Formicaleone

UN FUTURO DISTOPICO PIENO DI STRONZI NELL’ULTIMO ROMANZO DI JOHN NIVEN

In mezzo ai ricordi degli anni universitari, tra le massime fondamentali che mi
riecheggiano nella mente, ce n’è una particolare così potente eppure ovvia nella sua
veridicità, da ripresentarsi come monito ineludibile e fatalista ogni volta che accade un
evento dalla (spiacevole) risonanza planetaria: la Storia non si scrive mai con i se. Eppure
il 6 gennaio 2021, in molti – tra la rabbia e lo sconforto, lo sdegno e il dolore – non
avrebbero trovato un senso di autentica sorpresa nello scoprire cosa stava accadendo a
Washington: come se, del resto, uno di quei tanti temuti e più che probabili se si fosse
semplicemente – e malauguratamente – realizzato.


La lista degli stronzi (titolo originale “The Fuck-it list”, Einaudi, 2020, traduzione di
Marco Rossari) scritto da John Niven catapulta i lettori nell’anno 2027, momento in cui il
protagonista Frank Brill, giornalista pensionato, ormai consapevole della sua imminente
morte – consapevole di non avere più nulla da perdere – decide di stilare la ”Fuck it
list”, una vera e propria lista di stronzi di cui vendicarsi (proprio come la Beatrix Kiddo di
Kill Bill), e dunque da uccidere. Nel 2027 il presidente degli Stati Uniti è (o forse sarebbe
stata?) Ivanka Trump: l’intera opera di Niven si basa infatti sulla risposta di una forma
ipotetica (e se Trump avesse vinto di nuovo le elezioni nel 2020?) e si snoda, passo per
passo, allo stesso modo.
Che il romanzo sia frutto dell’addizione di continui se è dato anche dalle riflessioni del
protagonista stesso. L’uomo cade nella medesima trappola che dà origine al romanzo di
cui fa parte, ma nel suo caso si finisce col crollare nella spirale infinita dei rimpianti
passati, generati dal pericolosissimo se:


“Se non avessi tradito Cheryl e fossimo rimasti insieme allora non ci saremmo trasferiti e
Olivia forse non sarebbe andata in quell’altro liceo e non avrebbe deciso di fare queicorsi e quindi forse avrebbe scelto un college diverso e…”

Nella Lista degli stronzi tutto è grottesco ed esasperato: il linguaggio, lo stile, lo sviluppo
della trama, l’intero contenuto. L’America del 2027 raccontata da Niven mostra l’estremo
di ciò che sarebbe potuto essere se Trump avesse vinto di nuovo le elezioni. Nulla è
dunque veramente cambiato, ma tutto si è evoluto verso drastiche soluzioni: gli stranieri
vengono esiliati, l’aborto è negato e illegale, la droga è bandita e così via. L’esasperazione
del conservatorismo e del tradizionalismo materialista – imposto come massima
imprescindibile per essere veri americani – costituiscono il punto cardine della distopia di
Niven: la causa principale e, al tempo stesso, il fine ultimo.
“«Non sono un alcolista». «Non mangio la carne». Siamo americani, cazzo. Beviamo birra

e mangiamo cheeseburger. Non ti va? Levati dal cazzo.”

Questo mondo si avvicina molto alla distopia di quel 1984 – ormai sempre più vicino – di
Orwell, non tanto per la sua realtà, quanto per la modalità con cui ogni cosa è soggetta a
controllo, ogni aspetto della vita è pubblico e vigilato: tutto ciò che esiste (perfino,

ovviamente, nel virtuale) è controllabile e controllato.
“Clausola 18, sottosezione 2: «Gli agenti hanno il diritto di avere accesso agli account sui
social media delle persone sospette di essere membri dell’Antifa o di altre organizzazioni

terroristiche conosciute.» ”

L’eccessivo controllo, l’imposizione del pensiero unico, il dispotismo – scientemente
velato da campagne politiche affabili, ricoperte da slogan che ostentano sviluppo e
sicurezza – conducono gli abitanti dell’America a comportamenti estremi, ma sempre
apparentemente giustificati dal contesto.
In un luogo simile, Frank Brill per farsi strada, per mettere in atto la sua vendetta, deve
necessariamente sgomitare, imporsi e usare la violenza: si rivelerà l’unico modo per poter
porre fine ai suoi tormenti.
Non sorprende davvero che il 6 gennaio 2021 a Washington il Campidoglio sia stato preso
d’assalto. Non sorprende davvero che l’evento sia avvenuto per una mancanza di
accettazione degli eventi avversi allo stesso Trump. E la prova è disseminata da Niven in
più punti dell’opera. Il timore di ciò che sarebbe potuto capitare dall’oggi al domani era
già nero su bianco prima ancora che il triste evento si realizzasse:
“Quel posto era diventato un teatro di guerra e, per un attimo, i sostenitori di Trump

avevano avuto la sensazione di poter fare qualsiasi cosa.”

L’aspetto inquietante del futuro distopico creato da Niven è dato dalla presenza di elementi
a noi contemporanei (a partire dagli stessi stronzi della lista) semplicemente portati ad una
esasperazione non lontana dall’immaginazione di ciascuno di noi.
L’obiettivo, ad oggi, non è scegliere da che parte stare – non politicamente parlando,
almeno – ma porre un freno alla degenerazione di ciò che è in atto e che tuttavia si può
ancora controllare: almeno finché si è in tempo.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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