Formicaleone

Arkadia Editore

Che cosa significa oggi, nell’era del digitale, degli audiolibri, scegliere di pubblicare su carta? Un sogno romantico, una coraggiosa sfida?
Un segno di continuità, una prova di resistenza, un modo per rimanere fedeli a un mondo che ha bisogno del rapporto tattile, della carta che profuma, dell’inchiostro che trasmette la sua bellezza e potenza. Non sono contrario a priori al digitale ma, il libro cartaceo è sempre il prodotto più bello, più raffinato, più “caldo”. E poi rimane. Un tempo potevamo ricostruire le storie, le vicende, la quotidianità attraverso le lettere, gli scritti a mano… un domani, della nostra società, cosa rimarrà? Non vorrei essere nei panni degli storici del XXIV secolo che si troveranno con un bel problema!

L’editoria è ancora “quella giungla” di cui scriveva uno scoraggiato John Fante a Carey McWilliams?
In parte sì, ma è una giungla addomesticata, un po’ anestetizzata, se vogliamo, perché in gran parte “asservita” a interessi e programmi che esulano dal mero dato letterario. Non per contestare o apparire sempre come Davide che combatte Golia, ma i piccoli e medi editori hanno ancora degli spazi che le grandi case editrici, oramai, si sono preclusi. Per propria scelta… cercando però di imporre anche agli altri delle regole che sono di marketing più che di intelligenza letteraria.

Qual è la fitta rete di rapporti, compromessi e scelte che stanno dietro alla pubblicazione di un libro? Qual è la cura che dedicate ad ogni storia?
La cura è sempre massima, anche se questo non vuol dire che non si incappi in qualche errore di scelta o prospettiva. Dietro la scelta letteraria, per noi, alla base deve esserci un bel romanzo. Sembra semplice ma non lo è. Al di là delle mode, delle tempeste che ogni tanto agitano il mondo letterario e conducono a scelte fatte a uso e consumo del pubblico medio, il presupposto deve essere quello di avere per le mani un buon testo. Il compromesso si deve cercare nel fare in modo che il libro arrivi anche a quel particolare uditorio che magari non è abituato a un genere letterario o che storce il naso verso un esordiente.

Arkadia è nata come una famiglia letteraria e tale rimane, perché pur essendo una media casa editrice gestisce ancora le cose attraverso i rapporti umani, il contatto, il confronto. Mai considerare gli autori come dei risvolti di un budget…

Come nasce il progetto della vostra casa editrice, quali gli obiettivi futuri? Sta andando tutto come vi aspettavate?
Il progetto, ormai più che decennale, intendeva proporre alla platea qualcosa di nuovo. Agli inizi, come tutti, i piani erano tanti ma non tutti andati a buon fine. Nel corso degli anni, poi, credo che Arkadia abbia trovato la sua dimensione, soprattutto a partire dal 2017/2018, quando ho deciso di dare una svolta di un certo carattere, incorporando istanze nuove e guardando a un mercato che fosse più ampio. Rafforzando la promozione, la distribuzione, cercando alacremente autori di ottima fattura – esordienti e navigati – che sapessero proporre storie nuove. Da lì nascono le collane Senza rotta, SideKar, Xaimaca, la collaborazione con autori di grande pregio, le curatele affidate a esperti professionisti che sono poi diventati amici.
Arkadia è nata come una famiglia letteraria e tale rimane, perché pur essendo una media casa editrice gestisce ancora le cose attraverso i rapporti umani, il contatto, il confronto. Mai considerare gli autori come dei risvolti di un budget… Gli obiettivi futuri, invece, sono quelli di portare avanti sempre più coerentemente il discorso aperto qualche anno fa, senza snaturarci e con la convinzione che facciamo uno dei più bei lavori del mondo, senza prenderci troppo sul serio e nel contempo convinti di poter arricchire, con il nostro apporto, il mondo letterario. D’altra parte – se possiamo parafrasare una frase di un celebre film, adattandola al nostro comparto – noi “non siamo altro che venditori di spettacoli”, un modo per dire che il nostro fine deve essere quello di proporre buone e sane letture, libri le cui pagine possono far sorridere, piangere, emozionare ma, soprattutto, sognare. Per questo motivo investiremo anche su autori molto bravi che andranno a rinforzare la squadra e che sono, in alcuni casi, anche già noti al grande pubblico.  

In un articolo di Oliver Burkeman dal titolo “Come trovare il tempo per leggere” pubblicato su Internazionale il 7 aprile 2015, il giornalista inglese racconta del paradosso e della sciagura di questo suo amico editor che non trovava più il tempo per leggere. È capitato anche a voi?
Tutti i giorni! Tale è la mole di proposte che a volte si lavora anche il fine settimane per leggere quanto ci viene proposto (una media di 20/30 titoli al giorno). Però dobbiamo imporci di leggere anche per diletto, altrimenti diventerebbe un percorso a senso unico.

Un libro, un film, una canzone.
I favoriti della fortuna (Colleen McCullough), oppure Cime tempestose; per il film direi In nome del papa re (con uno splendido Manfredi che regge tutta la scena e i cui dialoghi sono un pezzo di bravura estrema); Skelling (dei Clannad).


(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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