Formicaleone

Quattro poesie di Alessandra Cella

MADRE 

Filari
narrano la pagina del volto tuo,
madre.
In ordine, distesi come parole
a formare una frase antica.
Terra.
Madre.
Passato, presente e futuro
vivono nel ventre
del tuo sguardo.
E tra quei filari un vento
che tutto riconduce
a te.

DETRITI  

È questa dunque, figli, la nostra eredità.
Detriti di un’anima
mai risolta
in rivolta
a cui segue
l’umbratile stasi del sé.
Nella staffetta di una vita
non scelta
ci assegnano il più scomodo testimone.
Detriti.
Una strana forma
d’amore.

PEZZI 

Nell’ ultimo giorno 
di dolore
enumero i pezzi del mio corpo 
imploso. 
Tratteggio un elenco silenzioso 
delle stanze 
di questa casa 
appassita. 
Il corridoio offeso 
da macerie 
di promesse. 
E mi ripeto che in questo luogo
con troppi quadri alle pareti 
troppe domande 
affacciate alla porta, 
che ora mi supplica di congedarmi,
sono stata solo 
un ospite.

ONDE 

Onde
di ricordi stanchi
presenti
come schiaffi
ad offendere questo nudo corpo
mio.
Ed affondo,
per riemergere lentamente
e di nuovo affondare.
Congèrie di eventi
In cui
cerco di ritagliare
un centimetro cubo d’aria
che, compressa,
comprime anche me.


Alessandra Cella nasce a Torino nel 1980 ed è una felice abitante della misconosciuta Val della Torre. Si laurea in lettere moderne e frequenta numerosi corsi di formazione nell’ambito del mondo dell’infanzia. Conduce laboratori espressivi per bambini e pratica da sempre l’arte del canto, della recitazione e della scrittura (poesia, prosa e testi teatrali). Partecipa ad alcuni concorsi letterari e pubblica due albi illustrati con Le Brumaie Editore: Felicina e Lucetta e Olivia Verdolina. Nel 2016, realizzato nell’ambito del progetto europeo Alcotra TRANS.FORM.ED e destinato ai circuiti didattici, nasce l’albo illustrato da Martina Guidi e scritto dall’autrice “Un posto per Ligabue” . 

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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