Formicaleone

“La cascina” di Monica Pedretti

Una pigra domenica pomeriggio alla fine del secolo nella campagna padana. Uno di quei rari momenti in cui nelle zone agricole il lavoro si ferma regalando pace e silenzio a chi si concede una pausa dal caos. Una giornata d’autunno, ricca dei colori che solo la stagione della maturità ci regala.  Il silenzio è rotto dal vociare nel giardino della bella cascina, un tempo casa del contadino, ora dimora domenicale dei “figli del padrone”. Una festa. Adulti e bambini che chiacchierano, giocano, riposano, dopo aver grigliato fiorentine e bevuto buon vino.

La ragazza dagli occhi inquieti cammina lungo la strada affiancata dal  grande cane bianco e nero proprio mentre l’uomo esce dal cortile della casa, inseguendo un pinscher nano. I cani si guardano, il piccolo si rivolta, combattivo come un gallo cedrone, sotto lo sguardo tenero e curioso del grande, che sembra pensare “cosa avrà mai da abbaiare tanto?”. Il cane grande è senza guinzaglio, la giovane donna cerca di tenerlo accanto a sé mentre il piccolo pinscher continua ad abbaiare aggressivo. L’uomo lo prende in braccio, si avvicina alla donna che sussurra una scusa, ne coglie lo sguardo colpevole e dispiaciuto. «Mi scusi, non è abituato al guinzaglio, non ce n’è bisogno, non si allontana mai» “E’ bella”, pensa l’uomo. “Timida e insicura. E chissà cosa rende così cupi quegli splendidi occhi.” «Non si preoccupi» risponde l’uomo «Dovrei stare attento io a non fare uscire questa pulce. Rischia di finire sotto ad un’auto. Per fortuna pare che qui ne passino pochissime.» «Si, è così. Be’, mi scusi ancora. Buon pomeriggio.»

La donna torna da dove era venuta, chiamando il cane. Le spalle un po’ curve, lo sguardo rivolto al cielo limpido. Cammina calpestando con intenzione le foglie secche che hanno il colore dei suoi capelli.  L’uomo vorrebbe chiederle di entrare nel cortile di quella casa che non è sua. Quello sguardo lo ha incuriosito, quella timidezza intrigato. Vorrebbe chiederle cosa turba così profondamente quello sguardo. Ma nessuno capirebbe, non sua moglie che lo attende, non gli amici. E potrebbe passare per il rimorchiatore seriale di donne che non è. Torna in giardino, si versa un bicchiere di vino, cercando con lo sguardo la figura della ragazza finché non scompare in una piccola strada laterale.

Ci saranno altre feste nel cortile della cascina e l’uomo si scoprirà a scrutare la strada nella speranza di rivederla. Non succederà mai. Passerà il tempo. portando con sé il secolo, un matrimonio, un gruppo di amici, altre relazioni, una vita intera. Finché un giorno, qualche decennio dopo, non rivedrà quegli occhi in una non più giovane donna, sempre timida e insicura. Perché la vita fa giri immensi, regalandoti seconde possibilità.

Monica Pedretti ha cinquantaquattro anni, vive nella provincia bolognese con un figlio diciannovenne, due gatti e un mucchio di libri. A tre anni ha imparato a leggere e non ha mai smesso. Ha pubblicato un racconto con la casa editrice Golem, inserito nell’antologia “Il tallone di Achille”. Sta scrivendo il suo primo romanzo.


Monica Pedretti. Ha cinquantaquattro anni, vive nella provincia bolognese con un figlio diciannovenne, due gatti e un mucchio di libri. A tre anni ha imparato a leggere e non ha mai smesso. Ha pubblicato un racconto con la casa editrice Golem, inserito nell’antologia “Il tallone di Achille”. Sta scrivendo il primo romanzo.

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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