Formicaleone

Una poesia di Michele Luciano

Rosa e l’amore
Rosa mangia, è insieme al marito. 
Sua figlia è di fronte: non le piace il riso. 
Sputa nel piatto, non ne vuole sapere. 
Il marito si alza, urla e si lancia: vuole colpirla.
Rosa è muta. 
Rosa li guarda. Non sa che fare. 
Rosa non muove, ha paura ad agire. 
Rosa si arresta: un flash dal passato.
Rosa rivede: è sé stessa bambina.
Rosa è sola, piange e ha paura.
Rosa non mangia: il fagiolo fa schifo.
Il padre si alza, urla e si lancia: vuole colpirla.
Rosa non mangia: è il suo dente nel piatto?
Suo padre rimprovera: questo o nient’altro.
Rosa è più grande: la storia è la stessa.
Suo padre la picchia: che cazzo, pure lo smalto?
È rosso vermiglio: da puttana in ascesa.
Rosa si spiega: nessuna pretesa.
L’uomo la picchia.
Il sangue è lo smalto.
Rosa si sveglia: oggi è già adulta. 
Rosa si lancia, difende sua figlia.
Incassa lo schiaffo di suo marito.
È carico di odio e fa male un pochino.
Rosa si volta, si gira e si mostra.
È rosso il volto, brucia ed è vivo.
Mostra il suo ardore, la sua convinzione.
Rosa non si umilia. 
Rosa sorride: ha salvato sua figlia.
Ditemi voi: forse si illude?
Rosa ne è certa: questa è la fine.
L’ultimo giorno è già finito.
Nessuna altra Rosa sarà piena di spine.


Michele Luciano, laureato in Lettere moderne e Filologia moderna con una tesi dedicata ad Elsa Morante e Alberto Moravia. Vorace lettore, appassionato di letteratura ottocentesca e novecentesca. Lavora a Milano come insegnante nella scuola pubblica secondaria di primo grado.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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