Formicaleone

Quattro poesie di Paolo Campedel

Più lungo è il viaggio di ritorno
tra l’eco del lavoro e i brutti pensieri,
il rumore che annulla la fantasia
la giornata altrui che assedia la mia.
Da te vivono il silenzio
il calore e la pienezza,
è la finestra illuminata
che attende e trova.
La prima cosa che l’occhio cerca
ancora in moto nel pullman,
l’amore mio trovato e atteso
il riscatto il centro senza peso.

fotoni come sillabe spaziali
dall’abisso giungono frammenti
e tessere di lingue sconosciute
sillabe ricombinanti di civiltà scomparse
fotoni assorbiti e riemersi
ad ogni incontro d’atomo
fonemi istantanei cangianti
pianeti lontani comunicano sulla luce

Remote scogliere dove ombre di organismi
alludono consolazioni inquiete.
 
L’immenso cadavere di un ecosistema
marino svetta ora al sole tra le Alpi
scolpito da pioggia e vento per un eone.
Il gelo l’erosione il tempo immemorabile
ti illudono di vedere montagne creste valli
è di un’altra epoca il sepolcro di un mondo
di esseri sconosciuti egemoni disfatti.
 
Passeremo senza danno e traccia
se non sciameremo nella Galassia
giocando a campana di stella in stella
fra centomila secoli il pianeta si scrollerà
sbadiglierà ancora una civiltà novella.

i reciproci boschi
che non attraversiamo
stanno come salute nella distanza
essa lega i nostri propositi
sono un mare nella distanza
i tuoi angoli selvatici


Paolo Campedel, nato ad Agordo (BL). Laureato in Lettere all’Università di Padova con una tesi in Antropologia culturale, lavora presso una grossa industria bellunese. Si interessa di scienza sin da ragazzo, particolarmente di astronomia e spazio. Coltiva la botanica, il birdwatching, la poesia e la fantascienza. 

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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