Formicaleone

Passi Paesi Parole

La genesi di Passi Paesi Parole è ben chiara, almeno a me. Nasce da un incontro fisico e prende forma grazie a un grande lavoro, nell’ultimo anno almeno, virtuale.
Il primo avvenne tra chi scrive e Virginio Sala, all’epoca traslocato non da molto in un piccolo paese della Lunigiana. Per chi non avesse dimestichezza con la zona, la Lunigiana è Toscana, provincia di Massa Carrara, pendice ultima della regione, schiacciata tra Liguria ed Emilia Romagna.
Mi verrebbe da aggiungere che Lunigiana «sarebbe» Toscana, visto che molti di noi lunigianesi, quando vanno verso Lucca, o Pisa, o Firenze, aggiungono, per precisare, «andiamo in Toscana». Campanilismi si sa, non ce ne libereremo mai, e forse non è del tutto un male.
Non che sia importante sapere dove io e Virginio ci incontrammo, ma serve, almeno credo, a dare un luogo di origine e una collocazione geografica.

passi per la lentezza…
paesi per la perdita di memoria e identità
dei borghi lunigianesi… 
parole perché vogliamo parlarne
e invitare altri a farlo…

Un incontro fisico dicevo, durante il quale scoprimmo di avere alcune idee e speranze comuni. Questo incontro avvenne, come si era soliti fare a quei tempi, seduti all’aperto sorseggiando un aperitivo. Fu il primo di molti altri segno che quelle idee cominciavano a germogliare e a richiedere, bontà nostra, sempre più energia e confronto per portarle avanti. Fu durante uno di essi che Virginio propose il nome Passi Paesi Parole. A me non restò che il compito di annuire e approvare.

Oreste Verrini e Virginio Sala

L’idea era che diventasse un punto di incontro per le persone che sottoscrivevano i nostri stessi interessi, i passi per la lentezza e l’attenzione con le quali affrontare la vita e non solo, i paesi perché lo spopolamento, la perdita di memoria e identità dei borghi lunigianesi, ma anche appenninici, ci preoccupava e infine parole perché era proprio parlando e invitando altri a farlo, che volevamo provare.

Un piccolo festival dunque; un momento ben determinato durante il quale invitare scrittori, filosofi, studiosi e ascoltare quello che avevano da condividere su temi quali lo spopolamento, la conservazione della memoria, il territorio e così via.
E festival è davvero stato per alcuni anni. Poi, il 2020, come tutti sanno, ha sparigliato le carte e noi ci siamo chiesti se Passi Paesi Parole non potesse diventare qualcosa di diverso; non più uno spazio confinato ai giorni del festival ma presente e attivo tutto l’anno.
Così l’entusiasmo ha contribuito a far crescere una pagina Facebook – migliorata e abbellitasi sotto l’attenta guida di Martina Conti, nel frattempo aggiuntasi al duo originario – e far nascere una trasmissione radiofonica trasmessa su «RadioA», radio della provincia. 
Sento ancora, la sensazione è quella, di non esser stato esaustivo, di aver solo accennato, non davvero spiegato. 

Martina Conti

Riprovo, riassumendo: Passi Paesi Parole è stato prima un’idea, poi un piccolo festival per tre anni, poi un non festival per tante sfortunate coincidenze, infine un festival online. Salutato, questo, come un evento interessante, meritevole di un buon numero di attenzioni. Non ce lo aspettavamo, siamo rimasti sorpresi.
Abbiamo fatto un passo in più, un piccolo sforzo, Passi Paesi Parole è diventato una trasmissione radiofonica. Lo so, lo abbiamo detto, poche righe sopra. Ma serviva per completare il riassunto.

Ora vorremmo diventasse qualcosa in più. Cosa?
Vorremmo diventasse un contenitore, molto di più di una pagina Facebook dedicata alle nostre passioni, molto più di spazio radiofonico dove far parlare altri. 
Uno spazio aperto a cui tutti possano accedere. Vorremmo accogliere la voce e l’entusiasmo, la riflessione e i dubbi, l’allegria e la tristezza di chi, come noi, è interessato all’Appennino, alle Aree Interne, al paesaggio e al viaggio lento. 

Uno spazio dove chiunque potrà raccontare le proprie esperienze, o quelle ascoltate da altri, potrà scrivere il proprio racconto, pubblicare un video di riflessioni, recitare una poesia. Potrà farlo in piena libertà – sottostando alle semplici regole della buona educazione – parlando di quello che più gli aggrada.
E perché lo facciamo?
Bella domanda, a cui non è facile rispondere, non senza una riflessione. 
Eccola: lo facciamo perché abbiamo la convinzione che sia il dialogo, il confronto civile, la condivisione di idee, suggestioni, speranze e progetti a dare il via ad un processo di riappropriazione troppo a lungo tralasciato. Riappropriazione di un luogo fisico e della memoria.
Ma non basta.

Perché parlando potremmo far nascere un’idea, focalizzare l’attenzione su un problema oppure, ancora meglio su delle opportunità. Unendo tante voci, lasciando ognuno libero di apportare il proprio contributo potremmo ascoltare punti di vista differenti, inaspettati e originali con i quali confrontarci e ragionare tutti assieme.

Perché parlando potremmo dar voce a più voci, che isolate rimarrebbero inascoltate, confinate nei pensieri di pochi.
Noi di Passi Paesi Parole non siamo un’associazione, non abbiamo un luogo fisico dove accogliere gli ospiti – non ancora almeno! –, non un luogo della memoria da promuovere. Non abbiamo nulla, solo le nostre passioni, le nostre idee e la voglia di creare una rete lungo la quale scambiare informazioni, progetti, buone pratiche e ogni idea che meriti di essere propagata. Questa credo sia la nostra forza, la nostra migliore qualità. Siamo sinceramente e piacevolmente interessati a qualsiasi argomento, persona, associazione, ente e altre forme che possiate ricordare. 

Un perché ambizioso? Probabile. Ma, possibile, se ognuno che leggerà queste righe si farà attirare dalla voglia di condividere, di frequentare la pagina, ascoltare la trasmissione, inviarci i propri consigli o le proprie critiche. Ogni parola ci farà compiere un passo in avanti.

Un passo in avanti è la mia collaborazione con Formicaleone dove, mensilmente o giù di lì, cercherò di raccontarvi qualcosa sui temi tanto cari a Passi Paesi Parole. 
Un nuovo punto di partenza, me lo auguro e la possibilità di tessere interessanti e proficue relazioni. 


(Foto di Oreste Verrini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *