Formicaleone

Cinque poesie di Pierlorenzo Puglielli

Le cose belle finiscono sempre
ma finiscono pure i livori
insieme ai sapori confusi di pianti
ai formicai di soldi sepolti
alle pretese alle contese alle scuse
finiscono le indecisioni della speranza
i progetti di un padre su un figlio
l’obiettivo di piacere a ogni costo
poi finisce il silenzio
assordante di chi sta da solo
in attesa di un silenzio più vasto
per tornare a sentire di nuovo
finisce persino il pensiero più brutto:
e finiamo per mischiarci con tutto

ho sognato di fare capriole
nel baccano del tuo entusiasmo
sul rilievo gommoso del tuo zigomo alto
tu mi hai preso per mano e mi hai detto:
“Perdi il controllo ma non fidarti di me
sono solo compagna di svago
sulla mia spalla non puoi riposare
ho impegni più seri:
una gita a premi
sperperare intenzioni
piantare girasoli
guardare il mare
girare

In caso questo vecchio cielo ci crollasse addosso
portandosi dietro il ricordo di un’estate interrotta
sappiate che ho sognato la velocità di una Ferrari
ho desiderato l’eleganza vanitosa della Jaguar
ho inseguito l’efficienza vigorosa della Volvo
ma questo Natale mi offre una Cinquecento
e io sono contento di come se ne sta
tra l’asfalto e l’aria
in pace con tutte le sue ammaccature

L’uomo guarda oltre la finestra chiusa
e immagina il rumore del lavoro
di un altro uomo che ripara le ferite della strada
e non si sente solo e non si sente importante
se scendesse presto sarebbero amici
e insieme finirebbero medici della città
visite a domicilio ne farebbero
uno studio l’aprirebbero
le domeniche tanta reperibilità
per dare certezza di vita a quei quartieri
dove accadono i più grossi guai
crollano i ponti gli argini e i mai
appresso ai te l’avevo detto che nulla è perfetto
pure Dio nell’assoluto gioca col difetto
delle nostre libertà.
L’uomo che ripara le ferite della strada guarda
e immagina il rumore del pensiero
di un altro uomo che lavora davanti alla finestra
e non si sente solo e non si sente importante
se salisse presto sarebbero amici
e insieme finirebbero per inventare una città
senza ferite e colma di unità
dove strade di biciclette
finirebbero davanti a un’enorme seggiovia
per trascorrere domeniche in compagnia
pasta al forno una chitarra e lasciar via
ché il presente prenda il sopravvento
senza paura di abbagli né di scottature
in fondo anche Dio ha commesso l’errore
di chi tutto concede per amore

C’è una donna seduta alla fermata del bus
è di sicuro una mamma
si sente dal frastuono dei suoi occhi puntati sulla curva
dove spunterà il mezzo accogliente
verso destinazioni coraggiose
perché una mamma deve avere coraggio
è scritto così dentro al libro del mondo
anche un padre deve avere coraggio
ma la mamma e il coraggio hanno siglato un accordo
dentro alla testa dei figli
non si può trasgredirlo
ma il cuore è capace di meraviglie
con i suoi tentacoli luminosi
e si finisce sempre per osare
creando presupposti d’altri mondi.
La fermata del bus diventa paesaggio
per tornare a inseguire il vento
finiscono le età i ruoli e il miraggio
della perfezione e del decadimento
e una mamma si nasconde dietro a una casa
finché ha voglia di giocare a tabula rasa
e il coraggio si regala in parti uguali
come una torta d’ingredienti ideali


Pierlorenzo Puglielli (Sulmona 1976), cancro seconda decade con Saturno quasi fuori dal segno, collabora con Sulmonacinema e con SIFF da oltre quindici anni. È titolare di Wolf-Soluzioni per il Cinema, realtà nata per favorire lo sviluppo del settore dell’audiovisivo in Abruzzo. Indolente appassionato di cinema e letteratura, si barcamena per promuovere il territorio regionale come set cinematografico e per valorizzarlo come destinazione turistica, in collaborazione con gli enti locali preposti, pigri al pari del titolare del presente curriculum. Sogna di scrivere sceneggiature per futuri premi Oscar, romanzi premiati col Pulitzer e poesie anapestiche di dubbia moralità, ma finisce col comporre impubblicabili elzeviri col modesto scopo di dimostrare a se stesso di saper giustapporre parole.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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