Formicaleone

Gesualdo Bufalino dialoga con Alessandra Sarchi

Gesualdo Bufalino
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? (da LE RAGIONI DELLO SCRIVERE)

Alessandra Sarchi
Io scrivo proprio perché so che la luce della luna che piove sull’erba di cui parla Bufalino è effimera, mentre la sua impressione su di me è così forte che vorrei renderla immortale. Scrivo perché l’invisibile abbia spazio, perché il tempo non scorra a vuoto. Scrivo per contrastare la morte..

Gesualdo Bufalino
Scrittori della penisola, confrères, e se provassimo per un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele… Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, né un’intervista…
E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto. (da FIRME PER UN SILENZIO)

Alessandra Sarchi
Smettere di scrivere, e leggere soltanto. Sarebbe una bella pulizia delle parole, farebbe percepire la presunzione che ogni atto di scrittura porta con sé. Poi, inevitabilmente, tutto ricomincerebbe daccapo.

Gesualdo Bufalino
In principio fu il Verbo, dicono. Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità … si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente. A questo punto leggere divenne un vizio. Leggere per me significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca. (da LEGGERE, VIZIO PUNITO)

Alessandra Sarchi
Non so davvero che cosa sarei se non avessi letto tutti i libri che ho letto. Credo di essere nata con una grande voragine dentro: i libri, e l’arte, sono stati un modo per riempirla, per arredarla.

Gesualdo Bufalino
Non solo i diari, ma mi piacciono gli epistolari. L’idea di poter fiutare, palpare, pedinare, origliare il «quotidiano» di un autore che amo, di riuscire a rubargli quel segmento irripetibile di spaziotempo che è il «dove» e il «quando» di una sua giornata. Quando leggo, per esempio che la mattina di sabato 7 maggio 1921, a Baugy, in Svizzera, dal terrazzino della sua pensione, Katherine Mansfield vide un carro, tirato da una mucca e guidato da un ragazzo, avanzare lentamente verso un piccolo ponte; o quando appuro che il 21 dicembre 1845, domenica, Balzac restò chiuso in casa a soffiar l’anima in un fazzoletto, con la sola compagnia dei Tre moschettieri… ebbene, mi ci vuol poco per usurpare quell’occhio miope, quel naso fluviale; per patire, come se fosse mia, la memoria di quel tritume di vita. (da EPISTOLARI)

Alessandra Sarchi
Sono cresciuta in un’epoca in cui si scrivevano ancora lettere a mano. La mia infanzia e adolescenza sono piene di lettere ad amiche, vicine o lontane. Conservo scatole di bigliettini scambiati in classe al liceo. È curioso, anche in questi ultimi, c’è una forma letteraria che spunta. Non credo che negli epistolari si trovino verità ulteriori rispetto ai romanzi degli autori che amiamo, o meglio ciò può accadere, ma non è la ragione principale per cui mi interessano le corrispondenze letterarie, piuttosto è l’impulso incoercibile a mettere in forma la vita.


Alessandra Sarchi, è nata a Reggio Emilia nel 1971, vive a Bologna. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, laureandosi in storia dell’arte e nella stessa disciplina ha svolto un dottorato di ricerca a Ca’ Foscari. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti “Segni sottili e clandestini” (Diabasis editore). Nel 2012 è uscito con Einaudi Stile Libero il suo primo romanzo “Violazione”, vincitore del premio Paolo Volponi, opera prima. Con “L’amore normale”, (Einaudi 2014) ha vinto il premio internazionale “Scrivere per Amore”.
Con “La notte ha la mia voce” (Einaudi, Stile libero 2017) ha vinto il premio Mondello opera italiana, la selezione della giuria del Premio Campiello e l’edizione 2018 del premio Wondy.
Nel 2019 è uscito per Bompiani il saggio “La felicità delle immagini il peso delle parole. Cinque esercizi di lettura di Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati.” Nel 2020 sempre con Einaudi Stile Libero è uscito il romanzo “Il dono di Antonia”. Ha tradotto diversi testi dall’inglese, di cui l’ultimo è la raccolta di racconti di Annie Proulx, “Distanza ravvicinata”, pubblicata da Minimum Fax nel 2019. Collabora con la Lettura del “Corriere della Sera”.

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