Formicaleone

Giannetto

Fine anni novanta. Il benessere fatuo e confortante del decennio precedente si avvia al suo inesorabile epilogo. In un piccolo paesino alle pendici dell’Etna, laddove la piaga dei terremoti fa il paio con l’arretratezza culturale e spirituale del popolo, si rinnova l’avita lotta fra il bene e il male. Le forze dell’ordine, grazie a una brillante operazione condotta con eccezionale spirito investigativo hanno appena sgominato una banda di bambini dedita al furto reiterato di patatine presso la piccola bottega di Mara Don Pablo. Il piccolo Bocajunior e i suoi fedeli scagnozzi, fra cui l’indomito Scarpetta e il Soffiapipa, sono finalmente disinnescati. La folla, festante per l’accaduto che certamente risolleva l’animo angosciato della vecchia esercente, vede arrivare dalle retrovie un omino dinoccolato e dall’accento settentrionale: “bravi carabinieri, bravi carabinieri!”. Il suo nome è Giovanni Frusaglia, ai più noto come Gian Frusaglia o semplicemente Giannetto. 

Della sua triste parabola vorremmo adesso farci testimoni affinché il ricordo di un uomo indegnamente perseguitato dal destino non marcisca nel turbinio di un mondo cinico e superficiale, che presto dimentica e presto cancella. Armati di buona volontà siamo dunque tornati in quel paesino venti anni dopo. Benché la scelta possa volgere all’azzardo dato il flagello pandemico che oggigiorno sconvolge il seme del mondo, riusciamo a intercettare qualche persona di buon cuore disposta a aiutarci. 

…Non lo vedo da cinque anni. No, aspetti, forse sono sei. L’ultima volta che è passato di qui non aveva più i denti davanti. Forse qualcuno gli ha dato un pugno e gli sono caduti.
Nello “dei lumini” (custode cimitero)

Che so io era il figlio di un appuntato triestino d’istanza a Gravina di Catania. Prima che gli venisse la pazzia pareva una persona a modo, un gioiello di cristiano. E poi gentilissimo, sa? Se non sbaglio lavorava come rappresentante di prodotti per cartoleria. Girava con una Volvo a diesel, glielo dico perché di macchine ne capisco, e aveva fatto pure un bel matrimonio. Poi…
Lino Calabretta (sacrestano)

Sua madre gli morì quando aveva otto anni. Lo so per certo perché era la madrina della figlioccia di mia zia. Ma di altre cose, per favore, non mi faccia domande perché non so niente. E dico niente. 
Maria Catalano (casalinga)

A un certo punto ci pigliò la fissazione di correre. Correva sempre. “Giannetto, ma unni minchia curri?”, gli chiedevo e lui rispondeva che aveva premura. Aveva sempre premura quel povero disgraziato. Anche quando entrava qui, con le tasche dei pantaloni rivoltate e mi chiedeva “La Sicilia” saltellava sulle gambe come per non perdere il ritmo. Una volta lo incontrai che saliva a piedi da Giarre. Era in un bagno di sudore. “Vieni su, ti porto io a casa”… In macchina non fece altro che chiedermi se gli avessi potuto procurare certi film, sì, insomma, avete capito… Ma io, di quelle cose, qua non ne ho mai portate. Questa è un’edicola seria. 
Alfio Castagna (edicolante)

Aveva un’ossessione per i carabinieri. Ogni volta che succedeva un fatto o una manifestazione era sempre in prima fila. La sua voce era unica, pareva come se avesse una trombetta montata dentro il naso, qua, vede? A distanza di anni me la ricordo ancora. A proposito, voi lo sapete dov’è finito?
Gioacchino Pulvirenti (maestro di musica)

Sua moglie? Ora non so, ma all’epoca aveva due minne da spavento. A naso sette chili per lato.
Rosario Manitta (falegname)

Non c’è dubbio che fu questione di corna, ma non roba leggera, “curnicchi” come si dice, no! Corna pesanti, pesantissime! Un uomo sano di testa non si può ridurre in quella maniera, no. 
Provvidenza Pappalardo (sarta)

Glielo dico io come andarono le cose che la storia la so precisa. Giannetto addiventò babbo di colpo perché accapitò quella schifosa di sua moglie curcata con un altro. Ci venne uno sciocco analattico e non si arricupigghiò più. 
Agatina Ronsisvalle (levatrice, 87 anni)

Non ho mai conosciuto un milanista più accanito di lui. Si sarebbe fatto ammazzare per il Milan. Però votava a sinistra anche quando c’era Berlusconi al governo. A me questa cosa non mi è mai calata, cioè non la capisco: Berlusconi come ha fatto grande il Milan è logico che faceva grande anche l’Italia. Sarà che i comunisti impazziscono prima degli altri… 
Carmelo Privitera (ex gloria del calcio dilettantistico locale)

