Formicaleone

“Charta 08” di Sara Grosoli

Cerco i caratteri sulla trama della stoffa. Il filo bianco traccia la finta grafia.
Le divise, piegate, vengono portate via. Posso smettere.
La mente è libera, il corpo è integro. Nel rito straniero si dice: “Con il mio corpo ti onoro”. Nessuno mi tocca mai.
Non ci saranno più elegie, non ci sarà più il giorno del giudizio.
Immergo l’indice nella ciotola dell’acqua e sulla pietra del pavimento scrivo:
“Io non odio nessuno”.

Il silenzio intossica. Il sangue inspessisce coaguli di paura.

Vorrebbero essere draghi. Dall’alto li guardo: sembrano solo bruchi, ciechi e afoni bruchi, che calpestano l’area non transitabile altre la mia porta.

Lascio i suoi fogli immobili sulla scrivania, come fossero un’offerta votiva. Se potessi muovermi liberamente, andrei a controllare, scaffale dopo scaffale, se almeno un suo volume resta ancora nelle case private o, ma non ci posso sperare, nelle biblioteche degli studentati.

Gorgoglia la giugulare, là all’incontro del bacio nell’altra vita. 

Fibrilla: ora è un pugno, ora una girandola nel solco del petto. La notte nel letto svuotato, se mi giro sul fianco, è un maremoto sonoro. 

Dei nostri fratelli medici, qui, non mi fido. Non sai mai cosa possono scioglierti nel cavo delle vene. Dopo potrebbero riuscire a mettere la mia firma su ogni genere di cosa.

Ecco il telefono, l’unico disturbo domestico. Sarà mia madre, lei che piange vedendomi rasare il cranio.

Ogni due giorni, ali di agenti ai lati, in silenzio mi accompagna allo spaccio della signora Wong per la solita provvista di cavolo e riso. Eternamente a credito: non posso più pagare. 

Una voce bassa, di gozzo, inquinata dal dovere del controllo: “A fare certi matrimoni ci si pente, ma esiste il divorzio”.

Uno schermo di vetro è un guardiano massiccio: attutisce i suoni, mozza le linee d’intimità.

E queste sentinelle mi seguiranno fin nella tomba, come l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang.

“Mangi?”

“Sto bene.”

“Non ti porto i saluti di nessuno, perché non vedo nessuno.”

“I capelli… Li hai tagliati molto corti.”

“Sì, l’ho fatto da sola davanti allo specchio del bagno. Tanto per fare qualcosa.”

“Tutti i giorni scrivo per te, anche se non mi lasciano tenere né carta né penna.”

“Dimmi una cosa che hai scritto”

“Tu, mia lacrima, mio sole nella notte…”


Sara Grosoli è traduttrice e docente di lingue straniere. Suoi testi poetici sono stati pubblicati in varie antologie e riviste letterarie. Ha collaborato con il Laboratorio di Poesia di Modena. Questo racconto è un tributo al poeta e dissidente cinese Liu Xiao Bo che nel 2010 fu insignito del Premio Nobel per la Pace e che sette anni più tardi morì in carcere.

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