Formicaleone

Miraggi edizioni

Che cosa significa oggi, nell’era del digitale, degli audiolibri, scegliere di pubblicare su carta? Un sogno romantico, una coraggiosa sfida?
Buongiorno a tutti, la questione è semplice anche se implica diverse considerazioni. Noi di Miraggi cerchiamo di essere molto attenti ad ogni minima scossa di cambiamento e di questi tempi  lo scenario cambia di mese in mese. Seguiamo e proviamo anche a seguire varie piattaforme, ci siamo trovati tante volte a fare diversi test in questi 10 anni di attività, pubblichiamo su carta ma anche in pianta stabile in digitale da 3 anni e comunque la carta rappresenta ancora, con numeri alla mano del biilancio di fine anno, il 90% grosso modo! Ecco perchè la risposta è semplice. Detto questo il digitale cresce e ci troveremo un giorno X ad assistere all’inversione di marcia ma credo e crediamo che la carta non morirà mai per tanti motivi.

L’editoria è ancora “quella giungla” di cui scriveva uno scoraggiato John Fante a Carey McWilliams?
Convengo con le parole di John Fante «Cara mamma, passo il mio tempo a scrivere fino a che la situazione non prenderà una piega migliore. Ogni scrittore deve fare la fame per un po’ prima di valere qualcosa. Deve sperimentare tanto le difficoltà quanto le cose facili, e in questo momento mi tocca la parte brutta di quest’affare di vivere. Non preoccuparti per me, in qualche modo me la cavo sempre.» Queste e altre parole accendono luci sul mestiere della vita e non è che fare altro sia più facile. Ognuno di noi fa sacrifici che nell’immaginario collettivo sono inimagginabili. Si è pensati che se uno fa l’editore è pieno di soldi. Probabilmente i soldi li aveva prima di fare l’editore, diversamente fare i soldi facendo l’editore è alquanto difficile, soprattutto in fase iniziale (primi 15 anni se va bene). I margini di guadagno dell’editoria sono bassissimi a fronte di una totale dedizione che è giustificata solo da due condizioni che devono coesistere: follia e amore. Quindi mi faccio una domanda e mi do la risposta (e credo di poter parlare  per tutti i soci di Miraggi)… Sì siamo folli e innamorati di questo lavoro che ci mette in una condizione di privilegio ma sappiamo quanto occorra resistere ed essere determinati.

Qual è la fitta rete di rapporti, compromessi e scelte che stanno dietro alla pubblicazione di un libro? Qual è la cura che dedicate ad ogni storia?
Questa domanda mi piace e mi permette di dirti, dirvi, insomma dire ai lettori una cosa molto importante. Tre anni fa ci siamo detti che fare editoria come facevamo, e noi eravamo già stati fortunati per aver azzeccato un sacco di libri che hanno venduto tanto, non valeva più la pena. La questione era di fare qualcosa che rimanesse, pubblicare libri essenziali, necessari e senza data di scadenza. Non più semplici storie ma qualcosa che potesse aiutare chiunque a divenire migliore. Noi lo abbiamo sempre detto di essere prima di tutto lettori esigenti, come editori io, Alessandro De Vito e Davide Reina ci siamo messi in testa di cercare testi che prima di tutto guardassero e rivelassero una ricerca della lingua, li stiamo trovando questi scrittori e li stiamo portando alla luce. Sto parlando del nuovo filone editoriale Baskerville, quattro collane importanti: NováVlna, dedicata alla narrativa ceca e che prende il nome dalla “Nouvelle Vague” cinematografica ceca degli anni della Primavera di Praga (De Vito è di origini ceche e ne cura la selezione oltre che essere traduttore); Scafiblù, dedicata ai grandi scrittori italiani che hanno il coraggio di portare un messaggio disobbediente, anarchico, per lo stile o per i contenuti. Opere che Miraggi vorrebbe contrabbandare al di qua dell’immaginario confine tra ciò che comunemente si può trovare in libreria e ciò che non è destinato ad arrivarci mai; Tamizdat, collana curata in collaborazione con gli “agitatori culturali” Francesco Forlani (scrittore e traduttore) e Francesco Ruggiero (Spara Jurij e Atti Impuri), dove vi trovano casa traduzioni di autori di alta qualità letteraria e di idee, che per vari motivi non arriverebbero al lettore italiano, certamente non a quello del mercato editoriale mainstream; e infine Janus|Giano che ha lo stesso spiirito di quelle precedenti ma dedicata alle traduzioni con testo a fronte originale. La cura è infinita, sia quella della qualità letteraria, sia quella editoriale con 3-4 passaggi di lettura che non fa più nessuno (o comunque in pochissimi lo fanno). Però è la nostra vita e spero che leggendo si evinca! La qualità paga sempre!

La questione era di fare qualcosa che rimanesse, pubblicare libri essenziali, necessari e senza data di scadenza. Non più semplici storie ma qualcosa che potesse aiutare chiunque a divenire migliore. Noi lo abbiamo sempre detto di essere prima di tutto lettori esigenti

Come nasce il progetto della vostra casa editrice, quali gli obiettivi futuri? Sta andando tutto come vi aspettavate?
Facendo un salto indietro nel tempo, mai e poi mai mi sarei immaginato di fare questo nella  vita, è stato uno scherzo del destino… però bisogna dire che dieci anni fa mai e poi mai ci saremmo immaginati di pubblicare la prima opera di Hrabal! Direi che, in seguito al cambio della linea editoriale fatta nel 2017, oggi la direzione è buona, siamo percepiti come una delle più interessanti realtà editoriali, stiamo alzando la qualità di ciò pubblichiamo, quindi tutto sommato sta andando bene! Volevamo fare libri che rimanessero e lo stiamo facendo, non ci resta che far arrivare ai lettori il messaggio, l’unico supporto che chiediamo è la fiducia. Per il resto Miraggi è un collettivo di persone spinte dai propri sogni e dalla passione ma tutti professionisti incredibili, una crescita d’insieme, autori compresi ed è un grande privilegio.

In un articolo di Oliver Burkeman dal titolo “Come trovare il tempo per leggere” pubblicato su Internazionale il 7 aprile 2015, il giornalista inglese racconta del paradosso e della sciagura di questo suo amico editor che non trovava più il tempo per leggere. È capitato anche a voi?
Il lavoro assorbe molto tempo, per venire alla tua domanda io personalmente leggevo molto di più prima di intraprendere questo mestiere, ora leggo per necessità ma riprendendo la risposta precedente, sono felice perchè leggo cose molto alte letterariamente parlando e quindi non avverto questo problema. C’è però un insegnamento che mi porto in tasca del mio socio Davide Reina che un giorno mi disse che in qualità di editor doveva bilanciare con letture classiche, riletture e/o comunque letture di alto livello, perché a leggere manoscritti mediocri (e ce ne sono tanti purtroppo) si regredisce. Un po’ come avviene in ogni mestiere o attività, l’educazione non è a senso unico, ci si educa anche al mediocre se si esercità costantemente, basti pensare anche al cibo! Da allora anch’io cerco di bilanciare con grandi letture e ultimamente ho letto Tutto il ferro della tour Eiffel di Michele Mari, che romanzo…

Un libro, un film, una canzone.
La risposta credo che metta d’accordo un po’ i gusti di tutti e dico: 
L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, Trainspotting e Daydreaming dei RadioHead


(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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