Formicaleone

I volti rubati in stazione* – Poesie di Mariapia L. Crisafulli

*Testi dalla raccolta La vita là fuori (Macabor, 2021)

La poesia della Crisafulli muove da quello smarrimento d’identità già denunciato da Pier Paolo Pasolini che troverà un suo coerente sviluppo all’interno della silloge, dove si muove una folla di persone anonime, di clochard e derelitti, sui cui volti l’autrice scorge “tutto l’umano che conosco”, cioè quell’ integrità etica ed innocenza vitale, se non anche “storica”, che li distinguono dai potenti del mondo, fabbricanti impudichi di storie di guerre, di terrore e di morte. […] Così empatico è nella scrittrice tale sentimento di compartecipazione che non credo di arrischiare troppo nel definire quella della Crisafulli una silloge d’amore, quale sentimento implicitante svariate sfumature, a partire da quello del rapporto a due, passionale fino allo sfinimento degli ego individuali, per poi irraggiarsi verso tutti gli altri, siano essi vivi o morti, verso gli oggetti, i luoghi, la poesia. (Franca Alaimo)

L’Alter
 
Ti lascio i miei volti 
rubati in stazione
Tutto l’umano che conosco
e possiedo 
sta lì 
 
Se impari ad amarmi 
è perché ami loro
Se imparo ad amarti 
è perché ho amato in loro
la trascuratezza 
che il mondo riserva
nel rincorrere
i treni 
in quelle mattine 
uguali alle sere
[buie e fiacche
 
Hai mai visto qualcuno dormire
su un treno? – Sì che l’hai visto – 
Ma il chiacchiericcio dei suoi pensieri,
il peso dei sogni interrotti
(dalle sveglie, nelle fermate…)? 
 
Questo ho scoperto nei volti
dispersi e ammassati 
tra le banchine e i sottopassi
in cui usuro le cicche 
 
E questo ti lascio
mentre ti stringo 
se ti sento annegare 
mentre mi stringi 
e mi scopri sfiorire 
nella corsa dei giorni

Le sei e ventiquattro
 
Seduti
sfocati
consumati
assorti
insorti – come fermate –  
 
vanno
 
Andiamo tutti
 
Biglietti obliterati
invadono sedili vuoti
nell’attesa di nessuno
accanto
 
Ciascuno tiene il posto 
alla propria solitudine
 
Ciascuno esercita 
la solitudine
 
come un diritto

Mario
(a un amico clochard)
 
T’avessi mai visto prendere
un treno
 
scalare i vagoni 
in cerca di un posto 
vuoto
in cui rannicchiare i pensieri 
a orecchie chiuse
 
e attraversare in verticale
i binari
nella corsa oraria 
 
che raccoglie fermate 
di cui sai il nome
a memoria
senza averle mai scese
 
Venti centesimi 
costavano un bacio
sulla guancia 
 
ogni mattina 
di quell’anno d’attese
del tram
che saltava la corsa
[che saltavano i nervi!
 
Ma tu sorridevi
 
T’avessi mai visto prendere 
un tram…


Mariapia L. Crisafulli (Messina, 1996) vive a Santa Teresa di Riva, nel messinese. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: Un’altra notte d’emozioni (Kimerik, 2012), Come un’Odissea. Appunti di viaggio (Macabor, 2019), opera, ancora inedita, seconda classificata al Premio Casinò di Sanremo A. Semeria 2018, La vita là fuori (Macabor, 2021). E un libro di racconti: Odòs. Storie di Strade (Cavinato, 2017). Si occupa di letteratura e critica, collaborando a diverse iniziative editoriali, tra cui Sud. I poeti– opera in volume –. Suoi testi e contributi sono stati ospitati, tra gli altri, su «Repubblica», «Libreriamo», «Critica impura», «InStoria», «Il sarto di Ulm»; nelle antologie Il segreto delle fragole (Lietocolle), Dalla Strage di Bologna. Quindici Su Quaranta. Onofrio Zappalà e il dovere della memoria (Siciliano Editore), Bellezza senza vanità. Poesie d’amore per gli animaliSecolo Donna 2018 – Almanacco di poesia italianaI poeti dell’Italia Insulare (Macabor).

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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