Formicaleone

Tre poesie di Raffaele Auteri

La bestia che gridò amore nel cuore del mondo 
Nelle notti più calde
l’aurora aspira alle fiamme:
divampa dalle onde, in apnea
s’innalza fino a sfiorare il cielo,
aspettando il sole 
aspettando la morte.
E io, che continuo a vivere
nell’oblio, che non ho mai
conosciuto il fuoco, né la luce,
se non attraverso lo spiraglio
che attraversa la roccia, nuda 
come la veste di un fantasma.
Io stesso che come uno spettro
infesto il mondo coperto dalla notte,
aspettando la morte, aspettando 
la luce spezzata dalla marea,
riflessa nei tuoi occhi, che sono
pieni di sale e amore e odio e
speranza e oblio e buio 
incandescente.
Io stesso attendo
di sciogliermi al sole, congiungermi
con Dio e il mondo da lui creato.
Attendo che il tempo eroda
le montagne e prosciughi i mari, 
cercando di capire se sarò
sole o aurora,
notte o crepuscolo,
morte o vita. 

Nell’attesa che tutto finisca,
che poi ricominci, 
io sarò amore.

Io sarò l’animo irrequieto che trova la pace
Io sarò una carezza su un viso pieno di sale
Io sarò il sangue che lava ogni corpo
Io sarò la carne che congiunge altra carne
Io sarò il pianto che lenisce ogni male
Io sarò il giorno che uccide la notte
Io sarò le tenebre che ingoieranno l’alba
Io sarò sole e luna
Io sarò aurora e crepuscolo
Io sarò vittima e carnefice 
Io sarò vita, morte e speranza
Io sarò la luce accecante dell’oblio
Io sarò la bestia che griderà
amore nel cuore del mondo.

Colla 
Tradinoi
colla
appiccicaticcia
provaconcretadelbisognoincessante
disentirsiqualcosadipiùdiunsemplicecorpo
vogliaincontrollabile
difonderciperdercilunonellaltra
poituttoauntrattotifacesti
solvente.

Calamaro
Ho sognato la guerra
spazzare via il mondo intero.
Non più mari e monti, ma immensi deserti
di sabbia rossa, purpurea, malinconica;
il tramonto eterno della vita.
Io ero un calamaro
nuotavo impaurito nel nuovo mare,
a zig zag, tra le punte dei grattacieli e
il metallo ossidato degli uccelli.
Trovo rifugio dentro al ricordo
di una famiglia in gita al mare
   –  tutt’a un tratto  – 
sono le onde che investono
un bambino sulle spalle di suo padre,
la sabbia accarezzata dal mare,
una madre che guarda sorridente,
da lontano.
Il cielo profumato d’agosto, le risate
acute dei piccoli, schizzi di sale
bruciano negli occhi
e in fondo alla gola.


(In copertina: foto di Costantino Tuccori)

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