Formicaleone

L’infanzia negata e la sua anastilosi nell’ultimo romanzo di Carmen Pellegrino

di GIOVANNA ALBI

Ho letto questo libro “La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino- La  nave di Teseo 2021 per due volte consecutive senza soluzione di continuità. Mi ha sedotta da subito la cover:  una bambina  con la mano sotto il mento su un mobile abbandonato, da restaurare, e la cornetta di un telefono a penzoloni che aspetta che qualcuno soccorra la bimba che osserva da lontano “la felicità degli altri.”

 Carmen Pellegrino, scrittrice davvero e abbandonologa interessata a ricostruire i borghi lasciati al degrado, scenari di anime frammentate, scisse, con delle crepe da cui di rado filtra la luce che si insinua tra le ombre, mi ha letteralmente stregata.

L’ho letta una prima volta con quella avidità di chi avverte che questa storia è anche la sua e la nostra, laddove assistiamo ogni giorno a vite disperse nei mille rivoli della psicopatologia del quotidiano, per via di un’infanzia negata o interrotta o frantumata. Anche dove  queste fratture non risalgono all’infanzia, certo abitano l’io universale: alzi infatti la mano chi non si sia sentito almeno una volta tradito nella sua integrità da comportamenti altrui violenti o irrispettosi o delatori, per cui vive una dimensione, anche se transitoria, di abbandono,  frustrazione e delusione. Siamo tutti anime in pena in attesa di una anastilosi che ci restituisca alla nostra integrità/individualità, senza la quale non c’è vita autentica. 

La seconda volta ho centellinato e sorseggiato ogni parola, ogni frammento di parola, ogni singhiozzo, ogni respiro più o meno corto, ogni pugno allo stomaco, ma anche ogni raggio di luce che filtra tra le tenebre della protagonista che si narra in prima persona: Cloe, la bambina che si fa adulta parlando con le sue ombre.

Si tratta allora di un viaggio dell’anima alla scoperta di sé, con allusioni romanzate anzitutto a “ Il codice dell’anima” di James Hillman, e poi ad Esiodo, Dostoevskij, Medea di Euripide,, William Blake, Friedrich Horlderlin, Paul Celan…per citare i più noti. Un libro sapiente, dunque, che trascina e commuove, piega e convince col il suo procedere delicato, non gravato dalla cultura che trasuda, che non inficia l’andamento melodico e ritmico, come se si trattasse di una poesia in prosa.

Cloe assume, così, diverse identità, svariati nomi, in relazione ai ricordi che struttura e fanno ombra: bambina non amata dalla madre e quasi estranea al padre psicoanalista che intesse relazioni extraconiugali. La madre, frigida nei sentimenti e anaffettiva, anche persecutoria, si trasforma ai suoi occhi in una Medea che avrebbe buttato già dal balcone l’amato fratello Emanuel e avrebbe abbandonata lei giù dal treno che avrebbe ripreso la sua corsa portandosela via per sempre.

Questi ricordi si fanno tormentosi e coattivi, congiunti ad un insanabile e insaziabile senso di colpa per essere la sopravvissuta al fratello con cui viveva nel villaggio. La vita da adolescente e da adulta si accompagna a scenari di morte e di fallimenti; sembra non giovarle la complice cura che si prendono di lei il Generale e Madame su nella collina. Fatale è l’incontro a Venezia con Professor T., docente di  Estetica delle ombre, che l’aiuta a prendere confidenza con la sua parte oscura, certo che  in quelle crepe entra anche la luce, in un costante gioco chiaroscurale.

La trama, che non voglio rivelare, si infittisce, in un andirivieni spazio-temporale, di personaggi e luoghi, dove si compiono fragorosi insuccessi ma anche balzi in avanti verso l’agognato amore, che solo potrebbe restituirla alla libertà. 

Non resta che una rilettura del passato tornando sui propri passi incerti che la riportino proprio in quei luoghi in cui si sarebbe consumato il delitto, dove si assiste all’emergere della verità e alla trasformazione di tutte le cose, stante la loro impermanenza. Qui la madre assumerà una configurazione diversa, Madame e il Generale troveranno la giusta collocazione, i ricordi si riposizioneranno, il matrimonio fallito peserà meno. Finalmente Clotilde/Cloe potrà aprirsi alla speranza in un futuro migliore, grazie al compimento dell’anastilosi della sua anima.

E’ come assistere nella lettura ad una serie di sedute psicoanalitiche, sotto la guida del Professor T., con figure a corollario che non possono che far emergere la verità, che, come si sa, paga sempre.

Un libro consigliatissimo per gli spunti di riflessione che offre, per il dono curativo, per la sfida che ognuno di noi deve portare avanti se vuole dare un senso e un’integrità alla sua vita, perché questa non annaspi e affoghi in una zona d’ombra.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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