Formicaleone

Gesualdo Bufalino dialoga con Caterina Perali

Gesualdo Bufalino
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? (da LE RAGIONI DELLO SCRIVERE)

Caterina Perali
Quale onore dialogare con lei, maestro Bufalino! Perché si scrive? Perché non si riesce a smettere di inventare mondi o si cerca di scappare dal mondo. Per amore, per curiosità. Forse soprattutto per vivere.

Gesualdo Bufalino
Scrittori della penisola, confrères, e se provassimo per un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele… Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, né un’intervista…
E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto. (da FIRME PER UN SILENZIO)

Caterina Perali
Caro Bufalino, di Cassa Integrazione ce n’è fin troppa in questo periodo. Che almeno le parole ne stiano lontane per un po’. Il mio augurio è che ci sia lavoro per tutti, anche con la scrittura.

Gesualdo Bufalino
In principio fu il Verbo, dicono. Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità … si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente. A questo punto leggere divenne un vizio. Leggere per me significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca. (da LEGGERE, VIZIO PUNITO)

Caterina Perali
Citando Daniel Pennac che adoro, Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Ecco, a me piace vivere: leggo per vivere le vite che non ho ancora vissuto, e soprattutto, lo devo ammettere, leggo per allungarmi un po’ la vita.

Gesualdo Bufalino
Non solo i diari, ma mi piacciono gli epistolari. L’idea di poter fiutare, palpare, pedinare, origliare il «quotidiano» di un autore che amo, di riuscire a rubargli quel segmento irripetibile di spaziotempo che è il «dove» e il «quando» di una sua giornata. Quando leggo, per esempio che la mattina di sabato 7 maggio 1921, a Baugy, in Svizzera, dal terrazzino della sua pensione, Katherine Mansfield vide un carro, tirato da una mucca e guidato da un ragazzo, avanzare lentamente verso un piccolo ponte; o quando appuro che il 21 dicembre 1845, domenica, Balzac restò chiuso in casa a soffiar l’anima in un fazzoletto, con la sola compagnia dei Tre moschettieri… ebbene, mi ci vuol poco per usurpare quell’occhio miope, quel naso fluviale; per patire, come se fosse mia, la memoria di quel tritume di vita. (da EPISTOLARI)

Caterina Perali
I diari e i romanzi epistolari come delle minuscole fessure che ci permettono di spiare i grandi autori senza che se ne accorgano. In gioventù ho spiato Loepardi dallo Zibaldone,“La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro se non perché il presente, qual ch’egli sia, non può essere poetico; e il poetico, in uno o in altro modo si trova sempre consistere nel lontano, nell’indefinito, nel vago”, che mi ha aiutata a mappare il mondo con le sue annotazioni di varia misura e ispirazione. Poi, un po’ più grandicella, ho guardato dai Diari di Anais Nin, “Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d’oppio. E’ la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni”. Poi ho scoperto le Confessioni di Sant’Agostino, i Diari e le lettere dall’Italia di Goethe, le lettere d’amore tra Simone de Beauvoir e Sartre, senza smettere mai di spiare da Factotum, le notti di Bukowski, tra crepe e fessure… 


Caterina Perali (Treviso), anno 1975. Dopo la laurea in Lettere a Venezia si sposta tra Genova e Lisbona per irrequietezza e amore delle città d’acqua. Per falsa coerenza da molti anni vive tra Treviso e Milano, in un quartiere chiamato Isola, dove lavora nella produzione di spot pubblicitari. A febbraio è uscito il suo secondo romanzo, Le affacciate (Neo. Edizioni, 2020).

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