Formicaleone

“Con la sola imposizione delle mani” di Marcello Manzoni

Innanzitutto, vi rendo partecipi della mia condizione di balbuziente. Non per scelta, lo giuro.
Accettatelo come un fatto acclarato, così che il racconto abbia senso.
La balbuzie è disagiante per l’impreparato interlocutore, perché riferibile troppo spesso a fenomeni di mera timidezza o di errata respirazione. Il balbuziente invece è stretto in una morsa emotiva, oppresso da ansie situazionali.
Ci sarebbe molto da dire sul disturbo, ma ora vorrei solo chiarire che al tempo della circostanza che seguirà, la mia balbuzie era un argomento da non prendere sottogamba. 
Ero in villeggiatura al lago e un pomeriggio accompagnai mia mamma a fare una visita, per la sua incessante cervicalgia.
Appena giunto allo studio qualcosa mi puzzava, letteralmente. L’ingente utilizzo di incenso non mi suggeriva la presenza di un medico specialista. Non che un medico non possa usare l’incenso per profumare la propria sala d’attesa, ma ciò mi insospettii.
Terminata la seduta, mia madre mi fece cenno di entrare.
Ad attendermi, un tizio vestito con una tunica, tipo jedi. Sinceramente non saprei come definirlo, forse guaritore, di certo non un medico, malgrado mia mamma continuasse a rivolgersi a lui con l’appellativo di dottore e lui non la corresse mai. 
Non mi è ben chiaro come mia madre, fervente cattolica, così distante da ogni forma di controcultura spirituale, fosse diventata paziente di un tale individuo, ma non importa.
Il suo studio mi colpì per la quantità di cristalli curativi sistemati lungo la stanza e dall’intenso olezzo di sudore. Pareva un museo mineralogico puzzolente. Inoltre, sulle pareti venivano accostati dei poster con frasi di Buddha, ad un’icona di padre Pio e una di Gesù, che in un primo momento scambiai per Charles Manson.
Insomma, mi dava la sensazione di un miscuglio fatto ad hoc per attirare ogni genere di devoto. 
Ammetto che partivo prevenuto, ma non riuscivo a prendere sul serio la persona che mi trovavo di fronte.
Mia madre purtroppo raccontò al guaritore della mia balbuzie e lui offrì le proprie capacità curative per risolvere il mio disturbo. 
Mi toccò le braccia, poi mi fece una sorta di massaggio alle spalle, infine mi disse di fare dei respiri profondi. Apparentemente tutto un po’ a caso.
Quindi ci scambiammo due parole, balbettai come al solito, e lui perentoriamente disse “Vedi! Va già meglio”.
Odiai profondamente quella faciloneria.
Seguirono gli appassionati ringraziamenti di mia mamma e continuarono quando il guaritore non chiese ulteriori soldi.
Non fui scortese, ma non la tirai per le lunghe e portai fuori mia madre quasi di peso, mentre lei non smetteva di esprimere la propria gratitudine.
Lei è così, ingenua, ma piena di speranza per ciò che mi riguarda.
Ricordo che in macchina evitai di parlare e fui abbastanza intrattabile nelle ore successive. 
A quel tempo la balbuzie era una questione troppo seria nella mia vita, da far passare inosservato il mio sdegno per quanto accaduto.
Il dolore cervicale di mamma non cessò.


Marcello Manzoni, nato a Milano nel 1982. È laureato in Archeologia, ma per permettersi Netflix e Dazn ha dovuto abbandonare il settore. Ha vissuto in Finlandia e in Germania, a riprova delle due esperienze ha una moglie finlandese e una tazza dei mercatini natalizi di Colonia. Adora scrivere, ma nessuno se ne accorge. Non sa leggere ad alta voce.

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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