Formicaleone

Romanticidio: un’ascia contro i clichè di coppia

  • Amore mi ami?
  • È una domanda così bella che non voglio
    rovinartela con una risposta

Con il suo “Romanticidio- Spoesie d’amore e altre disgrazie”, Eleonora Molisani ha dato vita a un’insolita raccolta di testi poetici e aforismi che scardinano con leggerezza e sarcasmo l’idea di amore romantico. Il libro, edito da Neo, si legge piacevolmente e in poche ore e, quando si chiude l’ultima pagina resta in bocca il sapore dolce-amaro della realtà. Dietro al piglio ironico che invade i testi di questa raccolta, si nascondono riflessioni tutt’altro che banali sui rapporti di coppia del terzo millennio: quotidianità non sempre idilliaca, disincanto, abitudini e abitudinarietà talvolta non tollerabili, situazioni universalmente ravvisabili nella vita di tutti i giorni che soltanto un occhio libero e sfrontato può fotografare con così tanta chiarezza. Protagonisti oltre all’amore, visto che di contemporaneità si parla , sono i social e i meccanismi che essi innescano nelle nostre esistenze e dunque nelle nostre relazioni. Una fotografia, uno status, una canzone, un”like”o un commento ed ecco che scattano il presunto gioco seduttivo, il corteggiamento, la dichiarazione di intenti più o meno palese, come pure il dietrofront, il cosiddetto “ghosting”e via discorrendo. Ma se l’ironia è sorella dell’intelligenza, lo sguardo di Eleonora Molisani non può non strizzare l’occhio anche alla buffa tenerezza di certe situazioni, mostrando un lucido spirito di osservazione e una partecipazione non rassegnata all’esistenza che, anche quando si fa incomprensibile, vale sempre la pena di attraversare.

Dopo due prove narrative hai deciso di cimentarti nel genere poetico. Come sei arrivata a questa scelta? Ti senti a tuo agio anche nella poesia o consideri questo libro soltanto una parentesi?

Amo la poesia da sempre, da ragazza ho addirittura partecipato a concorsi e vinto qualche piccolo premio. Mi sono formata, come tanti, leggendo i più grandi poeti, da Leopardi a D’Annunzio, da Montale ai “maledetti francesi”, da Bukowski a Garcia Lorca, Pedro Salinas e tanti altri. Tra le donne, mi sono innamorata precocemente di Saffo, che ha ispirato più di una mia spoesia. Di Sylvia Plath, Alda Merini, Wislawa Zimborrska, Marina Cvetaeva, Antonia Pozzi, Agota Kristof, fino ad Amelia Rosselli, Patrizia Cavalli, Chandra Livia Candiani. Con le parole mi piace sperimentare, quindi dopo essermi cimentata con i racconti brevi e il romanzo, sono approdata alla poesia, anzi alla spoesia. Il prossimo progetto è una cosa ancora diversa, mi piace confrontarmi con tutte le declinazioni della parola, scritta e parlata. Ma la poesia, sicuramente, non è una parentesi. Alla fine torno sempre da lei.

Non è la prima volta che giochi con le parole. Già nel tuo secondo libro “Affetti collaterali” lo hai fatto. Cosa sono dunque queste spoesie e cosa rappresentano nel mondo di oggi?

Per me scrivere è stata un’urgenza emotiva precocissima, solo che – essendo un tipo dissacrante nella vita e nella scrittura – ho dissacrato tutto, anche la poesia, facendola diventare “spoesia”.

Questa raccolta di spoesie vuole essere un’ascia contro i cliché di coppia. Propongo un “romanticidio divergente”, svuotato di pensieri e frasi da baci Perugina e calato nella realtà quotidiana di tutti noi: quelli già in coppia, quelli felicemente single, quelli a caccia dell’altra metà della mela. L’amore in poesia di solito è dolce-amaro, io ci ho aggiunto anche una bella dose di acido.

  • Vorrei un uomo che mi capisse davvero
  • Non hai qualcosa di più realistico, tipo la pace nel
    mondo?

Nei tuoi testi metti a nudo i molti clichè legati all’amore, alle relazioni di coppia (quelle reali e quelle virtuali) e lo fai con un linguaggio mai troppo cinico ma nemmeno esageratamente scherzoso. Insomma il romanticismo è morto o è soltanto in coma e c’è qualche speranza che si risvegli?

Il romanticismo è sano, è bello, ma non ha senso se non c’è anche l’amore, che è fatto di rispetto per l’altro, di ascolto, di considerazione, di empatia. Oggi le relazioni, specie quelle online, si costruiscono su frasi fatte, su cuori a profusione. Il romanticismo è diventato una merce a buon mercato, in vendita un tanto al chilo, a botte di “like”. Ma è facile essere le persone migliori del mondo al di là di uno schermo, mentre la prova del fuoco è la vita vera, quella delle lavatrici, dei compiti dei figli, delle bollette e delle preoccupazioni quotidiane, che ormai non si ha più il coraggio di vivere fino in fondo. Con le spoesie ho cercato di abbattere – a colpi di accetta – il facile e comodo romanticismo da social network. Il vero romanticismo è percorrere strade tortuose insieme senza bussola, ma tenendosi per mano. In questo senso, non so se si risveglierà dal coma. Vedo sempre meno coraggio di mettersi in gioco fino in fondo.

