Formicaleone

Gesualdo Bufalino dialoga con Nadia Terranova

Gesualdo Bufalino
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? (da LE RAGIONI DELLO SCRIVERE)

Nadia Terranova
Cerco un impossibile equilibrio col mondo: mi si sgretola il tetto, mi crescono troppo veloci le unghie, ho uno stanzino di desideri non consumati, una cantina di pentimenti, e allora che faccio? Scrivo.

Gesualdo Bufalino
Scrittori della penisola, confrères, e se provassimo per un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele… Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, né un’intervista…
E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto. (da FIRME PER UN SILENZIO)

Nadia Terranova
Prendo a prestito le parole di Gesualdo Bufalino: “la parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello”. È una meta-risposta, lo so. 

Gesualdo Bufalino
In principio fu il Verbo, dicono. Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità … si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente. A questo punto leggere divenne un vizio. Leggere per me significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca. (da LEGGERE, VIZIO PUNITO)

Nadia Terranova
Non avevo nessuna idea di chi ero finché non ho cominciato a leggere. L’ho scoperto un libro dopo l’altro e lo sto ancora scoprendo. Entrare in una storia significa affollare una stanza di persone vive morte e inventate che prima non c’erano.

Gesualdo Bufalino
Non solo i diari, ma mi piacciono gli epistolari. L’idea di poter fiutare, palpare, pedinare, origliare il «quotidiano» di un autore che amo, di riuscire a rubargli quel segmento irripetibile di spaziotempo che è il «dove» e il «quando» di una sua giornata. Quando leggo, per esempio che la mattina di sabato 7 maggio 1921, a Baugy, in Svizzera, dal terrazzino della sua pensione, Katherine Mansfield vide un carro, tirato da una mucca e guidato da un ragazzo, avanzare lentamente verso un piccolo ponte; o quando appuro che il 21 dicembre 1845, domenica, Balzac restò chiuso in casa a soffiar l’anima in un fazzoletto, con la sola compagnia dei Tre moschettieri… ebbene, mi ci vuol poco per usurpare quell’occhio miope, quel naso fluviale; per patire, come se fosse mia, la memoria di quel tritume di vita. (da EPISTOLARI)

Nadia Terranova
Li colleziono tutti, gli epistolari, se non leggo le lettere degli scrittori che mi piacciono mi sembra di non sapere niente di loro. Non li conosco davvero. In fondo ogni libro è una lettera al mondo, a un lettore sconosciuto.


Nadia Terranova. Nata a Messina, vive a Roma. Ha scritto numerosi libri per ragazzi e ha vinto premi in Italia e all’estero. Ha scritto per Einaudi i romanzi “Gli anni al contrario” (premio Bagutta Opera Prima, tra gli altri) e “Addio fantasmi” (finalista al premio Strega 2019), e per Giulio Perrone Editore la raccolta di racconti “Come una storia d’amore”. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *