Formicaleone

“Polvere di mandorle” di Alice Guerrieri

«Non hai altro da fare che cucinare? Guarda che non si vive di solo cibo! Perché non vai in palestra? Ti sei vista allo specchio ultimamente? Stai facendo concorrenza ad una balena…» 
«Ho appena sfornato la tua torta preferita, quella alle carote e alle mandorle con pochissimo zucchero, senza burro, leggerissima come piace a te!» 
«Ancora? Non ti stanchi mai? Va beh io esco, non mi aspettare per cena. Farò tardi. E pulisciti quelle mani, unte di chissà cosa…» 
A che servono le lacrime? Scendono a fatica ormai, si sono accumulate nello stomaco assieme ai cubetti di un matrimonio finito nel freezer. 
Clara si slaccia il grembiule a fiori, e pensare che la chiara d’uovo proprio questa volta ha raggiunto la perfezione… 
Dicono che cucinare sia un atto d’amore rivolto alla persona che amiamo. E allora perché mi ostino a sfornare torte e dolcetti ‘microbiotici’ per un marito che si nutre d’aria light? 
Si sprecano i complimenti, trasformati in disprezzo. 
Se avessi una bacchetta magica mi trasformerei in una vamp taglia 38 come piace a lui, a dieta da una vita, dotata di tartaruga e di un bel fondoschiena brasiliano come la sua adorata dietologa. Ma non credo che basti per avere la sua completa approvazione. 
A furia di strofinare la lampada di Aladino potrei trasformarmi anche in una massaia coi fiocchi, agile e perfetta in tutte le sue performance muliebri. Così sarei: la maga del lavaggio e stiraggio, maestra di igiene, cuoca insapore, finanche regina dell’ordine con il contatore dei consumi nella testa.
Clara così modificata non riesce a vedersi. Non può più annullarsi come ha sempre fatto in trent’anni di matrimonio. Vuole rimettersi in gioco. E la cucina è il luogo più adatto per sperimentare sogni proibiti. 
Si consola con una fetta di torta e si rimette il grembiule. 
A noi due! Sono certa che la sua dottoressa non sa preparargli neanche un uovo strapazzato. Altro che mangiare, quelli hanno altro da fare alle spalle mie… 
Vorrei prenderlo a pugni quando nega la loro relazione. Non è sufficiente umiliarmi, vuole anche il mio silenzio? E magari due sorrisini e una pacca sul sedere… Poverino hai bisogno di svago, fai bene a cercarti nuove amicizie. E poi io non ti piaccio più, così grassa e sudaticcia. 
Un’altra fetta di torta ingurgitata velocemente, mi concedo due lacrime al posto dello zucchero a velo. 

***

Lino non fa che ripetermi: «Ho parlato con l’avvocato, le carte sono pronte. Una firma e via. Cosa ti costa? Perché non mi lasci libero?» 
Mi ostino a coltivare la speranza. Sono mesi che provo a riconquistarlo cucinandogli le sue sciatterie predilette. Mi sono fatta una cultura di Cucina Insapore per Ipocondriaci e Fissati. 
Tutta fatica sprecata: la pasta al farro con sugo di carote era troppo condita, le bistecche di soia erano accompagnate da una crema di mandorle impazzita, l’insalata navigava nell’olio di girasole e il pan di segale troppo iposodico. 
Lino è un uomo che si nutre di normalità abitudinaria, mai un eccesso, una trasgressione. Forse ha perso il gusto della vita e non c’è verso di animarlo. Io non sono così, amo le sorprese, i piccoli eccessi del quotidiano e mi piacerebbe trasmettere un briciolo di vitalità anche a lui. Lo so, sogno ad occhi aperti e me lo dice sempre la signora del pianoterra che i mariti sono refrattari ai cambiamenti e sono sempre le mogli ad adattarsi. 
Come siamo diventati diversi, io e lui. Un po’ lo siamo sempre stati, solamente che in gioventù si sopportava tutto e non ci si parlava mai a quattr’occhi. Le tante parole non pronunciate per la buona pace, le questioni irrisolte e la scarsa condivisione di interessi in comune ci hanno allontanato sempre più. 
Ora siamo due treni, io mi sento una FrecciaRossa aperta al nuovo e Lino è rimasto legato all’Espresso, quello che faceva tutte le fermate e aveva i finestrini manuali. 
Eppure gli ho dedicato una vita intera, l’ho accontentato in tutti i suoi desideri, sono stata una moglie fedele e ho sacrificato il mio sogno di aprire un ristorante. Cosa non ho fatto per lui… e allora perché mi tradisce? 

***

Ho cinquant’anni e non voglio più avere rimpianti. Ora mi sembra di amare ancora più intensamente la vita con tutte quelle sue imperfette sfumature. 
È colpa del mio appetito? Della menopausa? Il cibo è un’arte, cucinare mi rende felice e un po’ mi conforta. Creare un piatto mi gratifica come donna, in questo ci metto tutta me stessa. 
Per lui invece, mangiare è quasi un dovere. 
Tutto il condominio ordina i miei piatti: i bambini per le loro festicciole, gli adolescenti per gli aperitivi, i genitori per la domenica e persino gli anziani che si rianimano al profumo delle mie parmigiane. 
Stasera non si scherza, straordinari! Nonna Dina può aspettare domani per il suo tortino di mandorle e zucchine. 
Voglio sorprenderti! 
Così Clara ha scritto sulla porta della camera da letto. 
È tutta nuda. Il corpo spalmato di cioccolato: fondente sul petto, bianco sul pube e quello al latte sulle gambe da cui sbuca un po’ di peluria. L’ombelico è di nocciole, la granella di mandorle è sparsa un po’ ovunque e per finire le labbra sanno di cioccolato al peperoncino. 
«Oddio! Stai sporcando tutte le lenzuola! Hai macchiato il pizzo di mamma! Lavati immediatamente! Sei senza cervello e poi tutto quel cioccolato… ingrasso al solo vederlo». 
Clara si alza gettando a terra le nocciole. 
«Ma scusa che ho detto? Sei diventata così instabile negli ultimi tempi, dovresti farti visitare.» 
La porta della cucina è chiusa a chiave. 
Clara ha trascorso l’intera nottata a pulirsi. Tutto il cioccolato rimasto è finito nella spazzatura. Le mandorle invece si rifugiano nel suo stomaco. 
L’indomani un terribile ‘mal di anima’ la costringe a letto. 
«Signora Clara le ho portato una minestrina ma deve stare attenta la prossima volta. Le vede queste bolle rosse sul braccio? È una reazione allergica alle mandorle. Si voglia bene mi raccomando e se ha bisogno di qualcosa mi chiami pure. Ah dimenticavo! Il suo gelato alle mandorle è una delizia, ai miei bambini è piaciuto così tanto!» 
Clara diventa subito paonazza quando il dottor Marini le fa i complimenti, si trattiene dal baciarlo -anche sulla guancia gli stamperebbe tutto l’acidulo del suo alito. 
Avrebbe dovuto incontrare lui quel giorno di trent’anni fa sulle scale, e non Lino. 
Così si sono conosciuti. Clara stava andando al quinto piano dall’amica Zaira, in mano uno sfornato di lasagne al pesto di mandorle, surrogato del regalo di laurea. Poi s’innamorò degli occhi affamati di Lino e non ci pensò due volte a cambiare destinatario del dono. 
Da quel giorno le mandorle entrarono di diritto nel ricettario di Clara, il talismano della felicità a due. 
In tasca ne aveva sempre una scorta, anche quel giorno in cui Lino le chiese di sposarlo.
Le fece la dichiarazione con in mano cinque rose spacciate per vere (scoprì solo dopo che erano inodori e non sarebbero appassite fino all’eternità).

***

Non si doveva rimproverare niente, Clara, nemmeno il mancato concepimento di un figlio. 
Era tutto pronto per quella notte, candele al profumo di mandorle e polvere di mandorle sotto il cuscino. Clara era bellissima e magrissima allora. 
«Scusa cara, non capisco perché ci tieni tanto a questo bambino. Non puoi obbligarmi a farlo tutte le sere. E poi sei bella così longilinea, pensa come ti ridurresti fra nove mesi. Grossa come un pallone e con il respiro affannato, e se nascessero dei gemelli? Con le gravidanze il fisico si disfa e bisogna comperare nuovi vestiti per te anche perché ingrasseresti a furia delle voglie che per forza di cose vengono e continueresti a mangiare. Lo dico per te… sei proprio sicura Clara?» 
Intanto la cera aveva sporcato il pavimento. 
Persino una minestra ha un suo gusto se offerta da mani amiche. 
Clara si alza. Nel cassettone è conservata ancora intatta una tutina rosa.  
Come sarebbe tutto diverso ora, una casa con tante bocche da sfamare, colazioni da preparare, spuntini, cene e… ma non era destino. 
Ed è per questo, per vendetta nei confronti di Lino, che Clara ha cominciato a fregarsene della linea e a mangiare doppie, triple porzioni durante le cene di convenienza a cui doveva partecipare. 

