Formicaleone

Tre poesie di Mauro Fabi

Che la radice non affonda non surge verso l’albero
e che l’albero non ha fronde né rami
che i bambini possono spezzare per costruire un arco
o all’uopo una fionda
(ma questo in tempi passati oggi a nessun bimbo
viene in mente di costruirsi un’arma così rudimentale),
che tutto il tempo, passato presente e futuro,
converge in un solo punto
e che questo punto riluce di assenze e di abbandoni
una gora di detriti sentimentali
che l’astrofisica non spiega poiché sopportiamo
che esista l’invisibile, il colore che non vediamo
il suono che non udiamo
giammai che l’amore non esista
e che tutto si riduca a questa pantomima scandalosa
degli abbracci e del continuo collasso di stelle
con relativa disintegrazione di sistemi solari
intere galassie forse, e noi:
e noi “siamo coinvolti “,
noi stabiliamo il giorno del silenzio,
in un’età in cui tutto dovrebbe essere silenzio,
preghiera forse ma senza chiedere
la salvezza di nessuno senza caricare qualcuno
dell’incombenza di salvarsi,
senza scaricarsi del terrore
di poterlo salvare.

Hai mai posseduto qualcosa? Una casa
un figlio una donna giammai e nemmeno
un angolo di terra feconda una macchina
che non si guastasse,
un sogno che altro non avesse già sognato
mille e mille volte con più fervore
più fantascienza
più vividezza nel risveglio.
Per dire: i risvegli. Hai mai posseduto
un risveglio che non fosse una perdita?
Un rigirarsi nel letto
quasi trattarsi di un’ultima spiaggia
o l’odore smarrito di donna
rimasto appeso all’ultimo incubo;
hai mai posseduto il tuo corpo?
Il tuo corpo di fango e sputacchi,
tenuto insieme alla buona
e dalle febbri di maggio,
le più sconsolanti, quando fuori
è già torrido
e dentro si gela.
E se qualcuno o qualcosa voleva
essere tuo
tu lo hai scacciato deriso
pregandolo di non andare via mai.

Tutti quei vecchi giornali,
quei giornali ormai vecchi
che hai accumulato lì dentro il comodino,
non possiamo buttarli?
Certo possiamo –
possiamo gettare via tutto quello che parla di me
delle inutili sconvenienti cose che ho scritto
quando mi andava di scrivere.
Anche i romanzi e le raccolte di poesie
che mi hanno stampato impilati
nel ripiano basso della libreria
e persino quelli che ho solo pensato
che sono molti di più – buttiamoli via.
E in tutti questi anni che sono passati
possiamo scaraventare le cicogne
nel fosso e dare fuoco
ai loro nidi sul tetto
della nostra casa mai nata
sul limitare del fiume
ai confini del bosco.


MAURO FABI è nato a Roma nel 1959. È giornalista e ha collaborato con L’Unità e Le Monde Diplomatique. Dirige il magazine culturale Via Po del quotidiano nazionale Conquiste del lavoro. Ha pubblicato i romanzi La meta di Luan (Mursia, 2000) e Il pontile (Nottetempo, 2006), e le raccolte in versi Il motore di vetro (Palomar, 2004) e Fiori in pericolo (Avagliano, 2007) . Altre due raccolte poetiche sono uscite in Francia nel 2010 e nel 2012, rispettivamente con i titoli Le domaine des morts e Tous ces gens qui meurent.

(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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