Formicaleone

NON SOLO DIPINTI: LE LETTERE D’AMORE DI FRIDA

Su Frida Kahlo sono state scritte milioni di pagine. Hanno realizzato film, mostre, approfondimenti di ogni tipo, libri, podcast, murales, ritratti (come quello recentissimo di Jorit a La Reggia Designer Outlet di Marcianise, alle porte di Caserta), riunioni di condominio, flashmob e litigi di famiglia.
È stato detto talmente tanto che sembra infine che non sia stato detto niente.
La maggior parte delle persone conosce a grandi linee la sua storia, le sue tragedie, lo stile delle opere, gli amori terribili e totalizzanti, la passione per il Messico, la terra natia.
Io stessa, da grande fan, mi sono sempre e solo concentrata sui dipinti, i disegni, gli autoritratti.
Grazie però ad una mostra che è attualmente in corso a Napoli ho scoperto che Frida non solo è stata una grande artista, ma anche, e forse soprattutto, una scrittrice sopraffina.

La mostra è “FRIDA KAHLO – Ojos que no ven corazón que no siente” ed è partita al Pan di Napoli lo scorso 3 maggio. Per la prima volta in Europa, la “Frida Kahlo Corporation” ha portato in una mostra una selezione ricchissima di fotografie, lettere e abiti che raccontano momenti inediti della vita e degli amori di Frida.

Una bella conquista per Napoli allora, prima città ad ospitarla, curata da Alejandra López, che per dieci anni ha coordinato la registrazione delle collezioni, la realizzazione di mostre temporanee e le attività di restauro dell’eredità di Frida a Casa Azul. Conquista non unica perché la città partenopea farà il bis dopo la pausa estiva, con una seconda mostra dedicata ancora a Frida a Palazzo Fondi, “Il caos dentro”, visitabile dall’11 settembre 2021 al 9 gennaio 2022. 
È sulla prima però che questo articolo si concentra, in particolare sulle lettere e la corrispondenza fiorente che Frida ha tenuto nel corso della sua particolare vita.
Così come ha vissuto ogni esperienza con il mento alto e il coraggio di chi sa che non ha nulla da perdere, riversando carisma e voglia di vivere nei suoi dipinti, Frida riempie pagine e pagine d’inchiostro, lasciandoci alcuni degli scritti e delle poesie più belle e profonde mai arrivate fino ai giorni nostri.

“È lecito inventare dei verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente per amarti senza confini.”

Da qualche parte forse tutti abbiamo letto frasi come questa.
Le prime parole, una Frida ragazzina le indirizzò al suo primo amore, Alejandro Gomez Aria, studente suo coetaneo, con il quale vivrà l’esperienza terrificante del suo incidente in autobus, incidente che le cambierà per sempre la vita. A lui, durante il lungo periodo di degenza, scrisse tantissime lettere, dalle quali si può intuire già il suo carattere focoso e appassionato.

“Non sarò la tua fidanzata, sarò la tua fidanzata, però ti parlerò sempre anche se mi farai le peggiori oscenità, perché ti amo più che mai, ora che mi stai lasciando…”.
“Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. […] Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c’è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei…”.

Poi, anni dopo, arriverà il più grande amore e tormento di Frida, il pittore Diego Rivera.
Un sentimento forte, tirannico, folle forse. Eppure, grazie a questo, Frida ci regala parole indimenticabili.

“La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mia mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore.”

Se pensiamo però che la vena poetica di Frida si sia esaurita con Diego, ci sbagliamo. Lui era un uomo famoso, ricco, affascinante. E purtroppo infedele. I suoi tradimenti, il più grave dei quali con la sorella stessa di Frida, Cristina, non solo causò il loro divorzio, ma anche la ricerca di altre braccia in cui consolarsi. Frida non disdegnò né uomini né donne: Tina Modotti, Georgia O’Keefe, Lev Trockij, Nickolas Muray, André Breton sono solo alcuni dei suoi presunti amanti. 
Ultimo ma non ultimo, quello a cui dedicherà sorprendentemente alcune delle poesie e delle parole d’amore più belle, riassunto della sua carnalità e ardore, fu José Bartoli, illustratore catalano incontrato a New York in occasione di un suo ennesimo ricovero. 
Per lui scrisse circa 25 lettere, quasi cento pagine di fuoco e disperazione. Lettere che andarono all’asta nel 2015, sempre a New York.

“Sarò la tua casa, la tua madre, il tuo amore, il calore del tuo sangue, la consolazione dei tuoi timori, il tuo rifugio dal dolore e dalla tristezza, la madre dei tuoi figli che nasceranno e che non nasceranno”.
“Sento di averti amato sempre, prima che tu nascessi, prima che tu fossi concepito. Vorrei darti i colori più belli e, per vederti dal basso, vorrei essere l’ombra delle tue scarpe che si allunga sul terreno sul quale camini”.

Queste frasi sono solamente un assaggio di ciò che Frida ci ha lasciato. Per questo, consiglio le due mostre a Napoli e un libro, molto significativo, breve ma dall’impatto travolgente: “Viva la Vida!”di Pino Cacucci, un racconto in prima persona, un monologo, che lancia stralci strazianti delle ultime ore della sua vita e ne ripercorre i momenti più importanti con la stessa passione e lo stesso coraggio a cui siamo abituati quando pensiamo ad un’icona immortale come Frida.

“Voglio essere l’acqua che ti lava, la luce che ti dà forma, vorrei che la mia sostanza fosse la tua sostanza, voglio accompagnarti ed aiutarti, amarti e nella tua risata trovare la mia gioia. Se a volte soffri, voglio riempirti di tenerezza così che tu ti senta meglio. Quando hai bisogno di me, mi troverai sempre vicino a te. Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano una stupidità, ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità, l’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. Lo sai, mio cielo, tu piovi su di me e io, come la terra ricevo”.


Bibliografia:
Diego Sileo, From Frida with love. Lettere di Frida Kahlo, 24 Ore Cultura, 2018.
Hayden Herrera, Frida. Una biografia di Frida, Neri Pozza 2016.
Pino Cacucci, Viva la vida!,Feltrinelli, 2014.

Sitografia:          
 https://fridakahlonapoli.it/
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/29/news/a_napoli_una_mostra_sulle_lettere_e_le_fotografie_di_frida_kahlo-298592870/
http://almacattleya.blogspot.com/2013/02/lettere-di-frida-kahlo-seconda-parte-e.html
https://libreriamo.it/arte/

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