Formicaleone

Timidi messaggi per ragazze cifrate, La vita criptata di Grot tra rifiuto di sé e ricerca del mondo

Se è vero che, come sosteneva già Čechov, un buon libro è tale quando ha il potere di sollevare domande e di moltiplicarle all’infinito nella mente del lettore, in un tempo in un cui anche l’ultima certezza è stata fatta brillare fino a far tremare la terra sotto i piedi, un buon libro è tale persino quando il suo messaggio resta un enigma e manda in crisi il lettore. È accaduto qualcosa di simile con questo libro, quello che gli amici mi hanno garantito con l’entusiasmo tipico da fine lettura che reca anche un po’ di invidia nei confronti di chi non ha ancora varcato la soglia di un’esperienza unica e psichedelica. “Uno sballo!” mi è stato detto, e in un tempo in cui i divertimenti sono davvero poca cosa e restano per lo più relegati alla sfera dei ricordi e dei programmi che desideriamo attuare nell’agognata realtà post-pandemica, l’idea di poter andare oltre, abbattendo, seppure con l’immaginazione, i limiti restrittivi che ci opprimono ormai da troppo tempo, giunge assai gradita.

I libri ci salvano, ora più che mai, e al momento sono gli unici viaggi di piacere concessi, i soli amici che possiamo vedere in assoluta tranquillità, gli abbracci più sicuri … ma per alcuni di questi, anche se hanno il potere di preservarci dal virus – si legge meglio al riparo dagli assembramenti! – non bisogna sottovalutare gli effetti collaterali. Il mio intende sicuramente essere un invito alla lettura, ma può preparare al testo come quei bugiardini che forse raccontano di casi oltremodo sfigati, però, intanto, li raccontano e in qualche modo ci mettono in guardia. 

Parliamo del romanzo di esordio di Ferruccio Mazzanti, fiorentino studioso di filosofia, collaboratore e fondatore di diverse riviste letterarie, che ha consegnato ai tipi di Wojtek un libro davvero singolare, che certifica ancora una volta il coraggio della giovane casa editrice di Pomigliano D’Arco, fucina di sperimentazioni e idee avanguardiste.
“Timidi messaggi d’amore per ragazze cifrate” arriva alla fine dell’alquanto bizzarro 2020, a raccontarci che le stranezze non sono terminate, che probabilmente non avranno mai fine, ma che bisogna comunque resistere e provare a decodificare questa strana realtà in cui ci siamo cacciati ancor prima che alla nostra porta bussasse il signor Covid-19. Sì, perché, probabilmente, l’isolamento imposto dai numerosi DPCM, che ci ha catapultato nella più distopica realtà che potessimo immaginare, e ci ha resi insofferenti e in qualche non sparuto caso anche un po’ psicolabili, traccia la strada che noi stessi avevamo imboccato già da un po’. 

Di sicuro questo discorso vale per Grot, ragazzo poco più che ventenne che non esce di casa da 1245 giorni, rintanato nella stanza dalla quale, ormai da 1105 giorni, tiene fuori persino la luce del sole, e che da 1095 giorni non parla nemmeno con la sua unica “convivente” (si fa per dire!): sua madre, anche lei, come la luce, fuori dalla sua stanza e dal suo mondo. 

In realtà Grot non ha perduto la voglia di comunicare, e anzi continua a farlo in tutte le sue giornate, ma i suoi pensieri si allineano attraverso un linguaggio cifrato che è un disperato grido di aiuto rivolto chi riesca ad ascoltarlo e a dar voce al suo bisogno di esistere e di esistere per gli altri. Grot, che spende il suo tempo tra i videogiochi e una cura quasi maniacale del piccolo appartamento – quando questo è privato della presenza della madre – scrive lettere d’amore che invia su siti e forum frequentati da altri ritirati sociali come lui (sul modello degli hikikomori, che in giapponese significa appunto “stare in disparte”, “isolarsi”), oppure le infila sotto la porta, che rappresenta la barriera fisica e simbolica che lo tiene al di qua dalla realtà esterna e dietro alla quale, ogni sera, si raccoglie la madre.

