Formicaleone

“Cenere” di Raffaele Auteri

Padre Donovan mi guida tenendomi una mano sulla schiena. Sorride. Non a me. Sorride alla folla, smistata in due lunghi assembramenti spezzati dal grande tappeto rosso che porta dalla cattedrale fino al centro della piazza. 

Tengo la testa bassa. Se chiudo gli occhi, riesco a sentire il profumo dei fiori mai cresciuti sugli steli e sui rami secchi che tengo in mano. Hanno il profumo di Isaia. Il profumo dei suoi capelli. Gli stessi capelli che non riesco a scorgere tra la folla, mentre procedo, passo dopo passo, verso l’altare. 

Isaia ha detto che è l’onore più grande, quello di essere la prescelta. Isaia ha detto che mi odia per questo. Lo ha detto dopo avermi dato un bacio. Non avevo mai baciato nessuno, eccetto mio padre. Non vorrei baciare nessun altro che non sia Isaia, adesso. 

Non lo farò. 

Le persone sorridono a Padre Donovan. Sorridono a me. Sorridono a mio padre. Lo invidiano, poiché non sono le loro figlie a camminare su questo tappeto. Ai padri non è rimasto niente in questa vita, se non vivere attraverso la loro progenie. Gli uomini non possono partecipare al rituale. 

Ogni anno tutte le ragazze dai tredici ai diciassette anni vengono radunate da Padre Donovan per la Danza del Fuoco. Padre Donovan dice che non è lui a scegliere, ma Dio. Il nostro dio è il Fuoco. Contempliamo la Fiamma che crea distruggendo, così come le grandi Fiamme che hanno creato il mondo. 

La Danza del Fuoco è un rituale sacro.

Disposte in cerchio, iniziamo a danzare intorno alla Fiamma Minore, all’interno della cattedrale. Disposte per età, giriamo in tondo seguendo i passi che le nostre madri ci hanno insegnato; loro, che quella stessa danza la ripeterono più e più volte, fino al raggiungimento dell’età adulta, senza mai essere state scelte. A turno, teniamo in mano la Torcia, passandola alla ragazza che balla al nostro fianco. La piccola Fiamma vaga in senso antiorario rispetto al giro che compiono le ancelle del Fuoco. La Danza dura finché la Fiamma non si spegne. La Fiamma si spegne solo tra le mani della prescelta. Quest’anno, si è spenta tra le mie. Dicono sia di buon auspicio quando accade a una novizia. 

Padre Donovan dice che siamo stati creati dalla Fiamma. Che la nostra vita non è altro che una scintilla nel grande falò della storia. Che ogni scintilla è fondamentale, affinché il Fuoco si alimenti. Padre Donovan è convinto che un giorno potremo tutti tornare ad esser Fuoco. Che non siamo che cenere di un focolaio spento, il focolaio del vecchio mondo. Che poter essere Fiamma viva è il dono più grande. A volte, non so se lo dica per convincere noi o per convincere se stesso. 

Isaia non è d’accordo con Padre Donovan, ma non può dirlo. Lo ha detto solo a me, perché dice che di me si fida. Ci siamo fatti una promessa, un anno fa. Ci siamo promessi che saremmo scappati insieme, una volta raggiunta la maggiore età. Isaia mi odia perché dice che le promesse vanno mantenute. 

L’unica promessa che posso mantenere, adesso, è quella rivolta alla Fiamma Maggiore. Arde in tutto il suo splendore al centro della piazza. Da quando abbiamo memoria, la Fiamma non si è mai spenta. 

Il compito della prescelta è quello di tener viva la Fiamma.

Incontro al mio destino.

Cammino lungo il tappeto, incontro al mio destino. I lunghi capelli bianchi legati in una treccia, una corona di rami secchi mi graffia leggermente le tempie. 

Raggiungiamo l’altare. 

Incontro al mio destino.

La folla è in festa. Viste attraverso le lingue della Fiamma Maggiore, le loro teste si sfocano e si muovono, in una danza malinconica e sgraziata, guidata dal canto dei bambini e dal battere delle mani. 

Incontro al mio destino.

Padre Donovan, esattamente dietro di me, alza le mani al cielo, proprio sopra le mie spalle, e inizia a pregare. Quelle parole, che per anni ho udito e imparato a recitare a memoria, le sento perdersi nell’aria, coperte dal rumore del Fuoco che brucia. 

Incontro al mio destino.

Cerco Isaia con lo sguardo. Mi è rimasto solo quello per chiedergli scusa. Ma Isaia non c’è. Forse, non ci sono nemmeno io. Forse, il mio corpo è solo un fragile ramoscello tra le mani di Padre Donovan. La mia mente è rimasta altrove. È rimasta a ieri notte, al momento in cui mi sono concessa a Isaia. È rimasta a quel bacio rubato al chiaro di luna. È rimasta a una promessa che non sarà mantenuta. È rimasta alle lacrime che solcavano il suo viso. 

Incontro al mio destino.

La mia mente è rimasta a lui. 

Incontro al mio destino.

Il mio corpo rimarrà alla Fiamma. 

Incontro al mio destino.

Sento le ultime grevi parole di Padre Donovan.

Incontro al mio destino. 

Risuonano forte nelle mie orecchie.

Incontro al mio destino. 

Si mescolano alla voce nella mia testa.

Incontro al mio destino.

Si mescolano alla voce di Isaia.

Incontro al mio destino.

Una scintilla nel fuoco.

Non può andare così. 

Sono già polvere.

Rendiamo grazie al fuoco.

Scappiamo insieme.

È il mio destino.

Cenere alla cenere.

Io ti amo.

Scusami, Isaia.

Due mani sulla mia schiena, mi spingono tra le fiamme.


(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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