Un giorno tornò a casa e trovò sua moglie inginocchiata davanti a un panzone nudo. Una specie di cinghiale. Voi non lo potete capire cosa prova un uomo perché non siete sposati. Ma volete considerare? Certo che uno impazzisce e pensa cose che non dovrebbe…
Cateno Priolo (cornuto)

Si metteva dietro alla finestra della classe per salutare sua figlia. Era l’unico posto dove poteva vederla. Un giorno le portò una bambola come regalo di compleanno e la bambina si mise a piangere. La direttrice lo fece allontanare dai vigili urbani perché secondo lei turbava l’emotività della scolaresca. 
Giuseppina Regalbuto (maestra)

Perciò: quella gli stampò le corna e per giunta lo buttò fuori di casa?! Ma stiamo babbiando?! C’è un mondo perso, signori miei; queste femmine d’oggi non sono più le pie di una volta. La televisione gli ha mangiato la testa. 
Cav. Benito Macaluso (industriale)

Ho curato personalmente la pratica per la separazione. Il signor Frusaglia è un pornografo, un irresponsabile, un soggetto disadattato e incapace d’essere un buon padre di famiglia. E poi in claris non fit interpretatio: se il giudice gli ha proibito di vedere la figlia è in base a una perizia psichiatrica chiara e inequivocabile. Mi perdonerete, ma non comprendo affatto la vostra preoccupazione. Quell’uomo è pazzo e va tenuto lontano dagli affetti!
Giuseppe Maria Lo Baudo (avvocato)

Negli ultimi tempi gli davo qualche patata. Poveraccio, era rimasto senza una lira. Adesso so che è in una casa di cura. 
Alfredo Salemi (fruttivendolo)

Imbeccati dalla soffiata del misericordioso Alfredo Salemi ci rechiamo presso la casa di riposo “Over Paradise”. Ad accoglierci c’è un bizzarro operatore socio sanitario la cui fede sampdoriana si manifesta attraverso un completo di calze blucerchiate, bracciali e vistosa collanina in osso. Un nauseabondo odore di pastina e piscio investe le nostre narici. Chiediamo così del povero Giannetto e veniamo accompagnati in uno stanzone. Qui lo spettacolo ci rattrista. Larve umane fluttuano dentro sguardi persi nel vuoto; alcuni ci vengono incontro per chiederci una sigaretta e si ostinano di fronte alla nostra ripetuta negazione; altri rimangono seduti, tamburellando nevroticamente le mani di fronte agli occhi o sulle ginocchia. Giannetto è fermo in fondo alla stanza e fissa la parete come se vi immaginasse un panorama da cui trarre godimento per la vista. 

«Sta tutto il giorno così, poi all’improvviso incomincia a correre e grida che è in ritardo… a quel punto siamo costretti a sedarlo» ci confessa l’operatore. 

Giannetto ha tutti i capelli bianchi, peserà si e no cinquanta chili. Ci avviciniamo chiamandolo alle spalle. Sembra non sentire, allora gli bussiamo sulla spalla. Si gira di colpo. Gli occhi piccoli conservano una flebile luce. Ci guarda incuriosito, non sa chi siamo. Poi muove la testa piegandola su un lato e sorride mostrando un solo incisivo, piantato nell’arcata inferiore come un alberello che precede un abisso. Osserva attentamente le nostre mani e si abbassa sulle scarpe alitando energicamente sulla tomaia. 

«Voi siete carabinieri, vero?» chiede tradendo un certo stupore infantile. 
Non ce la sentiamo di deluderlo, la delusione è una pena più inaccettabile della stessa pena, e allora annuiamo convinti. 

«Io lo so, siete venuti qui per arrestare questo manipolo di pazzi… portateli via tutti, mi raccomando… tutti» bisbiglia sottovoce avvicinandosi alle nostre orecchie.  Non facciamo in tempo ad assecondarlo per la seconda volta che schizza in mezzo alla stanza, sale sul tavolino della mensa e applaudendo fragorosamente rinverdisce il suo indimenticabile tripudio: “…bravi carabinieri, bravi carabinieri!”. 

Dite che da quassù queste storie mi divertano, eh? Già, non potete immaginare quanto! Del resto non sarei il vostro Dio, uomini di poca e inqualificabile fede…
Salvatore Di Dio (Padre Eterno)

[Ogni riferimento a fatti e/o personaggi è frutto della fantasia dell’autore]


(Le fotografie sono di Costantino Tuccori)

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