***

Allo specchio vede solo un budino alle mandorle scaduto. 
Non si trovano più mandorle in città! 
Giorno funesto per Clara, presagio di future sciagure? 
Ha visitato tutti gli alimentari e i supermercati ma è tornata a casa svuotata.
Da due settimane non arrivano più rifornimenti, la ditta Mandorloni ha ritirato dal commercio l’ultima partita di mandorle perché risultate troppo grosse. Si sospetta infatti un intervento di mutazione genetica. 
Mancano solo sei giorni al prestigioso concorso della Cook Academy, l’occasione che Clara attende da una vita: partecipare ad un programma televisivo di cucina accanto ai cuochi più gettonati del circuito. 
E le mandorle non possono di certo mancare. Però Clara è in crisi, non solo l’ultima scorta è stata assalita dalle formiche rosse ma nella sua testa non circola nessuna idea originale. 
Trascorre un’intera mattinata a fissare i fornelli in attesa di una qualche ispirazione ma nulla di fatto; gambe bloccate dalla tensione, mal di testa e un’insolita nausea da cibo. 
Miranda, l’amica del quarto piano è preoccupata per lei: «Clara ti vedo sciupata non hai ancora mangiato niente. Lino dov’è?» 
«Non mi parlare di mangiare! Non ne voglio più sapere di cucinare!» 
«Cosa stai dicendo? Sei impazzita? Hai passato tutte le selezioni, non puoi arrenderti proprio ora.» 
«Forse non hai capito, ho cambiato interessi! Non cucino più! Non me ne è mai fregato niente del concorso.» 
«Cosa?» 
«Volevo solo dimostrare a Lino di saper fare qualcosa!» 
«Questa storia delle mandorle ti ha dato alla testa, Clara.» 
«Mi ha lasciato! Le mandorle sono finite!» 
«Non fare così, piangere non serve a niente. Vedrai che torna…» 
«Si è trasferito da lei! La dietologa! Eh già, io sono diventata troppo grassa, quella è un’acciuga» 
«Sarà pure una silfide ma non ha petto. E neanche un sedere. È una tavola da surf, ha il fisico scolpito dai muscoli» 
«Certo ma è più perfetta di me e non lascia l’impronta del suo peso sul divano!» 
Clara non smette di piangere. 
«Lino non ti merita. Lui ti ha ridotto così… beviti un goccetto del tuo liquorino alle mandorle. Io e Renato ne siamo ghiotti, è un afrodisiaco super!»
«È inutile che provi a consolarmi… ho chiuso con le cucine! Da domani dieta a base di cavoli.» 
«Per carità Clara!» 

***

Prima di coricarsi Clara pensa a come farla finita. La vita non ha più senso senza mandorle. 
Forse ingurgiterà il liquore tutto d’un fiato oppure ingollerà una scatola di aspirine. Magari potrebbe fare qualcosa di eclatante come strangolarsi con le cravatte di Lino. E perché no: infilare la testa nel surgelatore e lasciarsi congelare… 
Questi e altri pensieri le fanno compagnia durante la notte. 
Clara si stropiccia gli occhi, la luce ha invaso la stanza. Non ce la fa ad alzarsi per chiudere le finestre e sbattere fuori il giorno. Si gira allora dall’altra parte, la testa sotto due cuscini. 
Ma i bambini del piano di sopra scalpitano per uscire e la signora Viola è in groppa al suo aspirapolvere. È obbligata a svegliarsi ma senza nessuno scopo fuorché quello di torturare al cellulare Lino per farlo sentire in colpa. 
D’un tratto 
Aperto tutti i giorni, orario continuato, in via Tiglio
L’Emporio Bakit
I sapori dell’India anche a domicilio. Venite a trovarci!
Cosa ci fa un risciò sotto casa? Clara passeggia scalza sul balcone, l’umore spettinato ma è curiosa. 
Le ballerine fasciate dai loro saree arancioni muovono le mani a ritmo di musica, danzano a piedi nudi per la strada. Sorridono pur avendo diversi anellini decorativi al naso. 
Un’essenza di mandorle e limone risveglia Clara. 
Si precipita in cucina e afferra il calendario, solo quattro giorni. 
Forza Clara ce la puoi fare, ripete come un mantra per darsi forza. 
Niente macchina, non è giornata per la spesa in gruppo e a cominciare da oggi voglio riscrivere un copione diverso dal solito. 
Clara rispolvera la tuta da jogging – che non ha mai usato perché Lino si vergognava di uscire con lei conciata in quella maniera così ridicola – e gonfia le ruote alla sua bicicletta. 
Allo specchio non si vede tanto grassa, come la voleva vedere lui. Raramente si abbuffa, cucina sempre per gli altri! È forse una colpa se le cure ormonali l’hanno gonfiata e la tiroide fa la cattiva? 

