Formicaleone

contaminazioni #5

Concerti letterari

Un posto d’onore spetta ai romanzi di Haruki Murakami dove sono stati finora chiamati in causa 3350 brani musicali. In Kafka sulla spiaggia, la parola musica viene citata 91 volte. Spotify ha creato diverse playlist con la discografia contenuta nei suoi libri, come Haruki Murakami Music e Haruki Murakami: portrait in jazz.

Nel 2013 esce in Giappone L’incolore Tsukuro Tazaki e i suoi anni di pellegrinaggio;i cd che contenevano il brano di Franz List ascoltato dal protagonista del romanzo, che fra l’altro ne ha ispirato il tiolo, Années de pèlerinage, esauriti in brevissimo tempo, hanno fatto dichiarare alla Sony Music che mai si era verificata una vendita di quella portata per un altro qualunque brano di musica classica collegato a un testo letterario. Non è, l’opera di Murakami, un esempio di contaminazione tra musica e letteratura?

Tra gli scrittori più prolifici, letti e apprezzati dei nostri tempi, Haruki Murakami usa nei suoi romanzi la musica non come semplice sottofondo, ma come un perno attorno al quale si sviluppano le trame. I protagonisti dei suoi racconti la ascoltano, la amano, e in qualunque parte del mondo si trovino vengono rapiti da una melodia o da una canzone.

È la Sinfonietta di Janáček che risuona per molte pagine di 1Q84 nella testa della protagonista Aomane, mentre ci accompagna nel traffico di Tokyo, fra i tramonti e i ricordi erotici:

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica da sentire in un taxi bloccato nel traffico”.

È la Gazza ladra di Rossini che neL’Uccello che Girava le Viti del Mondo, sembra annunciare i cambiamenti drastici in arrivo per il protagonista, il giovane Okada Toru:

Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano La GazzaLadra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti e io l’accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’Orchestra Filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.”

È il brano Le Mal du Pays di Liszt, eseguito da Shiro, unico contatto mnemonico rimasto fra l’incolore Tsukuru Tazaki, nell’omonimo romanzo, e gliamici con i quali aveva trascorso i felici anni dall’adolescenza e dai quali era stato estromesso dal gruppo:

Quando le chiedevano di suonare qualcosa, spesso [Shiro] eseguiva quel pezzo. Le Mal Du Pays. La tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini. Nostalgia di casa, malinconia.”

È infine un pezzo dei Radiohead, che, insieme ad altre canzoni del gruppo musicale, fa da colonna sonora a Kafka sulla spiaggia:

L’acqua gelida mi aiuta a calmare l’agitazione. Siedo sulla veranda a sentire con il walkman i Radiohead. Da quando sono scappato di casa, ascolto sempre la stessa musica: Kid A dei Radiohead, Greatest Hits di Prince e qualche volta My Favorite Things di John Coltrane.”

Per orientarsi all’interno di un mondo spesso nemico col quale è impossibile andare d’accordo, Murakami ha come alleati “la musica, il cinema e i libri”.

«Quando sente la musica, il mio corpo prende naturalmente a danzare», scrive in Dance, dance, dance. Il problema però, sembra avvertirci lo scrittore, è che non è facile trovare sempre la giusta colonna sonora per ogni situazione: per questo diventa importante essere dotati di una ampia e variegata collezione di dischi, come quella dell’autore di Norvegian Woodche nel racconto inserisce 40 pezzi, senza contare le raccolte.

Il titolo, a scanso di equivoci, è il primo chiaro riferimento alla canzone dei Beatles (Norwegian Wood – This Bird Has Flown) scritta nel 1965 da John Lennon e inserita nell’album “Rubber Soul”. Come scriveva Giorgio Amitrano nell’introduzione all’edizione italiana del 2006, questo romanzo di Murakami realistico, sentimentale e nostalgico è una rievocazione della fine degli anni Sessanta puntellato da moltissimi riferimenti musicali e letterari.

Sul podio dei libri con più chiari e numerosi riferimenti musicali, c’è anche Alta fedeltàdi Nick Hornby, un concentrato di musica pop dagli anni ’60 agli ’80. Spotify, allo stesso modo che per Murakami, ha creato le playlist non solo dei brani citati nel romanzo, ma anche di quelli più giusti da ascoltare per leggerlo. Esistono anche, in rete, elenchi degli artisti e delle canzoni citate nel libro, con la indicazione del personaggio che fa riferimento a ciascuna di esse. Rob Fleming è il protagonista della storia, proprietario tanto appassionato quanto inconcludente e immaturo, di un negozio di dischi in vinile. Un personaggio che fa fatica a crescere, ad accettare le regole della società e a stabilire un rapporto equilibrato con l’altro sesso (niente di originale da questo punto di vista, dunque).