Emerge dai tuoi testi poetici anche un forte interesse per le tematiche legate al femminile. In tal senso quali aspetti ti stanno più a cuore?

Sono legata a tematiche femminili e femministe da sempre. Dopo più di 25 anni di professione giornalistica, ho trasferito i temi che più mi stanno a cuore nella narrativa. E anche con la poesia non potevo trascurare il lato oscuro di quello che spesso viene definito amore, o passione, ma non lo è. Ci sono spoesie dedicate alla violenza sulla donna; allo stalking; al femminicidio. Su certi temi in Italia non si può ancora abbassare la guardia, il gender gap e la violenza sulle donne sono ancora troppo presenti e praticati.

Restando sempre sul femminile, le tue poesie appaiono anche come una presa di coscienza (finalmente!) della scomparsa del principe azzurro da attendere con occhi sognanti. Ci riusciremo mai?

Le spoesie sono intervallate da brevi aforimi cinici. Uno di questi recita: “Amore, sarò il tuo principe azzurro”. E lei risponde: “Mi spiace, non credo nelle fake news”. Non so se riusciremo mai ad abbandonare l’idea che un uomo ci salverà. O che saremo noi a salvare un uomo. E’ ora di rendersi conto, una volta per tutte, che se non ci salviamo da soli, nessuno arriverà su un cavallo bianco a farlo per noi. Il lieto fine della nostra favola dobbiamo cominciare a scriverlo noi.

Luci nella sera,
una cortina di non detti ci separa.
Qualche nota di piano,
stanotte ti sento lontano.
Sei fuori dalla vista
ma non dal cuore,
il nostro silenzio fa rumore.
Eppure eravamo i più belli del pianeta,

il nostro amore una stella cometa.
Che ci ha guidati per monti e per mari,
nei giorni felici e in quelli amari.
Tu mi hai protetto da me stessa,
hai srotolato questa matassa,
di fili di ferro aggrovigliati,
ci siamo amati e rispettati.
Mi hai fatto ridere e appassionare,
mi hai fatto piangere e recriminare,
ma su di me tu puoi contare,
e su di te ci posso giurare.
Essere coppia è un lavoro duro,
lungo, sfibrante, duraturo.
Arduo salvare amore e passione,
lo dice pure la televisione.
Ora torniamo al primo stadio?
Senti? Lo dice anche la radio.

Come la spieghi, se te la spieghi o se ti fai qualche domanda a proposito, questa sorta di marginalizzazione della poesia, almeno tra i lettori? Da quali motivi può dipendere? Perchè quando sentono la parola “poesia” anche i lettori più accaniti scappano?

Da qualche anno, anche grazie ai social network, la poesia ha cambiato pelle. C’è stata una sorta di exit strategy dai territori lirici tradizionali, che molti lettori vivono come lontani dalla realtà. Siamo sulla strada di una nuova “avanguardia”, una generazione di “impoeti” che sta portando questo genere alla portata di tutti: sui social, nelle piazze, nei teatri. Da Rupi Kaur, la poetessa che su Instagram ha milioni di followers e vende milioni di libri di poesie nel mondo, o la statunitense Amanda Gorman, entrambe attiviste e militanti, che veicolano attraverso la poesia temi forti, importanti. O anche Gio Evan o Guido Catalano in Italia, poeti performer. Questi nuovi poeti si allontanano dalle forme classiche della poesia, per sconfinare in un territorio più selvaggio, con un linguaggio più vicino al sentire contemporaneo. Tutti i linguaggi sono in evoluzione, e trovo che anche la poesia subisca l’influsso dei tempi. E se diventa più pop, che male c’è? Magari il lettore sarà poi invogliato a riscoprire anche quella dei grandi del passato.

Claudio Magris ha detto che “l’ironia è un atto di amore e di libertà, un aiuto a riconoscere i nostri limiti”. Riconosci qualcosa di tuo in questa affermazione?

Più che in questa frase di Magris mi riconosco da sempre nella citazione di Victor Hugo, che diceva: “E dall’ironia che comincia la libertà”. La mia arma per dire quello che penso in modo diretto, leggero, spassionato, è sempre stata l’ironia. L’ironia è, di volta in volta, il mio scudo o la mia vita di fuga. Ma sarcasmo e ironia sono da sempre dei salva-vita. Quando i carichi emotivi si fanno troppo pesanti da sopportare, l’uomo utilizza questi strumenti per non essere schiacciato dal dolore, dal peso della consapevolezza del vivere. 

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