le vicende di Gonzalo e Vicente, il primo patrigno del secondo. E poi di Carla, madre del secondo e fidanzata giovanile del primo. Incontreremo, in questo modo, il Cile degli anni Novanta e della fine della dittatura, e poi la “famigliastra” che unisce i personaggi a metà degli anni duemila e infine il Cile contemporaneo e una Santiago affollata e metropolitana.

Il secondo sentiero che possiamo percorrere è, certamente, quello della poesia. Che è un percorso irregolare, procede per deviazioni, sembra rispondere al celebre adagio di Antonio Machado (“caminante, no hay camino: se hace camino al andar”). La poesia raccontata all’interno di questo libro è chiaramente una metafora. Rappresenta, da un lato, qualcosa di intimo e personale, come la passione viscerale che spinge i due protagonisti a cercare la carta per fissare le proprie emozioni e, al contempo, qualcosa di profondamente collettivo. “Poeta cileno” è anche un grande affresco di un immaginario scenario della poesia di Santiago, dei circoli, degli animali notturni che la frequentano, delle librerie e dei suoi avventori marginali, dei “detective selvaggi” che vivono dentro di noi. 

Probabilmente, per Zambra come per Bolaño, e forse per moltissimi altri, la poesia è la più perfetta metafora della gioventù. Di ciò che non potrà mai più tornare.

Infine, c’è un altro personaggio memorabile in questa storia: Pru. Questa ragazza di trent’anni giunge da New York “perduta nell’ultimo paese del mondo.” Alla ricerca di un’idea per un articolo da pubblicare su una rivista statunitense, finisce per scrivere dell’ambiente dei poeti cileni contemporanei. Attraverso questa testimonianza, contribuirà a far conoscere altrove un epicentro di creatività. Questa parte della storia è molto toccante. A livello personale, mi ha ricordato i vari viaggi alla ricerca dei cantautori latinoamericani, che ho realizzato con il progetto di favorirne la conoscenza qui in Italia. Pru è un occhio esterno su un piccolo mondo in ebollizione e, in parte, chiuso in se stesso. E un grande elemento di originalità di questa narrazione. 

Banda sonora – una canzone per accompagnare la lettura.

Di Silvio Rodríguez nel libro si cita la celebre “Pequeña serenata diurna”. Io aggiungo qui un suggerimento: del grande cantautore cubano, una canzone che, emotivamente, sento molto vicina alla storia narrata. Si intitola “De la ausencia y de ti, Velia”

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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