Formicaleone

Susanna e i Vecchioni: La nudità associata alla colpa

Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno». Esse fecero come aveva ordinato: chiusero le porte del giardino e uscirono dalle porte laterali per portare ciò che Susanna chiedeva, senza accorgersi degli anziani, poiché si erano nascosti. Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì. (Dn 13, 17-25)

Non è raro incontrare nella storia dell’arte, di qualsiasi genere, una rappresentazione della nudità senza colpa, senza tabù. Pensiamo alla moltitudine di dipinti a tema mitologico, per citare uno dei più famosi, “La nascita di Venere” di Botticelli. Potremmo stilare un elenco infinito di opere, alcune delle quali pongono l’accento sulla forma, altre sulla sostanza, alcune sulla perfezione fisica, altre sulla malizia, la sensualità o il peccato.
Se infatti parliamo di arte sacra cristiana, è la presenza di quest’ultimo che giustifica la nudità di uomini e donne, soprattutto quando si tratta di protagonisti di storie bibliche: come non citare la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva?  È la tentazione del serpente a farla da padrone, il peccato che si fa originale, che domina la scena. E il Giudizio Universale? La mente va dritta alla meravigliosa opera di Michelangelo nella Cappella Sistina, un intrico di corpi nudi, sofferenti, allo sbaraglio (prima della Controriforma che l’obbligò poi a coprire i genitali con le stoffe), tutti però pronti ad essere giudicati per i propri peccati.
E Betsabea? Anche nel suo caso, il fatto che sia nuda (Rembrandt la dipinge nel suo “Betsabea al bagno” nel 1645) si riconduce a una vicenda intrisa di vergogna, tradimento, scandali, alla seduzione involontaria che lei esercita sul famoso Re Davide.
Di seduzione si parla anche tra lo schiavo Giuseppe e la moglie di Putifarre, che viene rappresentata ovviamente senza veli, in qualità di mangiatrice di uomini, da Lanfranco Giovanni, Guercino e Tintoretto.

A voler forzare la mano, la maggior parte dei casi in cui una donna, che appartenga alla tradizione narrativa biblica, viene dipinta in nudità o semi nudità è perché c’è una colpa che fa da traino, che esorcizza il pericolo di pensare a quella stessa donna come oggetto di puro desiderio sessuale.

Perché, infatti, Giuditta che decapita Oloferne è sempre vestita da capo a piedi? Perché è una donna giusta e retta e compie quella decapitazione per salvare il popolo ebraico. A mia memoria, non credo esista un dipinto in cui Giuditta venga raffigurata nuda. L’unico ad accennare a una sua natura sensuale è Klimt, che ne scopre solo il seno, nei suoi Giuditta I (1901) e Giuditta II (1909). 
Per lo stesso motivo la regina Ester, che sottrae la sua gente da un genocidio, mai si presenta senza vestiti, ma anzi, la si vede sempre abbigliata sfarzosamente.
Forse uno dei pochissimi casi in cui questo scambio equo tra peccato e nudità femminile non avviene è quello di Susanna e dei vecchioni. È pur vero che sempre di colpe si tratta, ma stavolta non da imputare alla protagonista di sesso femminile.

La storia, descritta elegantemente nel capitolo 13 del Libro di Daniele, è questa: Susanna è una donna giusta, timorata di Dio e bellissima; sposata con un uomo altrettanto giusto e timorato di Dio, viene incastrata da due “colleghi” giudici di suo marito che, appurata la sua avvenenza e presi da un desiderio irrazionale, minacciano di denunciarla per adulterio se si rifiuta di giacere con loro. Susanna preferisce non piegarsi al ricatto, viene accusata pubblicamente e condannata a morte. Grazie però alla scaltrezza del profeta Daniele, i due vecchioni vengono smascherati e uccisi. Una metafora quindi del giusto accusato che finisce, una volta tanto, con un lieto fine.
In questo caso dunque, nonostante venga sempre dipinta nuda, Susanna non incarna un sentimento corrotto e malizioso, ma, al contrario, suscita empatia, tenerezza, proprio perché vittima e non carnefice. Daniele pone l’accento tutto sulla depravazione dei due uomini anziani: in verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire. (Dn 13, 59)

Francesco Pacecco

La fascinazione del caso più unico che raro di Susanna ha colpito moltissimi artisti nel corso dei secoli, che hanno dipinto la sua storia anche più volte: Artemisia Gentileschi, ad esempio, ne produce ben tre versioni. Ne lasciano loro testimonianza anche Tintoretto, Lorenzo Lotto, Jacopo Bassano, Alessandro Allori, Paolo Veronese, Honthorst Gerrit, Rubens, Guercino, Massimo Stanzione, Guido Reni, Francesco Hayez. Tutti pongono l’attenzione non sulla figura della donna come oggetto di attenzioni e cupidità, ma sull’aggressività degli uomini che l’hanno presa di mira.

Andrea Vaccaro

Una delle versioni più belle, che ho avuto modo di vedere dal vivo, si trova nella Galleria Napoletana del Museo di Capodimonte di Napoli (Collezione D’Avalos) ed è quella di Andrea Vaccaro, intitolata “Susanna e i vecchioni” del 1650-60, affiancata a quella di Francesco Pacecco, che porta lo stesso titolo, ma è datata 1645.
Una riscrittura diversa allora di un racconto, di un mito, che si discosta dalla classica immagine della persona, e della donna in modo specifico, come peccatrice, denudata perché simbolo di seduzione volontaria, e che celebra semplicemente la bellezza naturale e sincera.


Bibliografia:                       
Dello Russo William, Il nudo, Mondadori Electa, 2010.
Flavia Frigeri, Le donne nell’arte, 24 Ore Cultura, 2020.
Lynda Nead, The female nude, Art, Obscenity and Sexuality, Routledge, 1992.
David Clayton, The Theology of the Body and Representation of Man in Christian Art, Pontifex University Press, 2019.

Sitografia
 https://www.pangea.news/susanna-nudita-liguori/
https://www.finestresullarte.info/
https://galleriaborghese.beniculturali.it/
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/43874/Bassano%20Jacopo%2C%20Susanna%20e%20i%20vecchi
https://www.artribune.com/

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