Andrea Camilleri dichiarava:  «La musica che mi ha seguito per tutta la vita è il jazz. Per quanto riguarda la musica classica, non la conosco molto. O meglio la conosco quel poco che basta per servirmene nei libri. Per esempio, per ciò che riguarda Mozart nel Birraio di Preston, quella pagina nasce da un’esperienza personale. Mi capitò di trovarmi nelle stesse condizioni del falegname mentre facevo la regia televisiva a Bologna del Flauto magico di Mozart. Ascolto musica moderna, ma non leggera, mi piacciono Berg, soprattutto il suo Wozzeck, e Schönberg, ma anche Giacinto Scelsi, di cui cerco di decrittare il senso delle cose. Lo ammetto ho gusti rognosi, che non sono quelli di Montalbano. Amo la musica, ma non mi sento un grande cantante.»

Che hosa cercate?” domandò il prefetto che senza rendersene conto si era alzato in piedi.

“Una musica, cillenza, che mi facesse provare la stessa felicità, ca mi facissi vìdiri com’è fatto u cielu.”

A suon di citazioni musicali, ma anche di libri e di film, si muove Gianrico Carofiglio ne Le perfezioni provvisorie.

Torna l’avvocato Guerrireri già protagonista nelle altre tre avventure della saga. L’autore dissemina nel racconto titoli di libri vecchi, nuovi o mai esistiti, canzoni hard rock, classiche e ribelli e film d’epoca e Blockbuster che s’intrecciano, s’accompagnano e talvolta giustificano piccoli pezzi di vita quotidiana del protagonista. 

Tra i brani musicali citati,   Like a rolling Stone (Bob Dylan 1965), Piano Man (Billy Joel 1973) e Atlantide (Francesco De Gregori 1976); fra i libri, Pulp (Charles Bukows­­ki 1994),  Perché la vita accelera con l’età (Draaisma Douve 2005) e La rivoluzione della speranza (Eric Fromm 2002); e tra i film, la serie televisiva Happy Days, Grease (Randal Kleiser 1978) e BladeRunner (Ridley Scott 1982). 

Jean-Claude Izzo è proprio grazie alla musica che riesce a definire l’orizzonte lirico ed evocativo delle sue opere. Sono numerose e puntuali le citazioni di brani musicali, sempre accompagnate dal titolo e dal nome dell’autore o esecutore senza cadere in un esteriore gioco citazionistico, ma contribuendo a tracciare il percorso drammaturgico in un originale e stretto rapporto di amplificazione semantica delle immagini letterarie.

In particolare, nella trilogia di Marsiglia, cui si attribuisce la nascita del noir mediterraneo, lo scrittore narra le vicende del protagonista Fabio Montale facendo ricorso a raffinate citazioni musicali che spaziano dalla musica caraibica al flamenco, dai ritmi magrebini al rap dei giovani marsigliesi, dal blues al jazz, dal rock ai cantautori italiani come Paolo Conte e Gian Maria Testa.

In particolare, nel primo romanzo della trilogia Casino Totale, ritmo narrativo e ritmo rap vanno di pari passo con riferimenti a band locali come i Massillia Sound System e gli IAM (in questo gioco di contaminazioni un loro brano musicale riprende il titolo originale dello scritto), con altri richiami ad artisti di fama internazionale come Miles Davis.

In Chourmo,  rock e jazz si alternano e si mescolano alla musica latina e a quella di derivazione franco – algerina di Lili Boniche, con un miscuglio di suoni che confermano l’atmosfera internazionale e multirazziale della città, restituendoci nella scrittura la sua complessità e densità umana.

Infine, in Solea, che già nel titolo cita un brano musicale di Miles Davis, è l’arte flamenca il

fulcro dei riferimenti musicali

Joyce, che aveva ereditato dal padre una voce tenorile e che aveva pensato di tentare la carriera di cantante, intitolava la sua prima opera Musica da camera. Nell’Ulisse, la musica accompagna costantemente i pensieri dei protagonisti, e la sua ultima fatica letteraria, Finnegans Wake, è densa di riferimenti musicali, a partire dal titolo preso in prestito da una ballata popolare irlandese.

Per Proust la musica era stata una delle grandi passioni della sua vita. «Essa m’ha portato gioie e certezze ineffabili, e mi ha dato la prova che qualcos’altro esiste oltre il nulla, contro il quale sono andato sempre a sbattere, dovunque. Essa corre come un filo conduttore attraverso il labirinto di tutta la mia opera».

Mann, nel Doctor Faustus si spinge a fare della musica l’oggetto del patto tra il protagonista, il compositore Adrian Leverkühn, e il demonio.

Italo Svevo era un violinista frustrato ma appassionato e si esibiva privatamente come secondo violino di un quartetto d’archi dilettante. Ne La coscienza di Zeno, il violinista senza talento Zeno Cosini si fa portare via la bella Ada dal rivale Guido Speier, musicista eccezionale.

