Formicaleone

“La linea gialla” di Niccolò Amelii

Un ronzio cadenzato mi ricorda che l’orologio tondo posizionato sopra la mia testa mi ricorda che sono le 18:55, il treno sta per arrivare. Focalizzare le espressioni dei passanti viaggiatori, scrutarne i volti nervosi e funerei, non è semplice né appagante, ma un vestitino verde a pois e le forme rosee e paffute che lo abitano attirano la mia attenzione. Mi concentro sulla bambina e la guardo mentre ruota su sé stessa con gli occhi chiusi a ridosso della linea gialla, ma neanche questo è semplice perché il moto ondoso e incessante sulla banchina la nasconde a tratti. 

Il suo piroettare frenetico, a metà tra la presenza e l’apparenza, instilla una goccia di stranezza e festosa inquietudine nel mare verticale di gambe e piedi che mi fluisce davanti, incrinando le sicurezze, già di per sé deteriorate, di questo tardo pomeriggio estivo. 

Succube degli avvisi meccanici che stridono ritmicamente dagli altoparlanti, comandando distanza e attenzione, attenzione alla linea gialla, non calpestare la linea gialla, non posso fare a meno di pensare alla pericolosità di quel valzer ingenuo e inopportuno e allora mi sporgo dalla panchina con il busto e cerco con gli occhi le braccia tese di chi potrebbe in un attimo placare il mio malessere, lo sguardo pieno d’amore e apprensione, l’abbraccio furtivo e candido e le affettuose parole di rimbrotto. 

Ma la visione tarda a palesarsi e io comincio a sudare, alcune goccioline formatesi sulla tempia destra, a strisciare compulsivamente i palmi delle mani sulle cosce e il ballo non si ferma e la folla non si ferma e nessuno sembra accorgersi del rischio tranne me, nessuno tranne me. Qualcuno però la tiene sotto controllo, non può essere altrimenti. Qualcuno la osserva e la chiamerà a sé al momento opportuno. Forse la scrutano dall’angolo opposto al mio e io non posso rendermene conto, troppi corpi nel mezzo e parole urlate e colori. 

La voce ultraterrena cade su di noi e prosegue sciorinando numeri, orari, stazioni d’arrivo e partenza. Io alzo il viso e vedo le lancette combaciare, una sull’altra, una più lunga dell’altra, il treno è in arrivo. Il vestitino verde a pois sembra essere sparito finalmente, tante scarpe nere sulla linea gialla, tiro un sospiro di sollievo, finalmente, ma poi il treno sfreccia e frena all’improvviso, quasi deraglia, un urlo squarcia l’aria. 

Il treno sfreccia e io mi sveglio.


Niccolò Amelii (08/11/95) è dottore di ricerca in Lingue, Letterature e Culture in Contatto presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Collabora occasionalmente con The VisionFlaneríe ha pubblicato articoli saggistici e racconti su Diacritica, Frammenti Rivista, Nazione Indiana, Altri Animali, Clean, Poetarum Silva, Rivista Blam, Pastrengo, Culturificio, Antinomie, Micorrize, Sovrapposizioni, Limina, Kobo (blog), Sulla quarta corda, Suite Italiana. Una sua breve prosa non fiction è apparsa nella raccolta collettiva “I giorni alla finestra” edita da il Saggiatore. Il suo primo romanzo – “Trittico” – ha partecipato alla XXXIII edizione del Premio Calvino.

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