Formicaleone

“Il leone” di Mario Greco

Ha deciso di partire per il paese. Così, di punto in bianco. «Una visita lampo» ha detto. «Una toccata e fuga.» Vuole rivedere ancora una volta la sua casa, ma si dimentica che quella casa non esiste più, che ormai è soltanto un ammasso di pietre e di travi marce.  La malattia l’ha cambiato, l’ha reso più capriccioso, addirittura più temerario. Vuole guidare lui. Dice che è in perfetta forma. Che è disposto ad andare da solo, che lei non è obbligata a seguirlo. È l’antivigilia di Natale e il tempo è quello che è: pioggia e neve su mezza penisola.  Ma lui ormai ha deciso, niente più lo spaventa. Si parte. Non ha mai guidato così in passato e lei non ha il coraggio di dire: «Vai più piano» perché sa, che dicendolo, lui andrà ancora più veloce. Mentre guida, canticchia. Una novità anche questa. «Che speri di trovare laggiù?» vorrebbe chiedergli. «La giovinezza perduta, forse? La tua folta capigliatura? La ragazzina del primo bacio?» Si fermano in un autogrill.  La pioggia ha appena lasciato il posto a una nebbia fitta e bassa.  Vanno in bagno e lui ne esce dopo una decina di minuti.  
«Tutto a posto?» gli chiede lei.
«Sì» fa lui. Si dà un paio di colpetti sulla pancia e sorride.  C’è poca gente a quell’ora in quell’ autogrill e quella che c’è ha la faccia stanca e triste. Gli addobbi natalizi sono miseri o forse è soltanto quel tempo ancora sospeso tra la notte e il giorno che li fa sembrare così. Lui inciampa in una piccola piramide di panettoni, ma quasi nessuno se ne accorge. Sono davanti alla macchina, pronti a ripartire, ma lui non trova più la chiave. «Forse mi è caduta da una tasca, nel bagno» dice. La va a cercare e dopo qualche minuto ritorna, innalzandola al cielo come un trofeo. A lei sembra che stia tremando. Lo sente lontano, con la mente protesa in un tempo e in un luogo dove lei non esiste.  Gli poggia una mano su una spalla, come a dirgli: «Ecco, io sono qua, al tuo fianco, non dimenticarlo.»  Si rende conto che hanno dato sempre tutto per scontato, che hanno parlato poco, che non hanno mai condiviso i loro sogni, le loro aspirazioni.
 Lui trema davvero e si sfrega gli occhi. «Lascia che guidi io per un po’» gli chiede lei.
«Perché?» fa lui. 
«Sembri così stanco. Ti fa freddo?» 
«No, per niente.»
«Lascia che guidi io.»
«Hai visto che nebbia? Tu non hai mai guidato con una nebbia del genere.»  
«Stai tremando.»
Lui allunga una delle sue grosse mani. «Guarda. Non si muove. È ferma, immobile.» Apre la portiera.  
«Dimmi la verità,» chiede lei, «come ti senti?»
«Come un leone» risponde lui. E fa finta di sbranarla.


Mario Greco è nato nel 1959, a Sant’Arsenio, dove tuttora risiede. Nel 2011 ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Premio Chiara per una raccolta di racconti inediti. Nel 2016 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia “Dieci racconti per Piero Chiara”, edita da Macchione editore. Altri racconti sono stati pubblicati sulle riviste Tuffi, Carie, Grado Zero, Pastrengo e Rivista Blam.

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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