Formicaleone

Donatella Di Pietrantonio risponde a Fante

John Fante
«Passo il mio tempo a scrivere fino a che la situazione prenderà una piega migliore. È la cosa più appropriata che posso fare al momento, perché sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. Deve sperimentare tutte le difficoltà quanto le cose facili, e in questo momento mi tocca la parte brutta di quest’affare di vivere. Non preoccuparti per me. In qualche modo me la cavo sempre».
(Lettera alla madre del 4 ottobre 1932)

Fare la fame prima di essere riconosciuti come scrittori o in qualunque altra cosa si faccia, credo sia necessario. Se non si passa da quella frustrazione, da quel senso di invisibilità o di sconfitta, difficilmente si riesce a raschiare fino in fondo al proprio barile, in cerca delle risorse più segrete. C’è più verità in quello scavo doloroso che nel successo che eventualmente viene dopo.

John Fante
«Scrivere è come suonare il piano; devi tenerti in forma, e io non lo sono proprio. Ma a poco a poco la vecchia sensazione sta tornando, e tornerà del tutto. Non posso sapere quando, ma sarà presto».
(Lettera alla madre del 24 aprile 1935)

La scrittura ti trova sempre, quando la senti lontana è solo perché qualcosa sta incubando dentro di te, anche se non lo sai. Quando non scrivo non mi preoccupo, lo so che poi torna. Come le migliori malattie.

John Fante
«C’è proprio una grandissima differenza fra lo scrivere per l’industria cinematografica e la semplice pubblicazione. Di fatto, un buono scrittore ha successo solo di rado a Hollywood, ma ci sono molte eccezioni. Quello che vogliono i produttori è un’idea, e non gli importa di come la presenti, se la realizzi rapidamente. D’altra parte, quando si scrive un racconto letterario, bisogna pensare ai valori della scrittura; si può scrivere con più calma e si può essere più sicuri che la storia sia ben fatta, dal momento che lo scrittore vede il suo lavoro sulla pagina davanti a sé».
(Lettera alla madre del 15 giugno 1934)

L’ideale sarebbe scrivere senza sapere dove poi quel testo andrà. Ma probabilmente questa libertà esiste solo nell’opera prima. Dopo, ogni scrittore ha in mente un pubblico di lettori o un potenziale produttore cinematografico. Questo non significa che non si possa mantenere un’alta qualità di scrittura. È tutta lì la scommessa.

John Fante
«L’estate scorsa sono stato in Italia per sette settimane, soprattutto a Napoli, ma anche qualche giorno a Roma, per il progetto di un film. È stata un’esperienza molto commovente e importante per me. In qualche modo l’Italia era come me l’immaginavo, almeno per quanto riguarda il cinema e l’ambiente, ma ho trovato che la gente è semplicemente splendida, cortese e raffinata. Persino il contadino più infimo in Italia è in un certo modo nato a una cultura e a una vita civilizzata che noi non conosciamo. Poi ho odiato la gente ricca che ho incontrato, gli impostori nel mondo del cinema, gli osceni uomini di Roma, la loro arroganza bucolica di imbroglioni di città. Un giorno ti racconterò di questo viaggio, della condizione miserabile dello scrittore italiano».
(Lettera a Carey McWilliams del 15 gennaio 1958)

Chissà chi hai conosciuto a Roma, nel 1958. In quale sottobosco ti sei addentrato. Be’, capita di fare brutti incontri, e il mondo della letteratura o del cinema non è migliore o peggiore di altri. Ma mi conforta che ti sia rimasta questa impressione generale dell’Italia, di un Paese così carico di storia e cultura da esprimerla anche attraverso il semplice contadino che ara nel suo campo. È così, la bellezza ci attraversa. Ed è entrata nei tuoi geni.


Donatella Di Pietrantonio è abruzzese: è nata ad Arsita (Te) e vive a Penne con la famiglia. Di professione odontoiatra esordisce come scrittrice nel 2011 per Elliot con il romanzo “Mia madre è un fiume” (premio Tropea). Nel 2014 esce “Bella mia” (premio Brancati; ripubblicato poi da Einaudi). “L’Arminuta”, edito da Einaudi nel 2017, si aggiudica il premio Campiello, il premio Napoli e altri. È tradotto in più di 25 paesi. Il suo ultimo romanzo è “Borgo Sud”, sempre per Einaudi.

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