E Jack Kerouac, che da giovane si cimentò nella critica musicale, fu influenzato a tal punto dall’atmosfera delle jam sessionche si tenevano fino a tarda notte al Minton’s Playhouse di Harlem, da lasciare che la sua prosa ne assorbisse anima e ritmo. L’orecchio bop dell’autore di Sulla strada si formò proprio durante le interminabili notti al Minton’s, ascoltando il sassofono di Charlie Parker e la tromba di Dizzy Gillespie.

Il jazz fu la principale passione, oltre alla boxe e, ovviamente, alla letteratura, di Julio Cortàzar. Nel romanzo che viene considerato l’equivalente dell’Ulisse per la letteratura latino-americana, Rayuela. Il gioco del mondo, il protagonista Horacio Olivera, frequenta un circolo privato che ha nell’amore per il jazz la sua principale ragione di esistere. Ma alla sua musica preferita Cortàzar ha dedicato anche un’opera meno nota, un racconto lungo intitolato Il persecutore, che narra la contrapposizione tra Johnny, il grande artista, geniale e maledetto, e Bruno, l’uomo qualsiasi, il critico musicale sedotto dal mito, e dove Johnny non è altro che Charlie Parker.

Si contano anche molti esempi di fiction che hanno nella musica il principio ispiratore della narrazione. La più conosciuta short story di Joyce Carol OatesDove stai andando, dove sei stata? è ricalcata sulla famosa  It’s All Over Now, Baby Blue  di Bob Dylan, e proprio a quest’ultimo è dedicata. Anche una short story di T. Coraghessan BoyleGreasy Lake, si ispira a Spirit In The Night di Bruce Springsteen, della quale reca in epigrafe il verso «it’s about a mile down on the dark side of Route 88».

Milan Kundera non ha mai nascosto il suo amore per la musica, trasmessogli dal padre, noto pianista e direttore dell’Accademia Musicale di Brno. Ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, lo scrittore ce ne parla, per bocca di Franz, come dell’arte che più si avvicina all’ebbrezza dionisiaca.

«Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro», scrive Kundera, «ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles».

Il web è ricco di dichiarazioni di scrittori fortunati, nati come sfortunati musicisti.

T. Coraghessan Boyle ha ammesso che «ogni scrittore dalla mia generazione in poi scrive solamente perché non ha potuto avere la sua rock band» e il concetto si ripete con forza anche altrove.

Hanif Kureishi ha confessato di essere diventato uno scrittore quando si è reso conto di essere negato per la musica, sua principale passione.

David Leavitt voleva diventare un cantante e si è messo a scrivere soltanto perché ha avuto la sfortuna di nascere stonato.

Efraim Medina Reyes è convinto di «non poter scrivere nemmeno una riga senza musica», perché scrivere in fondo «è solo un altro modo di ascoltare.»

Ma il gioco è reciproco, quando si parla di canzoni ispirate dai testi letterari.

Sympathy for the Devil dei Rolling Stones,  ha come protagonista Lucifero che parla attraverso la voce di Mick Jagger. La canzone sembra ispirarsi al romanzo Il Maestro e Margherita dello scrittore russo Bulgakov, pubblicato all’incirca un anno prima dell’uscita della canzone. Prorpio Jagger però, in un’intervista del 1995, negò il parallelismo con l’opera letteraria dichiarando, invece, di essersi ispirato a Baudelaire pur non ricordando quale fosse precisamente la poesia dalla quale ha avuto origine il brano.

E al poeta francese Baudelaire si è rifatto certamente Franco Battiato in Invito al viaggio tratto dall’omonima poesia contenuta ne I fiori del Male.

Anche il lettore vuole la sua parte, soprattutto quello che non riesce a leggere senza ascoltare musica.Basta collegarsi conLiterary Mixtape, la sezione del sito del Guardian dedicata ai libri e vedere le colonne sonore consigliate dagli autori per leggere i propri libri, oppure per scaricare le playlist che il solito Spotify consiglia come sottofondo ideale ad alcuni romanzi. La regola principale è quella, comunque, di privilegiare composizioni strumentali,per non farsi distrarre dalle parole delle canzoni. Per il resto è sufficiente affidarsi al buon senso: per leggere un thriller, ad esempio, è consigliabile qualcosa di orchestrale e dal ritmo incalzante, per le letture rosa sono più indicate le ballad, le musiche da film per romanzi biografici, il rock strumentale e l’elettronicaper storie di viaggi o fantasy. Insomma, come per tutte le esperienze emozionali, non esistono regole rigide, e quelle che esistono, vanno probabilmente infrante.

(In copertina: particolare da “Il Trionfo della Virtù” -o Minerva scaccia i Vizi dal giardino della Virtù- di Andrea Mantegna, completato nel 1502 e conservato oggi al Louvre di Parigi.)

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