Formicaleone

Alessio Romano risponde a Fante

John Fante
«Passo il mio tempo a scrivere fino a che la situazione prenderà una piega migliore. È la cosa più appropriata che posso fare al momento, perché sono determinato a guadagnarmi da vivere scrivendo, e in nessun altro modo. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. Deve sperimentare tutte le difficoltà quanto le cose facili, e in questo momento mi tocca la parte brutta di quest’affare di vivere. Non preoccuparti per me. In qualche modo me la cavo sempre».
(Lettera alla madre del 4 ottobre 1932)

Caro John,
come ti capisco! Mai come in questo maledetto 2020 non avrei voluto fare altro che passare “il mio tempo a scrivere fino a che la situazione prenderà una piega migliore”, anche da un punto di vista pandemiologico. Ma proprio ora che di tempo ne avrei tanto a disposizione, non riesco a scrivere (e nemmeno a leggere, che per uno scrittore è una necessità ancora più importante). Il temo della lettura e della scrittura è tempo rubato alla vita, ma ora che gran parte della vita ci è stata sottratta non riesco a trovare la giusta concentrazione per farlo.

John Fante
«Scrivere è come suonare il piano; devi tenerti in forma, e io non lo sono proprio. Ma a poco a poco la vecchia sensazione sta tornando, e tornerà del tutto. Non posso sapere quando, ma sarà presto».
(Lettera alla madre del 24 aprile 1935)

Caro John,    
non ho mai saputo suonare uno strumento e sono stonato come una campana, ma capisco quello che intendi. Un po’ ti invidio perché con una macchina da scrivere al posto di un computer scrivere è ancora più simile a suonare. Per questo vado in giro per locali, spesso leggendo le tue pagine più belle, a battere una macchina da scrivere mentre un musicista accompagna le letture. C’è un momento quando scrivi, se sei fortunato, in cui sembra davvero che la pagina si faccia da sola, che tu stia solo compiendo un gesto fisico, quello di battere dei tasti in uno stato di frenetica estasi in cui le lettere sembrano chiamare le dita. E però quante volte, finito l’entusiasmo, si stampa, si rilegge e si butta tutto nel cestino…

John Fante
«C’è proprio una grandissima differenza fra lo scrivere per l’industria cinematografica e la semplice pubblicazione. Di fatto, un buono scrittore ha successo solo di rado a Hollywood, ma ci sono molte eccezioni. Quello che vogliono i produttori è un’idea, e non gli importa di come la presenti, se la realizzi rapidamente. D’altra parte, quando si scrive un racconto letterario, bisogna pensare ai valori della scrittura; si può scrivere con più calma e si può essere più sicuri che la storia sia ben fatta, dal momento che lo scrittore vede il suo lavoro sulla pagina davanti a sé».
(Lettera alla madre del 15 giugno 1934)

Caro John,
non ho ancora mai scritto per il cinema, anche se spero di iniziare presto, e non solo per via del denaro che ne potrei ricavare. Se si fosse liberi, personalmente non ne vedrei grandi differenze, il gesto sarebbe lo stesso: quello di raccontare una storia. Ma il cinema è un’industria, ha le sue regole, i suoi tempi, le sue censure e le sue esigenze di bilancio.

John Fante
«L’estate scorsa sono stato in Italia per sette settimane, soprattutto a Napoli, ma anche qualche giorno a Roma, per il progetto di un film. È stata un’esperienza molto commovente e importante per me. In qualche modo l’Italia era come me l’immaginavo, almeno per quanto riguarda il cinema e l’ambiente, ma ho trovato che la gente è semplicemente splendida, cortese e raffinata. Persino il contadino più infimo in Italia è in un certo modo nato a una cultura e a una vita civilizzata che noi non conosciamo. Poi ho odiato la gente ricca che ho incontrato, gli impostori nel mondo del cinema, gli osceni uomini di Roma, la loro arroganza bucolica di imbroglioni di città. Un giorno ti racconterò di questo viaggio, della condizione miserabile dello scrittore italiano».
(Lettera a Carey McWilliams del 15 gennaio 1958)

Caro John,
ho abitato a Roma per un anno e poi sono scappato via. La città, come sai, è semplicemente meravigliosa. Ma c’è troppo potere: quello politico fatto di parlamentari e portaborse; quello del cinema tra produttori e registi; come se non bastasse c’è persino il Papa! E anche io come te mi sono sempre trovato molto più a mio agio insieme a contadini che con burocrati.


Alessio Romano laureato in Lettere con una tesi su John Fante (l’estratto La fortuna di Fante in Italia in tre interviste (saggio breve) è stato pubblicato in The road to Italy and the United Stetes: La creazione e diffusione delle opere di John Fante, Quaderni del’900, N.\ VI) ha scritto i romanzi Paradise for All (Fazi, 2005 e Bompiani, 2016), Solo sigari quando è festa (Bompiani, 2015), D’amore e baccalà (EDT, 2018). Per l’infanzia le novelle Gli Irregolari di Salita Sospiro (Lisciani Libri), Ulisse e Polifemo (Lisciani Libri). Ha sceneggiato la graphic novel Bukowski (Lisciani Libri). Il suo scritto Aspetta primavera, Romano! è comparso nel volume Dalla parte di John Fante (Carocci Editore). Insegna scrittura creativa, organizza eventi culturali e reading musicali ed è un instancabile viaggiatore. 

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