Formicaleone

TURI FARFALLINA

Di tutte le morbosità non ancora descritte nei manuali di medicina ufficiale quella del signor Salvatore Bifera fu certamente fra le più insolite. E va qui sottolineato l’aggettivo per specificare con scrupolosità la natura assai raccapricciante e spaventosa, non meno che spiacevole e naturalmente fatale dell’infezione. 

Consapevole del resto che la cosa possa arrecare un turbamento nell’animo delle genti più impressionabili suggerirei proprio a quest’ultime di concludere qui la lettura e di ringraziare, sempre che lo vogliano e con garbato senso di amicizia, l’onesta penna di chi annota i fatti così per come andarono. Per gli altri, per quelli cioè insensibili a putrefazioni e bizzarri mutamenti della carne il consiglio è quello di non soccombere frettolosamente alla meraviglia perché disgrazie della medesima specie possono capitare a chiunque, in qualsiasi momento, e con improvvisa facilità.

All’epoca dei fatti il signor Bifera aveva quarantadue anni, un’espressione non particolarmente intelligente e una corporatura tale da sopportare con divina rassegnazione il mestiere di bracciante agricolo. Sposato da una decina d’anni con una donna di nessuna bellezza, oltre che di misere aspirazioni e assai poca esuberanza, non aveva ancora ricevuto il dono della paternità. Così, sul fertile terreno della maldicenza paesana piovevano ipotesi di esagerata cattiveria: s’andava da una pittoresca gamma di disfunzioni erettili fino a improbabili varianti uterine, invero raccontate mostruosamente, che non consentivano il virtuoso processo della riproduzione. L’ignoranza del popolo voleva infatti che all’aspetto poco gradevole di un individuo coincidesse per riflesso qualche anomalia degli organi interni. 

La coppia viveva in una piccola casa all’interno di un agrumeto fra la frazione di Nunziata di Mascali e il comune di Piedimonte Etneo. Lì, a qualche metro dall’abitazione, passava con disinvolta noncuranza il binario della ferrovia circumetnea. Fu proprio al transito della vecchia carrozza che, una mattina di una stagione non meglio precisata, il signor Salvatore cominciò a starnutire ininterrottamente. 

«Turi, che hai? Pigliasti un colpo d’aria?» disse la moglie visibilmente preoccupata. 

«Niente, non è niente, ora passa…» 

A margine dell’ennesimo starnuto, però, Salvatore si ritrovò fra le mani un moscerino. Sul momento pensò che l’avesse sbadatamente ingerito l’attimo prima tant’è che il piccolo insetto, per quanto tramortito, pareva ancora dimenarsi. La cosa tuttavia cominciò a ripetersi con una certa frequenza e visto che il raffreddore non passava fu convinto da alcuni parenti a sentire il parere di un otorino. Lo specialista per eccellenza riceveva ad Acireale e pare che in passato avesse fatto interventi paragonabili a miracoli. Durante la visita però successe qualcosa di inaspettato. 

«Mai vista una cosa simile… Perdio signor Bifera, lei ha una larva incistata all’interno dei turbinati!» esclamò il medico sopraffatto dallo stupore e da quella eccitazione tipica che provano i medici alla scoperta di una patologia rara. 

«Un che?» rispose Salvatore impossibilitato ad articolare bene le parole.

«Una larva! Lei sta allevando una larva nel naso! Dobbiamo intervenire immediatamente!»

Il dottore convocò d’urgenza il segretario, un omone dalla stazza imponente, e gli comandò di bloccare sulla sedia con tutta la forza che avesse il signor Bifera frattanto che lui  non intervenisse con un grosso uncino a estirpare l’insolito parassita. L’operazione fu peggiore dell’estrazione di un dente perché il bozzolo era duro e refrattario alle sollecitazioni del ferro chirurgico. Pareva quasi che si fosse cementificato con le ossa del naso. A un certo punto però la mano sapiente del prestigioso otorinolaringoiatra agganciò il cuore della massa e con un colpo secco, un colpo che riesce solo ai grandi, estrasse un grumo gelatinoso grande perlomeno quanto un uovo di gallina. Dentro quel materiale denso e vischioso si intravedevano le zampette di un insetto alato attorniato da tante piccole creaturine. 

«Ecco, questi dovrebbero essere i moscerini di cui parlava… Allo starnuto si staccano e vengono espulsi… In tutta la mia carriera non ho mai visto un fenomeno simile. Stia fermo così, dobbiamo procedere a uno sciacquo per evitare che restino residui interni»

Il segretario, inorridito dalla visione, corse in bagno a vomitare anche gli occhi.

Qualche mese dopo, quando sembrava ormai che il male fosse stato debellato efficacemente, successe un fatto molto strano il quale diede origine all’ingiuria che il povero Bifera si sarebbe trascinato a vita e presumibilmente anche in morte. Durante la messa della santa Pasqua, nel momento della liturgia eucaristica, l’uomo non riuscì a contenere uno starnuto. I fedeli e il sacerdote si voltarono indignati verso di lui. Allora Salvatore starnutì nuovamente, ma stavolta gli venne fuori dalla narice un nugolo di farfalline colorate che cominciò a volare leggiadramente all’interno della chiesa. La gente non credette ai propri occhi e il prete interpretò il prodigio come l’opera perversa del demonio che volesse insinuarsi con prepotenza nella dimora del Signore. 

Il caso di Turi Farfallina, come venne immediatamente battezzato, cominciò ad essere oggetto di accurati studi scientifici. Se lo contesero i luminari di tutto il mondo, ricevette proposte da circhi prestigiosissimi e più volte fu invitato in televisione a processare la sua afflizione come un fatto spettacolare e coinvolgente.

 

La modestissima casa immersa negli agrumeti divenne meta turistica ambitissima anche perché quell’intera fascia ionica fu invasa da un’enorme colonia di variopinte farfalle, tutte naturalmente fuoriuscite dal naso di quel povero disgraziato. Non si scherza nel raccontarla in questo modo: fu davvero uno spettacolo estasiante. Ovunque ci si voltasse pareva di vedere fluttuare in aria petali di fiori dai colori brillantissimi. Il vantaggio più grosso però che fornirono quegli insetti fu quello di andare a coprire tutte le discariche a cielo aperto che flagellavano l’intera zona. Pare infatti che le farfalle, certamente quel tipo di farfalle, si nutrisse di immondizia. Così, passeggiando per le zone, capitava di vedere grossi tappeti colorati che allo schiocco delle dita si alzavano dissolvendosi in cielo. Fama e gloria però non durarono per sempre. Una mattina, dopo che da giorni non si avevano più notizie della coppia, un vicino di terreno, attirato da un lezzo nauseabondo, fece una scoperta raccapricciante. Il signor Bifera e sua moglie Alfina erano stati divorati nottetempo dalle farfalle. Di loro giacevano sul letto i corpi scarnificati. Le unità sanitarie locali, temendo una recrudescenza della farfalla killer (come fu chiamata destando il panico generale), procedettero a bonificare l’intera area. Furono uccisi miliardi di esemplari. La terra delle farfalle fu restituita all’immondizia, ma ancora oggi, in quelle zone, se chiedete di Turi Farfallina se lo ricordano tutti. 


(In copertina: foto di Costantino Tuccori)

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