Formicaleone

Poesie dalla quarantena di Iole Cianciosi

Soffia nei guanti
accartocciati aria
calda e fresca
– respiro di festa –
e non curarti dei
fraintendimenti.
Attento a dove metti
le mani a quello che
tocchi
a chi ami.
La grazia leggera che
ti appartiene,
diventa carezza
pensiero lontano
che solamente sfiora
e non ha presa
allarmante.
Impariamo a sentirci
con gli occhi
ad amarci di lontani
innamoramenti.
Altrimenti, in questa
deturpata Era,
vediamoci in galera.

Un passo con la gamba
destra
un altro con la
sinistra.
Mi si slaccia una
scarpa
improvvisamente s’inarca un
lembo della sciarpa.
Sciagura manifesta
in mezzo alla strada
desolata e non più
a festa.
Questa quarantena
disperata.

Tu davanti
io dietro
camminiamo a mezzo metro
e penso che mai
siamo stati così lontani
essendo così vicini.
Ti parlo ad alta voce.
Una chiesa,
mi faccio il segno della croce.
Mi dici che hai detto
ti dico, mai parlato.
Ho visto un gesto,
la mano di lato,
rincalzi.
Vedo dei piedi scalzi,
guardo le imposte chiuse,
i tetti storti.
Non dicevo a te,
parlavo con i morti.

Cinguetta la cinciallegra
e il corvo gracchia
sul far della sera
quando cirri maestosi
travolgono il cielo
e ognuno cammina
da solo.
Danza un bambino con la sua
bicicletta
la cinge come una sposa,
amata prediletta.
Si infrangono onde su una
banchina deserta,
galleggia una rosa.
Attento a non abbracciarmi
sfiorami solo coi guanti
pesanti rintocchi
di sole campane
sovrastano un cielo
di rosa e d’ottone.

Ognuno sta
sul suo pezzo di
strada.
Ognuno distante
sul marciapiede di fronte.
Chi legge
chi guarda lontano
chi pensa se mai finirà.
Procedono lente
le file del pane
lucertole sghembe
a cui hanno tagliato la coda.
Danzano alle luci del
primo mattino:
coreografie preparate di
fretta
provate solo una volta
riuscite a metà.

(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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