Formicaleone

“Insonnia” di Rosalia Messina

«Pronto? Buonasera, Carlo. Sono Rachele. Scusi se la disturbo a quest’ora.»

«Rachele, buonasera. Che succede? Ha una voce strana. In effetti è tardi, ma non importa, sono di turno in farmacia.»

«Sì, lo so.»

«Posso aiutarla? Sta male?»

«No, cioè sì. Insomma, non riesco a dormire e le mie pillole, quelle che prendo sempre, sono terminate. Ormai non posso farne a meno, devo prenderle, altrimenti non mi addormento. Ed è terribile, sa? Non riesco a sopportare l’idea di una notte in bianco.»

«Non vedo il problema, venga a prenderle. Mi faccia controllare se le abbiamo.»

«…»

«Sì, ci sono. La aspetto, allora.»

«Ascolti, però non riesco più a trovare la ricetta. Ho cercato in tutte le borse, ho svuotato i cassetti, niente, niente neppure nelle tasche delle giacche, dei cappotti, dei giubbotti, dei pantaloni. Niente.»

«Oh, be’, in effetti è un bel problema. Ma potrebbe andare alla guardia medica, Rachele, e farsele prescrivere.»

«No, la prego. In fila per chissà quanto tempo, a quest’ora, no, proprio non riesco ad affrontare una cosa simile.»

«Allora non so come aiutarla, Rachele, davvero. Mi dispiace molto, adesso devo chiudere, c’è una persona da servire. Cerchi di tranquillizzarsi, prenda una tisana, ascolti una musica rasserenante. Domani potrà procurarsi la ricetta e il problema sarà risolto. A presto.»

«Pronto, Rachele. Mi dica, ha trovato la ricetta?»

«Purtroppo no, non l’ho trovata, Carlo. Mi dispiace disturbarla ancora»

«Si figuri, è il mio lavoro. Ma se non vuole andare alla guardia medica non posso aiutarla.»

«Me l’ha già detto. È che proprio non me la sento, Carlo, di passare chissà quanto tempo ad aspettare il mio turno. Se proprio devo passare la notte in bianco, allora preferisco starmene comoda a casa. Anche perché fa un freddo cane che non invoglia a uscire.»

«Ma a questo punto io cosa posso fare per lei?»

«Non si spazientisca, la prego.»

«No, no, non mi spazientisco. È che non so come aiutarla.»

«Sì, Carlo, ho capito, l’ha ripetuto tante volte. Però una possibilità ci sarebbe.»

«Non se ne parla, Rachele.»

«Carlo, guardi che ha frainteso. Non è mia intenzione chiederle di darmi le pillole senza ricetta.»

«Meglio così. Comunque non lo farei mai, Rachele, anche se me lo chiedesse. Ma la ringrazio di non volermi mettere inutilmente in difficoltà. Cerchi di rilassarsi, adesso. Buonanotte.»

«Posso venire a trovarla in farmacia?»

«…»

«Per parlare un po’. Per non stare sveglia da sola.»

«Non capisco, Rachele. Cosa le salta in mente? Al limite posso farle compagnia così, stando a chiacchierare ancora un po’, finché qui non arriva qualcuno. E poi mi stendo di là, sperando che nessuno venga a suonare. Di solito qualche oretta di tregua c’è.»

«E io che credevo di esserle simpatica.»

«Ma cosa c’entra, scusi? Sono al lavoro, perché questo faccio per campare: vendo farmaci. Sempre nel rispetto delle regole, anche nel caso di una cliente abituale come lei, che vedo spesso e mi è pure simpatica, non si è sbagliata a pensarlo. È una cliente speciale, infatti ha il mio numero di cellulare per prenotare i farmaci che bisogna ordinare e che poi viene a ritirare quando le fa comodo. Portando la ricetta, naturalmente. Non abbiamo sempre fatto così? A  proposito, da quanti anni questa è la sua farmacia di fiducia? Una decina, giusto?»

«Sì, poco più, poco meno.»

«E ogni tanto scambiamo qualche parola al parco, lei con il suo bassottino e io con il mio labrador.»

«Vuole sottolineare che non siamo amici? Guardi che non c’è bisogno che me lo spieghi lei, Carlo. Concordo, non lo siamo. Infatti ho usato questo numero solo per mandare messaggi: una scatola di questo, due scatole di quello, e buon Natale, buon anno e buona Pasqua.»

«Rachele, deve scusarmi ma non la seguo. Cosa vuole da me?»

«Che mi aiuti a superare questa notte, ad arrivare all’alba. Perché poi all’alba tutto sembra diverso, sa?»

«Ma perché io, scusi? Non ha un’amica, un amico, un familiare? Poi mi pare che con il freddo che fa non abbia voglia di uscire di casa, non ha detto questo? E ora viene fuori che vorrebbe raggiungermi qui.»

