Formicaleone

Tre poesie di Raffaele Castelli Cornacchia

Cose che succedono
Era, più o meno
quando eri ragazzo
verso quella stagione
finita la scuola
e i lampioni
ancora erano spenti
le luci dalle vetrine
confortavano
la sagoma dei balconi
deviava l’aria
facendo volare
l’insegna del fornario
i primi ombrelli
sotto la pioggia fine
e le gonnelle sgargianti
delle puttane.
   Era, una delle cose
che succedono
tutti sapevano
nessuno lo diceva
non il magnaccia
e nemmeno l’ombrellaio
l’oste, il fruttivendolo
e nemmeno tu
perché l’orco dei cartoni
non infilava
le sue putride zampe
sotto la cintura
fra le gambe dei ragazzini
e le fiabe
le fiabe dovevano mostrarlo
com’era.
   Era, una sera
sembrava già estate
le campane
rimandavano di spegnersi
e noi eterosessuali
bisessuali
lesbiche e omosessuali
transessuali
fratelli e figli unici
fratellastri
adottati
abbandonati e svenduti
acquistati e violentati
tutti noi
cospiravamo passioni
fatte di niente.
   Ci ammaccava
la stessa nuvola cupa
difettati
e pronti ad ogni offesa
a legarci
con nodi da illusionisti
o marinai 
che non avranno mai vele
mai
un vero dolore da scialacquare
un attimo
a dimorare la tristezza
come certe finerstre
alte del palazzo
dentro ad ognuno di noi.
   Tutti noi.

Transumanza
Nelle cose comuni
che tutti abbiamo
senza saperne la purezza
né l’ordine
nelle litanie dei gesti
della cura
verso le zone silenziose
dell’anima
   ci sta la misura sgraziata
di un caso
del ripetersi fortuito
d’un naufragio
dell’approdare
come meteore stanche
nella gemella contraffazione
di luoghi
   in essi s’edifica
la stessa rovina
si stupra
sotto la stessa volta celeste
si storpiano
gli stessi inni consumati
e si sintonizzano
gli stessi sermoni
   lo si fa con tanto amore
e disprezzo
bruciando l’aria
con fosforo e profumo
moltiplicandoci
negli sforzi comuni
non curanti dell’ordine
e dei gesti
   campagne riarse
o sferzare di mari
terre con un nome
pomeriggi e sere
a scusare proprietà su donne
bambini
rinnegando
e consacrando i padroni
  dimenticandoci
delle facce naufraghe
del loro tratteggiare
le mappe del mondo
lasciando solo nuvole
a ricordare
che la nostra
è la comune transumanza.

Le falene
   Una sagoma si spoglia
alla portafinestra
incorniciata
come un quadro di Hopper
però viva
animata dal movimento
la luce la contorna
e la rende nera.
   Sembra
la vignetta di un fumetto.
   L’ombra d’un oleandro
sul balcone
ne ricuce
un tratto d’intimità:
finalmente
la città si rallegra
sporgetevi nudi
alle finestre!
   O all’angolo
alba dopo alba
sonnambule
con movenze gentili
finestrini appannati
lampeggi
hotel da una stella
il parcheggio
e prezzi bassi
poi si può dormire.
   Ordine, disordine.
   Scelta, condizione.
   Ti sovvenziono il volo
falena mia
sbattere le ali
senz’altra scelta
se non la marca
delle salviettine
e la pancia
o la schiena all’aria.
   Sollievo
il finire alla svelta
lo scardinare
questo metro quadro
con efficienza
in fondo amore
in fondo
un pezzo di vita buona
pur senza esserlo
troppo felici.
   Se sei in cerca
di un vero affare
qui puoi trovare
le migliori occasioni:
rumori di voglie
spoglie disincantate
nel fascino antico
delle nostre sere.


Raffaele Castelli Cornacchia vive a Brescia. Fa l’insegnante e il formatore specializzato nella progettazione di percorsi interculturali di integrazione e di dialogo fra culture. Ha scritto i monologhi teatrali Un esodo per giocoCentocinquanta. Ha pubblicato il romanzo breve Il pacco di Durante (Robin Edizioni, Roma, 2006); l’antologia poetica Sul ponte sconfinato di Limey (Lampi di stampa, Milano, 2008) i libri di poesia A meno che (Ennepilibri, Imperia, 2008), Via Milano (Lampi di stampa, Milano, 2012) e L’alfabeto della crisi (Italic-PeQuod, Ancona, 2013); ilibri per piccoli lettori Gli abitanti di Colle Bianconero (EdiGiò, Pavia, 2013) e Le chiocciole di Amemì (EdiGiò, Pavia, 2015), dei quali è anche illustratore.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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