Formicaleone

SEI POESIE INEDITE di Giovanni Granatelli

LUMINARIE

Anche le luci intermittenti
aggrappate alle ringhiere
si pronunciano sul gelo,

ritmicamente
interpellano la nebbia,
urli sottili
dentro i bagliori colorati

e chiedono conto:
di una sostanza così fragile,
di questa fame feroce
con cui il tempo ci sbrana,
di detriti e cicatrici

– ottuse, filiformi
invocazioni e bestemmie.

CRONACHE

Impari nel silenzio
oltre le immagini sui monitor
le trame rovinose

i paragrafi iniziali
per gli svaghi delle streghe,
i battesimi spietati
– quasi tutto già deciso,

l’estrema sottrazione
e il troppo inarginabile,

le molteplici maniere
in cui viene tatuato
sulla pelle delle braccia
un numero indelebile
destinato a diventare
stella polare avvelenata.

MUSEO

Oggi riflettono ombre –
andirivieni di streghe
le miniature fiamminghe

(che avrebbero dovuto
consolare del gelo):

la guerra sleale
della mente a se stessa,
l’autoritratto in frantumi

quando sventure sempreverdi
recitano la parte
a voce troppo alta,

fanno da guida sfrenate
per i tetri corridoi
di un museo delle ferite.

ORKESTAR

Maschere e costumi
di lontana provenienza
per scacciare gli spiriti
dalle acque del naviglio

danze magiche e ottoni –
per sgocciolare calore
sul nucleo fitto del gelo

per sciogliere la voce
alle strade irrigidite,

per spostare di una versta
più in là oltre il presente
la linea metallica
del confine acuminato.

PROVA

Nel pomeriggio tedesco
un’eco inesorabile,
un adagio addizionale:

c’insegue – non ci congeda
la musica degli archi
per la prova del concerto,

ci afferra alle spalle
mentre usciamo nel cortile

e ci tatua sulla nuca
i drastici ideogrammi
che riepilogano i margini
di ogni proseguire,

il fondo senza fondo
che ospita il tracciato,

l’ossimoro ottuso
di dolore e splendore.

A OLTRANZA

Ma vivide a oltranza
– verdi e luminose –
quelle ipotesi improbabili,

della medesima materia
di queste infiorescenze
nel manto di cemento

(e a seguire l’ordinario,
stupefacente,
miracolo giallo
degli arbusti cittadini):

anche raggomitolato
per ammansire il dolore
prosegui a proiettare
sui teli della mente
altre scene luccicanti.

Giovanni Granatelli è nato nel 1965 a Catania ma vive sin da bambino a Milano. Ha pubblicato cinque volumi di versi, tra i quali Giuramento, Mobydick, 2009 (Premio Città di Marineo), Musica questuante, Nino Aragno, 2014 (Premio Città di Arcore, Premio Tra Secchia e Panaro, Premio Il Meleto di Guido Gozzano) e Sillabe di un appello, Medusa, 2018. Nel marzo 2020 è uscito Spostamenti, Nardini Press, una raccolta di racconti e prose di viaggio. Sue poesie sono comparse anche in riviste, volumi collettivi, antologie di premi e testate online.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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