«Già che c’è, potrebbe anche suggerirmi di chiamare un servizio di volontariato, ha presente telefono amico? Oppure, che so, il parroco. Peccato, non frequento la chiesa. Ma ammettiamo che io sia una devota: magari il brav’uomo di Dio mi direbbe che quando è ora di dormire non ci sono santi, ah ah. E non stia a cercare il pelo nell’uovo con la storia del freddo, lei pretende la coerenza da una che sta in ansia per il sonno che perderà?»

«Mi sta costringendo a dire cose che non mi piacciono, Rachele. Sta cercando di farmi sentire un insensibile bruto che non le tende la mano mentre potrebbe farlo.»

«Ah, invece lei è…?»

«Mi scusi, Rachele, devo proprio lasciarla. C’è gente. A presto.»

«Pronto, Rachele, è ancora sveglia?»

«Oh, Carlo. Ha avuto un ripensamento? Certo che sono ancora sveglia. E lei come mai non dorme, alle 2.40?»

«Mi ha fatto passare il sonno, con le sue telefonate. Dopo l’una non è entrato più nessuno e ho provato a stendermi sulla brandina nel retro. Ma non c’è stato verso, non sono riuscito a prendere sonno. E dopo un’ora di tentativi – lettura, musica, un programma noiosissimo in televisione, di quelli che di solito ti stendono – ho cominciato a chiedermi come dev’essere non riuscire a dormire in modo naturale da tanto tempo. Sono anni che va avanti a sonniferi, vero?»

«Sì. Almeno cinque. Ma mi dica, ha provato rimorso per avermi sbattuto la porta in faccia?»

«Via, non esageriamo adesso. Rimorso mi pare eccessivo. Anche sbattere la porta in faccia mi pare fuori luogo. Non posso comportarmi in modo diverso, Rachele: lei non ha la ricetta e i sonniferi non si possono vendere come se fossero aspirine. D’altra parte, farla venire qui mi è sembrata una cosa senza senso. Però, al tempo stesso, mi dispiaceva pensarla sola, alle prese con la sua insonnia.»

«La ringrazio, è un pensiero gentile.»

«Bene, la chiamo perché – non rida – potrei raccontarle la favola della buonanotte. Chissà, magari funziona. Vogliamo provare? Sono allenatissimo, quando la sera non sono di turno qui ne leggo una a mio figlio. Non so se si ricorda di lui, qualche volta l’ha visto con me al parco». 

«Francesco?»

«Ma che brava. Francesco, sì.»

«Ah ah, si stupisce? Pensa che siccome sono insonne devo essere svanitella? Mica sono così vecchia, sa. A occhio e croce, avrò al massimo dieci anni più di lei.»

«Rachele, la sua tendenza a divagare è impressionante. Non me n’ero accorto, chiacchierando di cani al parco. E poi mi attribuisce pensieri che nemmeno mi sfiorano la mente, e questo non mi piace proprio. Vuole ascoltare una favola o no?»

«No, grazie. Però va bene lo stesso, guardi, mi ha fatto sentire davvero stupida, patetica e talmente disperata da stare qui a tormentare lei, che conosco appena e mi conosce appena. E di questo devo ringraziarla, perché mi dà la forza di chiudere la telefonata e di affrontare l’insonnia con la tisana, la musica e un film.»

«Come preferisce, Rachele. L’offerta era sincera. I maschi, sa, sono più lineari. Non volevo farla sentire né stupida né patetica. Avevo intenzione di confortarla e di andarmene subito dopo sulla brandina e crollare addormentato.»

«Che pensiero gentile, Carlo. Davvero, lo apprezzo molto ma no, grazie.»

«Allora buonanotte, per quel poco di notte che c’è ancora da far passare. E domani venga in farmacia con la ricetta, troverà mia sorella. Io ci sarò dopodomani.»

«…»

«…»

«Carlo, sa, devo dirle una cosa.»

«Che c’è ancora?»

«Aveva ragione lei. Volevo a tutti i costi quelle pillole, le volevo subito. E speravo di ottenerle con la proposta bislacca di venire in farmacia. Mi illudevo di riuscire a convincerla. Le chiedo scusa. A presto.»

«Rachele, pensi un po’, non c’ero arrivato. I maschi, vede, sono proprio dei gran fessi. Sincerità per sincerità: avevo immaginato che si fosse presa una cotta per me.»

«Be’, Carlo, non si offenda, ma io preferisco gli uomini più giovani di lei. Buonanotte.»

«Buonanotte.»


Rosalia Messina, siciliana emigrata da qualche anno a Bologna, dal 2010 in poi ha pubblicato racconti, romanzi, fiabe, opere teatrali e poesie, racimolando qualche premio nei concorsi (e non è stata questa la maggiore felicità che le ha regalato la scrittura, bensì incontrare lettrici e lettori). Ha svolto una professione giuridica e, dal primo giorno di questo turbolento 2021, è una pensionata felice. E ancora ha voglia di scrivere e di leggere.  Ha collaborato con i magazine LetteraTu  e Libreriamo.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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