Formicaleone

Interviste anonime: la facoltà di scegliere

di Pierlorenzo Puglielli

Come preferisce che la chiami, signora o signorina?
La ringrazio profondamente per la domanda perché è da moltissimo tempo che sul mio
appellativo dura una sorta di equivoco, a cui più di tutti ha contribuito quell’affascinante
chansonnier genovese che in uno dei suoi testi più ispirati di fine anni settanta ha fatto
precedere il mio nome dal termine signora. Ora non è che io mi sia offesa né gli serbi
rancore, d’altronde capisco bene le sue ragioni metriche e, che vuole, io sono tronca e
tronca rimango, però è d’uopo un chiarimento e glielo farò sotto forma di domanda. Le
sembro una da marito?

Assolutamente no.
Appunto, mi chiami signorina. A discolpa dello chansonnier aggiungo che, oltre alle ragioni
metriche, presumo che abbia scelto di appellarmi signora per attribuirmi un valore
eziologico della fantasia, considerata a ragione mia diretta discendente.

Bene, fugati gli equivoci, le chiedo innanzitutto, signorina, come si sente al termine
di un anno di metamorfosi così radicali?

Stanca ma molto motivata. È in queste fasi che si creano margini in cui riesco a inserirmi
con maggior impatto.

È soddisfatta del lavoro svolto finora?
Cerco sempre di fare il meglio che posso e al termine di ogni giornata mi ripeto che non
avrei potuto fare di più per non sentirmi vittima di quel tipo di autoerotismo, tanto di moda
oggi in ambienti radicali, secondo cui bisogna mirare alla perfezione, salvo poi confermare
spesso una certa mediocrità sia di intenzioni che di risultati. Inoltre, se gli esseri umani
sono imperfetti, allora anche i valori intangibili lo sono. Ad ogni buon conto, date le
condizioni iniziali e il rischio corso durante quest’ultimo anno, mi sento abbastanza
soddisfatta, pur con la consapevolezza che d’ora in avanti si dovrà lavorare parecchio.

Immagino che menzionando il rischio lei pensi al profondo limite dei diritti
costituzionali vissuto dall’intero paese soprattutto nella primavera scorsa.

Dato il grado di istruzione raggiunto dall’umanità, francamente trovo assurdo che i governi
stabiliscano limiti di circolazione. Gli esseri viventi dovrebbero essere responsabili del
proprio destino e di quello dei loro vicini, oltre che del destino del pianeta. Ad essere
sincera è struggente sapere che divieti e limitazioni derivino in parte dalla scarsa
considerazione che i governanti hanno del popolo, in parte dall’incapacità delle persone di
stabilire dei confini comportamentali tali da non nuocere alla salute degli altri. Nel 2021 mi
sarei aspettata ben altri approcci e, anche se la realtà è differente dalle mie aspettative, è
necessario sempre andare in cerca di luce nel corso dell’incerto cammino quotidiano. Ad
esempio considero straordinario l’esperimento che stanno portando avanti, da mesi
rinchiusi in un teatro, quegli artisti napoletani che cercano con determinazione la strada
migliore per realizzare il loro spettacolo. Quando ho tempo mi collego per assistere da
casa alle loro prove e mi appassiona vedere come esseri umani in cattività sviluppino un
alto grado di immaginifica intraprendenza. Sarò sincera, ritengo che i governanti
dovrebbero prendere esempio da quegli artisti, rinchiudersi dandosi delle semplici regole e confrontarsi a fondo per mettere a frutto nel miglior modo possibile il denaro prestato dalla
Banca centrale europea.

Suona strano che proprio lei, signorina, proponga l’auto isolamento, una sorta di
auto detenzione, per lavorare meglio.

Ha ragione, a volte mi lascio prendere un po’ dalla mia natura entusiastica. Ho notato però
una dilagante assuefazione al qualunquismo, soprattutto da parte di chi dovrebbe trovare
soluzioni ai problemi. Mi riferisco ai politici, i quali disgraziatamente delegano il loro
compito a dei tecnici per scagionarsi dinanzi agli elettori. Per questo sono convinta che un
periodo di auto reclusione possa portare buoni frutti al paese. Gli uomini di governo
recupererebbero un po’ di attitudine alla progettazione e alla cooperazione che specie
nell’ultimo ventennio hanno spesso messo da parte per tornaconto personale.

A costo di apparire provocatorio, devo farle notare che la gente vuol capire quale
direzione lei intende intraprendere nei prossimi mesi.

La mia direzione sarà la stessa di sempre, d’altro canto non potrebbe essere differente. Io
sono abituata da millenni a periodi di restrizioni e non mi spaventa l’attesa. Siete voi a
investire di tensioni e futili speranze fasi come quella attuale, invece di concentrarvi sulla
vostra natura e su quanto desideriate concretamente tenermi al vostro fianco e
sperimentarmi.

C’è qualcuno dei tanti uomini e donne con cui ha collaborato ultimamente che le è
parso più vicino alla sua indole?

Non amo fare nomi però mi preme sottolineare come la vostra società sia piena di menti
brillanti inutilizzate perché non coercibili dal potere. Conosco architetti, direttori
d’orchestra, primari, astronaute, filosofe, scienziate che riuscirebbero magnificamente a
presiedere il consiglio dei ministri e a dare visioni e indirizzi al paese. Uomini e donne che
fanno politica ogni giorno nello svolgimento delle loro professioni, ma non considerati
perché non hanno tempo né voglia di appartenere ad un partito che pensa di cambiare il
proprio segretario in piena crisi pandemica, o ad un altro che fa del populismo il suo
cavallo di battaglia.

Manca molto perché torni senza vincoli nella sua accezione comune?
Dipende da voi. Io ci sono sempre e in tutte le accezioni possibili, nonostante i divieti.
Anzi, oggi emergo con maggiore risolutezza tra uomini consapevoli e responsabili.
Qualcuno poi mi accarezza e ne trae beneficio, qualcun altro invece mi stropiccia e mi
butta via, illudendosi però che io sia ancora al suo fianco. D’altronde è necessario
assumersi il rischio di perdermi per trovarmi a fondo e con sincerità.

Qualche rimpianto?
Onestamente non nutro rimorsi né rimpianti ma mantengo un dispiacere per come
esperienze avvincenti intraprese in mio nome siano terminate in bagni di sangue. Ritengo
che prima di ammazzare qualcuno occorra sempre tentare il compromesso perché molto
più della violenza vale un accordo raggiunto dialetticamente e con reciproche aperture e
concessioni. L’auspicio è che l’intelligenza prevalga sempre sulla forza.

Deve ammettere però che non è facile rovesciare una dittatura senza imbracciare le
armi.

Che occorra un piglio battagliero e non bastino le parole è vero, ma una volta rovesciato
un sistema autoritario non è necessario produrre una carneficina per dare inizio a un buon
governo.

L’istante successivo la signorina è evoluta spontaneamente allo stato aeriforme,
volatilizzandosi.


(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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