Formicaleone

Monologhi della Manifattura di Giorgia Meriggi

Non è questa la casa di cura, signorina Pesce Rosso. Lo stabilimento per l’Evaporazione è dall’altra parte della strada: questa è la Manifattura di Conserve. E lei non dovrebbe restare qui. Il suo nome suscita l’interesse degli addetti alla mattanza. Sarebbe un delitto se il mondo dovesse rinunciare alle sue fantasie floreali. In cambio di cosa, poi. Di una certa quantità di carne in gelatina? Non le pare del tutto risibile?

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Vedo che ha introdotto una nuova specie sulla sua sottana: il fringuello delle Galapagos. Tra le orchidee e i lilium, signora Duise, ecco spuntare un uccello, dunque, preso nell’istante che precede il volo. Non un primate, e nemmeno un pesce, ma – secondo le scoperte più recenti – il diretto discendente dei dinosauri! Nella fattispecie, proprio nell’esemplare del fringuello delle Galapagos. Che, insieme ai pesci ciclidi dei grandi laghi africani, costituisce uno dei casi più studiati di radiazione adattativa. Ma, signora Duise, lei, come prima di lei Darwin, continua a dare prova di scarsa preparazione scientifica, e di spirito per lo più dilettantistico. In definitiva, mostra una scarsa predisposizione all’accuratezza necessaria alla buona riuscita degli accostamenti. Come se: la teoria dell’evoluzione per selezione naturale non fosse che un’estensione alla biologia del principio del laissez-faire economico di Adam Smith. Ecco spiegata la ragione per cui ama i mercati delle pulci. E, per spirito di emulazione proiettiva, il luna park radioattivo di Pripyat.

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L’hanno creata apposta per rompersi e non durare. Io, dal canto mio, posso contare su svariati pezzi di ricambio. E sull’entusiasmo messianico del Direttore della Manifattura. Lei, signorina Pesce Rosso, ha troppa fiducia nei suoi motivi geometrici. Che, poi, li ha scambiati con quell’altra. Presto o tardi si renderà conto che le ragioni dei poligoni non sono sufficienti a evitare l’estinzione. E le sue visite immaginarie al luna park radioattivo di Prypiat, prima o poi, la condurranno davanti alla porta arancione dell’Ambulatorio Z, quello riservato all’eviscerazione.

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Hanno fatto dei motivi ornamentali una ragion d’essere più che dell’apparire: una metafisica del decoro! La vita, la morte, Dio, tutto ridotto al principio del gradevole. In ultima analisi, un petalo qua, un viluppo là, un ragionevole equilibrio fra vuoti e pieni, la scelta della tinta eccetera. Ma il dualismo apparente fra motivi floreali/motivi geometrici, la speculazione contro o a favore gli uni degli altri, non è che un paralogismo ozioso. La vite rossa, la palma, il colibrì, le carpe koi versus ottagoni, cubi, punti, linee e superfici. Che colossale stupidaggine. Non si tratta che del trionfo della carta da parati sulla nuda verità dei muri. In ultima analisi, il solito ronfare pomeridiano intorno alla porcellana dei servizi da tè.


GIORGIA MERIGGI è nata nel 1966 a Milano, dove si è laureata in Filosofia con una tesi dal titolo Corpo, ragione, passioni nei romanzi libertini di D.A.F. de Sade. Con Stampa Alternativa ha pubblicato nel 2012 Comizi d’amore. Manuale di diseducazione sessuale, insieme a Paolo Pedote. Nel 2017 ha pubblicato per Marco Saya editore, nella collana Sottotraccia, il suo primo libro di versi, Riparare il viola. Una traduzione di alcune sue poesie in spagnolo è apparsa nel volume Di poesia e di psicoanalisi. L’indicibile sottratto al nulla, a cura di Eva Gerace, Città del Sole Edizioni, 2018.

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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