Formicaleone

Madri, il libro in cammino sulle tracce di Pietro da Talada

Per me non è mai stato troppo difficile immaginare storie

Cosa spinge un uomo, un professore universitario, a decidere di partire in completa solitudine e mettersi sulle tracce di un artista ,vissuto alla metà del Quattrocento, della cui esistenza non si conoscono che pochi elementi? C’è soltanto la curiosità di scoprire le vicissitudini e la grandezza del maestro Pietro da Talada, autore di splendide Madonne con bambino, o i motivi che stanno dietro a questo viaggio sono altri? Inizia con queste domande il bel libro di Oreste Verrini, edito Fusta Editore nel 2019 e intitolato Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l’Appennino tosco-emiliano e prosegue a passo lieve, proprio come una lunga e silenziosa camminata, con tutte le pause, le distrazioni  le incertezze,  le riflessioni e le illuminazioni che incombono durante il percorso.

Per quanto cerchi di muovermi in silenzio c’è sempre un piccolo rametto che schiocca rompendosi appena appoggio il piede . Eppure bastano pochi passi perchè la situazione cambi radicalmente ; il legno diventa così marcio da creare un pantano d’acqua, segatura e residui vegetali. 

Il viaggio che Verrini compie tra le strade e i sentieri di alcuni paesi dell’Appennino Tosco-Emiliano, prende il via nel cuore dell’autunno e lo sguardo dello scrittore intercetta sin dal principio, affacciato al finestrino della corriera semivuota, peculiarità e piccoli riti che caratterizzano la vita dei paesi di montagna. Spopolamento, trasporti e servizi che scarseggiano, isolamento, piazze deserte e minuscoli bar dove il tempo sembra essersi fermato: tutte brevi narrazioni queste, che l’autore riporta con autenticità e delicatezza, insieme a impressioni ponderate seppur lampanti, fuori da ogni retorica. In quei luoghi, molti secoli prima, è passato Pietro da Talada: questo Verrini lo sa, lo ripete e se lo ripete spesso, mentre attraversa sentieri e si arrampica su pendii scoscesi, non senza trascorrere momenti di stanchezza e di scoraggiamento.  Il nostro è un camminatore di razza, che già in passato ha attraversato e raccontato diverse zone del territorio appenninico tosco-emiliano, della Garfagnana e della Lunigiana, luoghi che conosce bene, nei quali vive o si reca di frequente, luoghi che non si stanca mai di conoscere e riconoscere.

Il bosco è vivo seppur io non veda animali o non senta rumori. Scruta i miei passi, controlla i miei gesti, trattiene il respiro come un osservatore. Un osservatore nascosto per non farsi scoprire.

Madri è un libro di e in cammino, che si muove sulle orme di un pittore la cui vita è avvolta ancora parzialmente nel mistero, motivazione che forse ha spinto Verrini a interessarsene con più attenzione. Vissuto nella seconda metà del 1400, di Pietro da Talada non resta che una firma apposta su un quadro ora conservato a Lucca, nei locali del Museo Nazionale di Villa Guinigi.  Quando ancora non si conosceva la sua identità, le sue opere erano riconosciute come quelle dell’ignoto maestro di Borsigliana, piccolo borgo della Garfagnana all’interno della cui chiesa è conservato un trittico realizzato dal pittore. Curioso è il fatto che, pur essendo Pietro nato a Talada nel versante emiliano dell’Appennino, il pittore abbia lasciato tracce della sua opera solo sul versante toscano, disseminando  minuscoli paesi della sua grandiosa testimonianza artistica.  Le “madri” di pinte da Pietro che Verrini andrà personalmente a vedere lungo il suo viaggio, sembrano possedere per lo scrittore uno sguardo premonitore, velato quasi di una tristezza profetica. Appaiono mature, non sprovvedute, consapevoli del futuro che attenderà il bambino che cingono tra le braccia, dunque incapaci di abbandonarsi completamente alla gioia ma al contrario sempre accorte. L’ interpretazione di Verrini si arricchisce di suggestioni man mano che il cammino procede, i suoi sono brevi incanti che si materializzano lungo il percorso e che trovano un senso tra una tappa e un incontro.

Vedo Pietro come fossi tornato indietro nel tempo, lo scorgo passare proprio nella strada davanti a dove riposo. Il suo passo è risoluto , deciso, il suo sguardo cupo con una profonda vena di tristezza. 

Attraversare le strade calcate da Pietro da Talada  è una scelta che Verrini compie anche grazie agli studi specifici già pubblicati da Normanna Albertini, autrice del libro “Pietro da Talada: un pittore del 1400” edito da Garfagnana Editrice e il romanzo “Pietro dei colori” uscito nel 2016 per l’editore Tra le righe; la Albertini, attenta studiosa di questo “pittore degli umili” com’è stato più volte definito Pietro, ha rappresentato per lo scrittore, non solo idealmente, un’ulteriore guida per la sua ricerca.  Ricerca e cammino si intersecano in questo libro come fossero l’una la prosecuzione dell’altro ,senza la pretesa di dimostrare niente di irreversibile, ma con l’unico intento, nemmeno tanto esibito per fortuna, di mantenere sempre acceso il lume della curiosità, dell’interesse autentico per una causa. Come ogni libro in cammino inoltre, anche Madri riesce ad aprire un varco tra il mondo di fuori e quello di chi legge, perchè se chi cammina ha il suo sentiero dinanzi da percorrere e interpretare,  chi legge ne sperimenta lo sguardo e se ne lascia ispirare, soprattutto nei momenti di apparente vuoto o di incertezza, quando emerge lo spaesamento del camminatore. Spaesamento che inevitabilmente porta al dialogo con se stessi, con i propri pensieri e i propri limiti,  dando luogo all’esperienza esistenziale forse più importante, quella che ci restituisce alla dimensione del nostro tempo e dunque della nostra vita.

(In copertina: foto di Iole Cianciosi)

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