Formicaleone

“Binari”, il romanzo d’esordio di Monica Pezzella

La prima lettera dell’insegna nel vicolo si è spenta. Non si sente niente ma è come se il ronzio del neon in embolia riuscisse a trascinarsi fin lì nonostante la morte che se lo tira dietro. Fino all’angolo, sul balcone che gira e da cui si può spiare. Il dubbio è arrivato in quel momento, quando questa Voce ha sentito il rantolo. Era hotel o motel?

Inizia così, Binari, il romanzo breve di Monica Pezzella, pubblicato da Terrarossa edizioni. Chi ha già letto i racconti dell’autrice pubblicati su alcune riviste letterarie, non resterà deluso. Binari è la conferma di una scrittura matura e acuta che a me ha ricordato quella dei grandi narratori italiani e non solo. 
Monica ha un registro stilistico tutto personale, e se ne ha la prova seguendo la narrazione parola dopo parola. Ora s’aprono varchi e ci si sente a casa, protetti, ora s’avverte l’ostilità e si viene spogliati, rigettati in un mare di incertezze. 

L’idea più simile alla sua idea di casa. L’università lo studio il cantiere la stazione. La stazione. L’umanità non poteva starci ferma, tutti sembravano dispersi nel formicolio, esuli scampati a qualcosa. La casa è un luogo immobile. Ricomporsi, tornare individui. La stazione gli impone di domandarsi come viva l’uomo come si mantenga insieme come faccia ciascuna vita ciascuna unità in movimento incrociata a centinaia di altre unità in movimento a essere in realtà una linea un percorso coerente con il suo prima e il suo dopo e in costante rapporto di consapevolezza con essi.

In Binari, il prima e il dopo non corrono rettilinei come ci si aspetterebbe. La classica struttura del romanzo è qui abilmente scomposta perché l’autrice ne conosce i meccanismi dall’interno. Marcel è un giovane architetto che passa da una relazione all’altra senza mai sentirsi realmente soddisfatto, finché un giorno incontra Ale e se ne innamora.
La trama è scissa in spazi temporali ed è come se la storia sfuggisse a una prima lettura. Invece, la Fine il Prima il Dopo e l’Inizio – i capitoli del romanzo – sono custoditi in una solida cattedrale dove i vincoli e gli intrecci tra i personaggi sono ben costruiti.
Ma per comprendere i fatti ed entrare nel cuore della Voce che qui prende vita, bisogna leggere il romanzo tutto d’un fiato, senza distrazione alcuna. 

Leva il dolore fisico, magari una fitta elettrica nel cuore la puoi prevedere, ma leva la paura folle del se dovesse durare tanto. Che può importare invece nella vita una mera questione di tempo in più tempo in meno?
La sigaretta – c’è molto di vivo nella cenere infuocata quando cade e si sgretola nel buio lungo la linea verticale del palazzo che diventa obliqua e spezzata nel punto in cui incrocia la luce del faretto sul cancello – non ha sapore.

E se quella sigaretta non ha sapore, chi legge Binari scoprirà sapori amari e pungenti. Amare, amarsi o lasciarsi amare è il mondo opaco e mai sazio di Marcel, come se il suo viaggio non avesse mai inizio. La storia mostra al lettore il cupo grembo delle sofferenze di un uomo, in fondo, indifeso e la forza di certe suggestioni sono tali da indurlo, una volta finito di leggere Binari, a ricominciare da capo. 
Se ogni esordio è una prova da superare, credo che Monica Pezzella l’abbia superata a pieni voti.

Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con gli altri popoli e questo è segno di grande benevolenza e questo per non dovere alla fine punirci quando fossimo giunti all’estremo delle nostre colpe perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia ma correggendoci con le sventure non abbandona il suo popolo questo sia detto come verità da ricordare […]

Monica Pezzella, Binari, Terrarossa edizioni – Sperimentali, 2020, pp. 73, € 13,00


(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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