Formicaleone

Cinque poesie di Alba Gnazi

Ancora il giorno
Presso l’orlo del muro
l’erba plasma rose
in controluce, spalla a spalla
con sazie ore tardive
il dosso breve della salvia
stempera la terra,
sparse radici gocciano
dove il buio non appare
amato ancora è il giorno,
il nome del giorno
e il suo tremore,
versato a cuore in su
come un airone.

The TV’s on
Tengo gli occhi troppo aperti,
ho visto tutto, e quel che ho guardato
ora è nelle palpebre, gonfia bruciatura,
secca sete antica
che il petto ancora secca,
come la goccia a lato occhi
quando stanchi si ritirano
dalle cose accese del mondo
e tirano strappano si spaccano
se si fermano
dove sedevi tu

Nel silenzio
si intromette nel silenzio per sentire
che forma prende la voce
quando non deve farsi ascoltare
è un buio palmo d’acqua
da cui filtrano suoni
che nel silenzio splendono
qui una stilla, lì, a gocciar giù
finché più niente rimane,
non palmo di voce né silenzio
solo l’ombra,
il corpo che li contiene

Ronzio sott’ombra
Ciò che rimane dell’inverno
increspa i capelli e i labbri,
come quando si dice qualcosa
che libera la gola,
C’è un ragno lì sul muro,
ad esempio, il TG è senz’audio, oppure
ho mal di denti,
non bevo il caffè
E intanto che si pensa
a una festa che non si farà
qualcuno arriva
cantando in due lingue
– la dualità precoce di gioie maldestre
nell’agile perfezione
di essere bimbi a primavera,
una condensa di favole e favelle,
con un caldo bagnetto all’imbrunire
C’è poi chi pianta semi,
sposta rami,
interra tracce
lì crepitano ancora i bulbi
di un tempo così sereno
da sembrare remoto
C’è un ronzio sott’ombra
nel giorno senza altalene,
un vento salato sulle labbra,
gambe in alto gambe giù
testa in su senza guardare
veloce, per non cadere.

Montedarena
Cicale, da tanto non venivano
a incoraggiare ciarle e buonumori,
gli scoppiettii di frasi, i nasi in su
di lato all’arenile, fianco strada
o più sotto, dove la rena frena
le onde, e si solleva invisto il mare.
Corpi si muovono in file spaiate,
dune spostate da voci e odori
tra vani di luci ombre sonore e tacchi,
il fruscio rosso dei taxi,
l’ingresso a tutto campo
verso un buio corale,
dove i pini marittimi
confondono per canto
il conto alla rovescia
di invisibili cicale.


ALBA GNAZI vive nella provincia di Roma, dove svolge la professione di insegnante. Ha visto pubblicate due raccolte poetiche (Luccicanze, Cicorivolta 2015 e Verdemare, Cronologia inversa di un andare, La Vita Felice 2018) e diverse poesie e racconti in riviste, antologie, siti letterari.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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