Formicaleone

Tre poesie di Anna Spissu

BIANCA
 Sono bianca
 con antenati bianchi
 anche se segretamente
 potrei forse possedere
 qualche goccia di sangue indio. 
 Nella mia vita ho amato 
 solo uomini bianchi 
 che parlavano 
 le lingue dei bianchi, 
 ho due figli bianchi
 che da bambini 
 erano pelle di giglio.
 Per la luce che emana
 mi piace il nome Bianca 
 e sono consapevole 
 che tra noi bianchi nessuno
 chiamerebbe 
 la propria figlia Marrone. 
 Ho cose che hanno molti bianchi
 anche se non tutti: 
 un lavoro, un’auto
 un tetto sopra la testa
 qualche modesto risparmio. 
 Come molti bianchi 
 che hanno il cibo in tavola
 ho un patrimonio
 di gioie effimere
 e dolori inutili
 alla sopravvivenza quotidiana.
 In quanto bianca sono consapevole
 di essere privilegiata 
 anche se nelle donne
 il privilegio differisce 
 da quello degli uomini. 
 Appartengo al mondo dei bianchi
 con la stessa naturalezza 
 con cui un migratore
 appartiene al suo stormo.
 Sebbene provi orrore 
 e profondo dispiacere
 non mi sento responsabile
 per le atrocità dei bianchi
 nei secoli passati: 
 non sono Dio 
 e non posso cambiare le cose.
 Non mi vergogno 
 del colore esterno dei bianchi
 mi vergogno spesso di quello interno
 quando il sangue si fa nero 
 per rapina della vita altrui
 in ogni modo e forma
 giustificando il furto
 con l’assenza di biancore.
 Non gioisco 
 del colore esterno dei bianchi
 gioisco di quello interno 
 quando il sangue fiorisce
 per aiuto , amore, giustizia
 nel nome di una razza senza colore.

L’ORDINE

 A volte del futuro
 ho un bisogno impellente e semplice
 come il pesce dell’acqua 
 e gli uccelli del cielo. 
 Quei giorni faccio ordine
 e sono molto meticolosa: 
 via le zavorre del passato 
 perché la vita che verrà
 abbia spazio in abbondanza. 
 Questo non mi serve 
 quest’altro nemmeno,
 via il vestito diventato vecchio
 la giacca troppo stretta
 la borsa fuori moda
 la sciarpa sbiadita
 e quel che è rimasto
 di una vita non più mia.
 Miei cari testimoni del passato
 il futuro mi aspetta
 dovete andarvene.

 Ma sempre,
 prima di chiudere il sacco
 delle cose da gettare,
 la mano da sola
 segue un pensiero
 di luce, di ombre
 una visione nitida
 e riprende qualcosa
 che non servirà mai più
 ma contiene un ricordo 
 così potente
 da chiudere la gola. 
 Quando ci baciavamo,
 per esempio.

OGNI INSAZIABILE FAME

Una volta pensavo
 che le parole avessero fame 
 e leggerle e scriverle
 fosse l’unico modo 
 per nutrirle a dovere.
 Sono stata una bambina 
 piuttosto indaffarata
 e ho dato da mangiare 
 a una grande quantità di nomi
 aggettivi verbi pronomi e avverbi.
 Non saprei dire 
 qual è stato il momento preciso
 in cui mi sono accorta
 di essere io 
 ad avere fame di parole
 forse la prima volta
 in cui mi sono innamorata
 e ho desiderato
 le parole di un uomo.
 Sono stata spesso felice.
 Oggi chi negli anni
 è più avanti di me
 sostiene che tutto torna
 al punto di partenza
 e che l’ultima parola
 sarà muta 
 come eravamo muti 
 prima di nascere,
 prima di quel grido
 che ci ha consegnato alla vita
 e a ogni insaziabile fame.


Anna Spissu. Poetessa e scrittrice è nata a Chiavari, vive e lavora a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Il rumore del tuono, Manni, 2002; L’Amore imperfettibile, Gammarò 2010 (premio Firenze Europa 2010); La vita trasparente, e-book Amazon 2014; Parole per un addio, e-book Amazon 2014; Milonghe del Nord, Gammarò 2015; Lettere da Atlantide, Caosfera 2019; i romanzi Il pirata e il condottiero (I ed. Corbaccio, 2008, II ed. Liberodiscrivere 2013 – vincitore del premio Tular 2008, finalista al Premio Casinò di Sanremo Libro del Mare 2009); Lowelly il Mago, Betelgeuse, 2013. 

Suoi racconti e poesie sono presenti in antologie e riviste e hanno ampia diffusione nel web. 
Sito web: www.annaspissu.it
Pagina fb https://www.facebook.com/anna.spissu.9

(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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