Formicaleone

Il coraggio di essere editori

Intervista a Sara Del Sordo della neonata casa editrice “Pessime idee”

“Pessime idee” è la neonata casa editrice con sede a Formello, in provincia di Roma, fondata da Loris Dall’Acqua e Sara Del Sordo, che abbiamo intervistato. Questa casa editrice, che fa proprie le parole di Erasmo Da Rotterdam “le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia” si occupa di letteratura italiana e straniera e si affaccia nel turbolento ma anche bellissimo mondo della carta stampata (e non) con una buona dose di ironia, lo si intuisce dal nome, ma anche con l’ambizione di pubblicare letteratura di qualità. Tra le primissime uscite del catalogo “Pessime idee” figurano, tra gli altri, Nero Ferrarese di Lorenzo Mazzoni, Amor proprio di Lucrezia Bottiglieri e L’ultimo detenuto di Anthony Hill.

Proponiamo di seguito le domande poste a Sara Del Sordo, in un discorso a maglie larghe che intende mettere in luce le difficoltà ma anche le soddisfazioni del delicato lavoro dell’editore nell’epoca attuale.

Che cosa significa oggi, nell’era del digitale, degli audiolibri, scegliere di pubblicare su carta? Un sogno romantico, una coraggiosa sfida? 
«Scegliere di pubblicare su carta può sembrare quasi voler andare “in direzione ostinata e contraria”, in barba all’immaginario collettivo che oggi pensa subito al digitale, quando si parla di editoria. In realtà non è assolutamente così: pubblicare su carta è semplicemente la scelta più naturale della gran parte degli editori. Siamo dell’idea infatti che il libro di carta non morirà mai, anche se affiancato (come fa Pessime idee con tutte le pubblicazioni) dagli ebook o comunque da una lettura di natura digitale».

L’editoria è ancora “quella giungla” di cui scriveva uno scoraggiato John Fante a Carey McWilliams? 
«L’editoria è un mondo complesso, nell’accezione più etimologica del termine. È un universo in cui nascono tante idee, buone o cattive, e a volte far circolare le buone non è semplice.
La piccola editoria spesso si trova a dover affrontare proprio questo problema: deve scontrarsi con chi è più grande, cercando di emergere nel mare magnum della produzione letteraria dei nostri tempi. Non sempre però questa è una “lotta” alla pari perché la circolazione dei libri avviene secondo dinamiche molto precise, deve seguire delle regole dettate dalla distribuzione e in questa intricata rete il piccolo editore rischia di soccombere».

Qual è la fitta rete di rapporti, compromessi e scelte che stanno dietro alla pubblicazione di un libro? Qual è la cura che dedicate ad ogni storia? 
«La pubblicazione dei libri segue un vero e proprio iter, che dura molti mesi. Non a caso la programmazione del catalogo editoriale si sceglie anche anni prima dell’uscita effettiva in libreria. La fase della scelta dei titoli da pubblicare è forse la più delicata: richiede grande cura, attenzione non solo alla qualità del testo e all’attinenza che quel testo può avere con la linea editoriale della casa editrice, ma anche a ciò che potenzialmente può funzionare sul mercato. Si instaura poi un rapporto molto stretto, intimo a volte, con l’autore. La casa editrice deve entrare nel cuore del manoscritto ma anche di colui che è dietro la stesura e questo rapporto va alimentato: prima con la fase dell’editing vero e proprio, quindi del lavoro a quattro mani tra l’editor e l’autore. Poi, a pubblicazione avvenuta, con la promozione del libro, che deve appunto farsi strada tra i librai e i lettori naturalmente.
Questo è il motivo per cui il catalogo di Pessime idee per ora si attesta sui 12 titoli l’anno, poi crescerà pian piano ma dando sempre la giusta cura a ogni singola uscita».

Come nasce il progetto della vostra casa editrice, quali gli obiettivi futuri? Sta andando tutto come vi aspettavate o è stata, passami il termine, una pessima idea? 
«Noi veniamo già da diversi anni di lavoro in casa editrice e questo ovviamente non ha fatto che accrescere la nostra passione per il mondo dell’editoria. A un certo punto però abbiamo deciso di camminare sulle nostre gambe e di dare un’identità ben precisa all’amore che proviamo per i libri. Per questo all’inizio del 2020 è nata Pessime idee. Dar vita a un nuovo progetto editoriale non è semplice, per cui abbiamo deciso di scherzarci su con il nome prima di tutto. Pessime idee però è anche un richiamo alla linea editoriale della casa editrice: narriamo storie, spesso vere, che nascono da una pessima idea ma che poi evolve in qualcosa di inaspettato… o magari no.
I nostri libri lo raccontano bene: ad esempio “L’ultimo detenuto”, in uscita il primo ottobre, dell’autore australiano Anthony Hill, è la storia vera di Sam Speed, ultimo deportato, a fine ‘800, dalle carceri inglesi a quelle delle colonie australiane per aver compiuto un crimine – sottovalutandone le conseguenze – che lo avrebbe condannato per il resto della sua vita.
L’obiettivo futuro è quello di fare (o almeno provarci!) un’editoria seria, qualitativamente valida e che dia spazio sia a scrittori emergenti che ad autori già consolidati».

In un articolo di Oliver Burkeman dal titolo “Come trovare il tempo per leggere” pubblicato su Internazionale il 7 aprile 2015, il giornalista inglese racconta del paradosso e della sciagura di questo suo amico editor che non trovava più il tempo per leggere. È capitato anche a voi? 
«Purtroppo sì, probabilmente è un destino abbastanza comune. L’editor trascorre la maggior parte della sua giornata a leggere, a valutare, a fare scouting e a provare a rendere i testi migliori. Questo comporta che non abbia più tempo per leggere altro e un editor che non legge è senza dubbio un paradosso. E questo non solo perché di sicuro l’editor non vorrebbe far altro che leggere, ma anche perché un buon editor deve leggere, deve farlo perché il confronto tra i lavori che porta avanti e altre letture è necessario per ottenere un buon risultato».

Letture in corso, letture migliori, letture peggiori. 
«Attualmente io sto leggendo il grande John Fante con “Chiedi alla polvere” (e questa rientra senza dubbio nelle letture migliori). Ho appena finito “La parte migliore” di Christian Raimo con un po’ di fatica e sto fremendo perché “Riccardino” mi sta aspettando…»


(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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