***

L’Emporio Bakit si trova in un immenso capannone, quasi un tendone da circo. 
Una mescolanza di forti odori guida Clara tra i banconi: spezie di ogni colore, frutta vista solo nei sogni, verdure dalle forme più curiose. E poi, piatti caldi e freddi, scodelle di riso arcobaleno dai chicchi profumati, fritture di ananas e gamberetti o triangolini ripieni di verdure e tonno. 
Tutti contribuiscono alla realizzazione di qualche pietanza. Le donne dalla pelle solcata di rughe chine su sé stesse preparano, sedute a terra, dei morbidi dischi infarinati da accompagnare al pollo tandoori, verdure grigliate, riso e salsa allo yogurt; è questa una prelibatezza in cui si cimentano tre ragazzini che, incuranti del caldo emanato dalle immense padelle, cantano divertiti. 
Senza alcuno scalo e la noia dei voli internazionali Clara si ritrova nella penisola indiana e poi nella piccola isola di Sri Lanka. Sembra aver timbrato il biglietto sul treno dell’estasi. 
Danza con gli occhi, si mescola ai sapori e si sente parte di un’umanità gioiosa. Respira un’atmosfera rilassata, le persone non corrono per fare scorte da bunker. Si passeggia, si chiacchiera con i venditori, si sceglie con calma senza farsi divorare dalla fretta. 
«Le piace qui? Vuole assaggiare le mie patate al cocco?» 
Un signore dal turbante color verde mela le porge un piatto con il sorriso. 
Clara sorpassa la timidezza e assapora con decisione. Si è mangiata persino una foglia che serviva da guarnizione, aveva un sapore così invitante. 
«Mi chiamo Tajiv, benvenuta nel mio emporio.» 
Clara non ha finito di masticare, vuole conservare nella bocca quella magica cremina coccosa. 
«Da noi il cibo è sacro come la pioggia e il sole. In ogni granello di curry, in una fetta di ananas, in un chicco di riso puoi trovare Dio. L’atto del cucinare è cuna magia, si crea dal nulla, e combinando gli ingredienti giusti conquisti la felicità di chi ti circonda. Gustare il cibo in compagnia è un incontro di anime. Tutti hanno abbiamo bisogno di condividere la nostra essenza con gli altri. Siediti qui, ti porto dei dolcetti al mango.» 
Clara non se lo fa ripetere due volte, alla faccia di Lino! 
Ora si sente così, dolce come una nocciola e appagata come una fetta di pollo nel sugo di mandorle. 
Tajiv scompare dietro una tenda gialla. 
Questo è proprio l’ambiente per Lino, ridacchia Clara. 
«Le persone sono un po’ come le pietanze: dolci e saporite oppure insipide e disgustose. Tocca a noi scegliere nel rispetto della nostra sensibilità, anche se a volte siamo attratti da un pesce fritto croccante e così invitante a guardarsi ma ancora crudo al suo interno. 
Tu sei un piatto che si assapora con lentezza, che svela la sua vera essenza man mano che si arriva in profondità.» 
Nessun uomo l’aveva mai guardata così. Sembra quasi che Tajiv la conosca da sempre. Lino invece si fermava in superficie, non si sforzava di apprezzare la sua originalità. Anzi, ne aveva quasi paura; e per questo Clara si sentiva in colpa, non si sentiva mai all’altezza delle sue aspettative di perfetta normalità. 

***

Un gruppo di fedeli induisti intona canti e preghiere, è nato da qualche ora un vitellino dopo tanto travaglio. 
Tutto l’Emporio è in festa. 
Leggiadra, è una farfalla pronta a volare. Clara pedala veloce nonostante il carrello dietro la bici sia gonfio di provviste. 
Non ha più bisogno delle mandorle per cucinare la felicità. 
‘Gli occhi di Tajiv’ ha una menzione speciale al concorso; la giuria ha voluto premiare l’unicità degli accostamenti. 
Medaglioni a base di cocco, zenzero e curry.


Alice Guerrieri. Laureata in Storia dell’Arte (Università del Salento), nel 2000 e nel 2002 è stata finalista del “Premio Chiara Giovani”. Nel 2007 ha vinto il Premio Letterario Editoriale “L’Autore” di Firenze per la sezione saggistica con La donna nella pittura di Giuseppe De Nittis, l’arte, la moda e la vie moderne poi pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Maremmi Editori di Firenze. Parigi solo Andataedito da Lupo Editore nel dicembre del 2013 è il suo primo romanzo. Nel 2015 pubblica con Renata Asquer L’istante magico_Storia di Giuseppe De Nittis (Elison Publishing 2015). 
Ultime pubblicazioni: Racconto ‘Cooperativa Virginia’ in A.A. V.V. “Racconti dalla Sardegna” edizione 2020 (Historica Edizioni). Saggio “La miniera e il suo immaginario artistico” in ‘IMMAGINARI DAL SOTTOSUOLO. Le aree minerarie all’epoca del web: il caso Sardegna’, a cura di Elisabetta Gola, Emiliano Ilardi (Manifestolibri 2020). Attualmente è Dottoranda di ricerca in Filosofia, Epistemologia e Storia della Cultura (Università degli Studi di Cagliari).

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *