Formicaleone

Quattro poesie di fabrizio Sani

Buia montagna
Il mio cuore è una buia montagna.
Straniero è per mei; per lui sono costola.
Non ha pretesa di ragione, prosciuga
senza interesse, questo squarcio nel mondo
che sono, e che da lui si nasconde.
La mia condotta oltre lui è vana ricerca di chiarezza,
per non accettare che la chiarezza non sia verità.
Il mio cuore è la sola verità, inaccettabile:
egoismo e inquietudine.
L’inquietudine di accogliere l’egoismo innocente dei gesti quotidiani,
per fronteggiare l’egoismo dell’eterna inquietudine.
Che cos’è il mio cuore se non questo squarcio nel mondo,
sepolto da una grandine scura che è una voce non dovuta?
Cosa sono io se non un nascondiglio 
preposto a nascondere che mi sto nascondendo?
Che cos’è questa verità se non una forza
che costringe ogni pomello
di ogni porta
di ogni stanza che non la contiene?
Che cos’è questa voce se non quell’attimo di luce
nel perdurante buio di questa montagna?
In altre parole, quell’attimo di felicità 
precedente a una lunga nostalgia.

Una lacrima in camicia precipita in un campo di girasoli,
fosse stata una rondine la sua vita avrebbe avuto un senso.

Con le mani 
Se lo sapessi e fosse no
e intrecciassi fili su fili 
per fare il tempo con le mani,
e nel frattempo iniziassi a raccontarti di una donna:
era il 2013 e tra queste mani rabbrividiva,
era bene che ruscellava nel dolore,
un oceano di dolore di un padre
che era padre nel pudore e un figlio
senza voce evaporato tra i romanzi della libreria,
nei vestiti stesi al vento, dentro al sibilo di nuovo motore;
qualche altra fine che non conosco
e una che le ho negato.
Se lo sapessi e fosse no
e intrecciassi fili su fili
per fare il tempo con le mani,
inizierei a raccontare il viaggio da me a me
che Valentina percorse per accompagnarmi
a incontrare chi sono ora,
e qualche fine che conosco 
ma non la fine di una storia d’amore.
Se quel che diresti lo sapessi, e fosse no,
intreccerei fili colorati su fili colorati
per fare il bene con le mani.

Dentro un triangolo
È in questo: una strada, pochi passanti e qualche fanale,
una manciata di sillabe si sono depositate,
una a una, a eclissare le stelle.
No, è prima: una bottiglia di vino, alcuni amici e un’impressione.
È lì, sì: dicevo qualcosa tanto per dire e ti cercavo
ma nei tuoi occhi non mi trovavo
– improvvisa lacerazione dentro il mio,
una piuma sopra il cuore
ma il dolore era di pugnale.
Ero così giovane e non ricordo se
avevo già le braccia per stringerti a 
– quale coraggio nel venirmi a dire che era solo ieri?
Non eri nuvola, eppure sempre sembravi fatta di fumo,
tranne quando dicevi addio.
Mi spartivo la tua assenza con una barchetta
dentro un triangolo,
la sola a dirmi buonanotte;
il ricordo del verso di un cuore che adesso
tace, con una barchetta
dentro un triangolo.
Ero così giovane e non ricordo se
già avvelenavo la mia carne per darmi sonno
– quale coraggio nel venirmi a dire che era solo ieri?

Pastorale – Fab
Due bambini vogliono fare l’amore
e scambiarsi i nomi e i cognomi
come fossero figurine e perdonare
una stella fasulla, trascina un ago
che chiaroscura l’imbrunire.

“Mamma, Mamma regalami un soldino
a conservarne abbastanza mi farò una casina.”

E poi domenica dopo domenica
in punta di piedi affacciare in sacrestia,
capeggiare col prete la processione
e un altro soldino dalle devote
di gote rosse, Avemaria.

“Mamma, se a notte attenuata non mi svegliassi nemmeno io,
sarà ancora estate per Andrea e tutti gli altri bambini? ‘

Lacrime calde, lacrime fredde,
rospi strillanti buttarsi nella discesa
di gote rosse, senza peluria.
Tanto era pura quella tristezza
che ogni altro sentimento si arrese.

Mamma di ciuffi d’erba, di piante e di canne;
mamma di suoni, ci si nascondono dentro.

Eppure, si muore ancora, muoiono tutti.
Di porta in porta. Una questua. Scostando i cadaveri
due bambini prendono una monetina dai salvadanai,
lasciando le altre per gli altri bambini.
Le case sono sporche e polverose
in qualcheduna piove dentro.
Hanno l’odore dei cassetti che non schiudevi da molto,
nell’interno: il mazzo di carte incompleto, mai gettato.

Mamma a braccetto con lunghi anni fiaccati
a non vuotare il sacco. Ad accudire il fuoco,
se nella cenere c’è ancora fuoco.

Il bambino si rimette a grufolare nel bosco
e si addormenta nell’infossamento creato
dalla discesa notturna, a ruzzoloni, dei cinghiali.
Nella tristezza un brufolo di inesorabile
ottimismo, come solo il pensiero di un nuovo giorno. 


(In copertina: foto di Costantino Tuccori)

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