Formicaleone

Le radici comandano: “Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio

Adriana piomba poco prima dell’alba a casa di sua sorella e di Piero. Porta in braccio un bambino, suo figlio. Si presenta affannata, stanca, preoccupata. Sta scappando da qualcuno o da qualcosa, ma lei non parla, ha sempre fatto così. Passano gli anni e Adriana trascina ancora con sé tutto lo scompiglio di una vita disgraziata. Il suo arrivo in quella notte è un ricordo che affiora nella mente della sorella, proprio quando una brutta notizia la costringe a lasciare la Francia e a fare ritorno a Pescara.

In Borgo Sud (Einaudi 2020) Donatella Di Pietrantonio riprende le fila di una storia che nasce nel suo romanzo precedente, L’Arminuta (Einaudi 2017). È proprio lei, la Ritornata, la voce narrante del racconto, la donna senza nome che naviga fra i ricordi mentre cerca di non affondare nel mare degli eventi. La notizia che giunge improvvisa e nefasta è che sua sorella, Adriana, è in ospedale in fin di vita.

“Stringo forte la sponda del letto, per tenermi almeno io al mondo, resistere alla leggerezza che mi invade salendo dai piedi. Quanto a lei, ho paura di toccarla, di farle male. Il lenzuolo copre le sue fratture, una è ingessata. Lo sguardo dell’infermiera vigila su di me, attento alle mie reazioni. C’è scritto LORI sulla divisa”.

Adriana è sempre stata imprevedibile, incapace di incanalare nella giusta direzione la sua straordinaria vocazione alla vita. Ha frequentato spesso persone poco raccomandabili ma una fine così no, non è accettabile e non se la merita. Alla sorella tocca allora il compito di indagare, di capire cosa c’è dietro, di scoprire se Rafael, compagno di Adriana e padre di suo figlio, c’entra qualcosa e se lì, a Borgo Sud, nel rione dei pescatori di Pescara, qualcuno ha visto o ha sentito niente. 

Nel tempo che intercorre fra la partenza e l’arrivo della protagonista nella sua terra d’origine, la storia si snoda su direttrici diverse. C’è il passato che torna, l’infanzia delle due sorelle separate alla nascita e cresciute in famiglie e ambienti distanti, c’è il ricongiungimento sotto lo stesso tetto, all’interno del nucleo famigliare originario, quello lontano dagli agi e dai comfort della media borghesia. Costante, fra le righe che trasudano nostalgia, è il ricordo della complicità e dei dissidi adolescenziali, la memoria di quel tempo vissuto insieme che le ha viste più diverse e più simili che mai. Sullo sfondo l’arretratezza culturale dell’entroterra d’Abruzzo e una figura materna lontana dall’immaginario a cui ci ha abituato la società attuale. La relazione madre-figli si basa su un silenzio infarcito di gesti e attenzioni primordiali e contrassegnate da una superstiziosa visione della vita e del mondo. 

“Il buio della stanza 405 s’illumina ora di una verità improvvisa: mia madre l’aveva indovinato il futuro delle sue figlie femmine, lo presentiva dentro di sé in quel suo modo viscerale, fisico, come una colica, una turbolenza dell’intestino. Mia madre era nei presagi. Quando Adriana è venuta da me con il bambino al collo, quando mi ha detto dei debiti del suo uomo aveva proprio quella faccia maledetta”.

Fra i ricordi che tornano ad affollare la mente c’è anche il fallimento del matrimonio della protagonista con Piero. È grazie ad Adriana, per niente ingenua, se la sorella riesce a prendere consapevolezza di come la sua relazione sentimentale vada sgretolandosi giorno per giorno sotto i suoi occhi. Così immersa in un rapporto all’apparenza sereno, non ha mai preso sul serio quelle piccole evidenze che di tanto in tanto si palesavano dinnanzi a lei. Piero era troppo, con i suoi modi garbati, la sua premura sconfinata e la gentilezza di un ragazzino innamorato. Era talmente troppo da non essere autentico e alla fine arriva sempre un punto oltre il quale fingere non è più possibile.

“Piero era circondato da una sorta di campo magnetico che negli anni del nostro matrimonio ha respinto la mia rabbia, escluso certe domande, generato equivoci. Dentro la sua separatezza non l’ho mai del tutto raggiunto, mai nella sua verità. Avevo paura di spingermi oltre le apparenze, calme come l’acqua oltre le dune di Cerrano”. 

I personaggi di Borgo Sud ci raccontano il legame inscindibile con le proprie origini, ci narrano quel processo di emancipazione dai propri inizi mai del tutto compiuto e ci trascinano, pagina dopo pagina, in quell’intreccio primitivo degli affetti che resiste oltre ogni cambiamento. Borgo Sud è una storia d’amore piena di contraddizioni, come contraddittorio è l’amore, quello vero, in tutte le sue sfumature.


(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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