Io non esisto per il mondo esterno: sono un ventunenne ritirato. Non ho nulla che possa definirsi piacevole alla vista altrui. Credo di avere una qualche deformazione cranica che ancora non ho ben visualizzato, sebbene sia assolutamente in chiaro agli altri di cosa si tratti e poco importa se mia madre mi ripete che sono bellissimo: è mia madre, quale fiducia posso avere in una donna che piange seduta fuori dalla porta di camera mia: vuole solo vedermi, toccarmi, obbligarmi a essere come tutti gli altri, ma io non ho nessuna prospettiva di cura, io non sono come tutti gli altri. Ho solo bisogno di essere lasciato in pace: il fatto che mia madre mi incoraggi sempre, che sostenga che sono gli altri a non capirmi, tutto questo mi fa perdere la ragione.

Dalla convinzione di essere diverso e di non poter piacere a nessuno deriva il profondo disagio di un ragazzo che vive il rifiuto di sé e del mondo esterno, inteso come pericolo e minaccia continua: Grot arriva a personificare le sue paure in un ex compagno di liceo, da cui si sente spiato e da cui teme costantemente di essere deriso.  Questo compagno, Rotwang, diventa la sua principale ossessione e a questa Grot risponde con un’ossessione ancora più forte, che assume per curare la prima, ma che finisce con il permeare ogni aspetto della sua esistenza. Il nostro ragazzo studia la crittografia fino a divenirne esperto, ma poi inizia a criptare non soltanto le lettere nelle quali riversa il suo desiderio di amore e purezza, ma proprio ogni gesto della sua giornata. Grot si inventa così una vita criptata e il lettore è trascinato in questa mania addentrandosi sempre più nelle tecniche di cifratura – spiegate come da manuale – che lo sottopongono a una crescente difficoltà nell’intento di comprendere i messaggi di Grot e il senso profondo di una storia incredibile. 

“Timidi messaggi per ragazze cifrate” è un delicato e sapiente romanzo sul disagio sociale che, accostando continuamente linguaggi diversi – in chiaro e criptato – assegna al lettore prospettive diverse, consentendogli di vivere l’isolamento di Grot e di poterlo osservare dall’esterno, passando dal buio della tana alla luce del mondo di fuori, dalla chiusura totale alla più accesa e tenera esigenza di venir fuori, di manifestarsi al mondo e di vivere i più semplici sentimenti, senza schermi e senza timori. 

“Timidi messaggi per ragazze cifrate” è una sfida affascinante e complessa che il lettore può vincere ma può anche perdere, sentendosi dominato da un senso di  incomunicabilità e provando egli stesso la frustrazione e il disagio dell’isolamento, restando però legato al libro, alla scrittura di Ferruccio Mazzanti, che riserva passi di reale bellezza al di là della genialità complessiva che sovrasta l’opera e, soprattutto, rimanendo legato a Grot, alle sue manie, alle sue piccole e grandi paure, che sono paure universali, e alla timidezza che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita. La vita che fa paura sempre ma che, in qualche modo – anche bizzarro! – va affrontata e vissuta.

AVVERTENZE: Potrà capitarvi di appassionarvi alla crittografia, oppure di perdervi nell’approccio alle tecniche più sofisticate (in tal caso sperimenterete un sentimento di profondo disagio, ma non preoccupatevi: Grot è con voi!), però difficilmente riuscirete a dimenticare il libro di Mazzanti.

EFFETTI COLLATERALI: Potreste diventare maniaci di crittografia e iniziare a inviare messaggi cifrati ad amici e familiari (ma un cervello allenato è un cervello giovane!)

CONTROINDICAZIONI: Non adatto ai non curiosi!

Buona lettura!


(In copertina: foto di Costantino Tuccori)

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